Quest’oggi mi sento trasportato da una nuova forza. Ho abbandonato il torpore di questi ultimi giorni se non settimane che mi avevano lasciato, calmo, distaccato. Forse in quei giorni mi sono immaginato affacciato ad una finestra, con lo sguardo imperturbabile, forse a volte distratto nell’osservare quello che scorre davanti. Forse poco reattivo, forse riflessivo, forse li appoggiato su un davanzale nell’attesa di essere chiamato. Chiamato da chi? Non lo so. Forse solo la volontà di poter vedere quello che succede nel mondo, tutto da quella finestra. Una piccola finestra dalle ampie vedute. Un gruppo di ragazzi giocano, non so bene a cosa, ma sembrano divertirsi. Più avanti altre persone sono in prossimità di un bar, altri sembrano discutere animatamente. Non riesco a distinguere le voci, ma sembra quasi chiaro che l’argomento della conversazione siano gli ultimi sviluppi politici. Un signore in disparte sfoglia lentamente un quotidiano, dall’espressione sembra un po’ contrariato. Adesso il suo volto diventa cupo, sempre più contrariato. Ha cominciato a sfogliare le pagine del giornale ad un ritmo incessante. Non credo che abbia il tempo neanche di soffermarsi sui titoli di pagina, talmente è preso dalla foga di finire la lettura, o dalla voglia di cercare una risposta che forse non può trovare in quelle pagine. Un ciclista cattura adesso la mia attenzione, attraversa tutta la piazza in solitaria, portamento e pedalata impeccabili. Quasi al rallentatore, forse in souplesse, forse immaginando una sfilata. Una sfilata di fronte ad un pubblico forse un po’ avaro di calore. Poco dietro due motociclisti, vestiti di tutto punto da far concorrenza al ciclista. Procedono ad una velocità quasi statica, osservano tutto quanto li circonda. Non sono di zona, sembrano venire da lontano. Poco più giù un ragazzino corre all’impazzata, d’un tratto un sussulto nella corsa e finisce rovinosamente a terra. Osservo, vorrei intervenire, ma non ne ho semplicemente il tempo. Il ragazzino sembra di gomma, fortunatamente dopo qualche lungo attimo si rialza e prova a camminare veloce, anzi sta già correndo nuovamente. Lontano, dietro una vetrata, intravedo persone intente ad allenarsi, vicine e separate al tempo stesso. Ognuno ha davanti a sé una piccola finestra. Non so cosa stia accadendo, o forse lo immagino, lo immagino fin troppo bene. Il tempo passa scandito dalla lancetta di un orologio che avanza. Un secondo alla volta, imperturbabile degli eventi. Ad un tratto un fascio di luce attraversa la piazza, le persone sembrano sbiadite. Forse non vedo più bene, eppure attimo dopo attimo ho l’impressione di vedere i contorni sempre più sfumati. Ancora di più. Cosa mi sta succedendo? Sono io che non vedo più bene? Non so cosa pensare, la sicurezza e la curiosità nell’osservare ciò che avevo intorno sembrano mettersi da parte. Da parte in attesa di capire meglio la situazione. Forse è una luce accecante che ha colpito i miei occhi? Non so. È troppo strano. Come se tutte le persone che sono nella piazza, piano piano, ad una ad una si smaterializzano. Cerco di osservare gli altri rimasti con più attenzione. È come se molti di loro cercassero di mettersi in contatto con me. Uno ad uno sembrano avvicinarsi alla mia finestra. Vogliono notif icare qualcosa, ne sono sicuro. Un dubbio atroce percorre la mia mente. E se sia tutto vero? Mi metto a correre, scendo in piazza. Adesso è tutto deserto. Alzo lo sguardo un po’ più su e ritrovo tutti chiusi e protetti dietro la loro finestra. Adesso riesco a vedere molte finestre, tantissime. Dietro ad ogni finestra c’è uno di loro. O meglio uno di noi. Già, forse è tutto vero, forse è tutto parallelamente virtuale. E voi avete capito di che f inestre si tratta? Però, nonostante tutto ti ho vista lì dietro, un po’ nascosta e questo mi ha un po’ rasserenato.
Antonio Moroni