Per me si va nella città dolente…

Terminate le discussioni trattate nel II canto, il viaggio sta per cominciare. I due poeti si trovano di fronte un‘enorme porta grande e tetra, su cui sono incise alcune scure parole: „Per me si va nella citta dolente, / per me si va nell‘etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente. / Giustizia mosse il mio alto fattore; / fecemi la divina podestate, / la somma sapienza e ‚l primo amore. / Dinanzi a me non fuor cose create / se non etterne, e io etterna duro. / Lasciate ogne speranza, voi ch‘intrate.“ (versi 1 – 9). Virgilio dice chiaramente a Dante di tenersi pronto, poiché qui si trovano all‘ingresso del luogo di cui gli aveva parlato poco prima, dove sono confinati coloro che sono condannati alla sofferenza. In questo istante i due viaggiatori hanno davanti il più grande ostacolo: l‘inizio del viaggio all‘interno dell‘Inferno effettivo. Il poeta f iorentino, toccato dalla sofferenza che si avverte nell‘aria, inizia a piangere e si duole per quel dolore che cosparge il luogo in cui si trova. Si sentono urla, lamenti, gemiti e parole di tristezza, per cui il protagonista chiede alla sua guida se consosca coloro dai quali provengono questi rumori. Virgilio gli spiega che quei versi sono emessi da persone che in vita non furono né degne di lode né colpevoli di guai; sostanzialmente da uomini e donne che in vita non presero decisioni per evitarne le conseguenze ma perdendo anche la possibilità di guadagnarci e, per contrappasso, ne subiscono la pena adeguata. Inoltre, insieme a loro sono condannat i tutti gli angeli del Paradiso i quali, durante la ribellione di Lucifero, decisero di non unirsi a lui nell‘impresa malvagia, ma non rinnovarono nemmeno la loro fedeltà a Dio, decidendo di rimanere in disparte per evitare di sbagliare. Ora tutti loro sono condannati lì e scontano una pena assai cruenta, che consiste nell‘inseguire un‘insegna che velocemente si sposta per tutta l‘area in cui sono confinati, mentre loro sono totalmente nudi e con il volto coperto di ferite causate da vespe e mosconi; dalle ferite fuoriesce il sangue che, misto alle lacrime di sofferenza, cade a terra e nutre i vermi. Questi spiriti, a causa della loro condizione di rifiuto destinato a nutrire i vermi, provano invidia nei confronti delle altre anime che sono all‘interno dell‘Inferno vero e proprio perché, per colpa del loro comportamento, non sono desiderati né dai dannati né dai beati, ma costretti a stare in una zona chiamata Antiferno posta fuori dal primo dei regni ultramondani. Proseguendo, Dante si accorge che le anime si dirigono velocemente verso un fiume che Virgilio gli svelerà essere l‘Acheronte, uno dei fiumi dell‘Oltretomba della cultura classica, il cui traghettatore e guardiano ha nome Caronte e si occupa di far passare oltre il fiume attraverso una zattera tutti coloro degni di ricevere una pena. Caronte è un demone e come tale si comporta in maniera violenta nei confronti delle anime che deve far passare, ricordando loro di non sperare di uscire da quel luogo perché non potrà mai accadere. Dante stesso viene rimproverato, perché, essendo mortale, non ha diritto di accedere in quel luogo, ma Virgilio con una celeberrima espressione farà sì di permettere al suo protetto di passare oltre: „… Caron, non ti crucciare: / vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare“. A un certo punto accade qualcosa di inaspettato: un lampo illumina di luce rossa il cielo scuro, la terra trema e il protagonista sviene. Quanto visto in questo canto è il frutto della gravità della condizione di colui che non sa decidere. L‘ignavia è un peccato tra i più terribili in cui l‘uomo possa cadere. Il solo modo per evitare di ristagnare all‘interno di una condizione di difficoltà è quello di prendere una decisione, senza sperare che il tempo possa sistemare tutto, poiché quasi mai è così. Allora, ogni tanto, proviamo a valutare seriamente l‘idea di prendere in considerazione certe situazioni, perché è facile sbagliare a decidersi, ma è molto più facile perdere un‘occasione giusta per non aver deciso quando ne avevamo l‘opportunità.

Natalino Pistilli 

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