Cinquant’anni sulla scena (terza puntata)
Dialetto e non solo
Ogni occasione era buona, nella sala delle Acli di Piazza Ninfina, per creare spettacoli, divertirci e far divertire. Per la festa della Befana, nel 1976, viene organizzato uno spettacolo che comprende musica, canzoni ed una mia farsa dialettale dal titolo “I Tempi de mo”, avente per tema la vita coniugale e l’aumento della benzina, problemi che portano la famiglia ad un continuo esasperante sforzo per vivere ,quanto meno, dignitosamente. L’attualità del tema e la capacità di recitazione degli “attori” creano immediatamente, anzi alimentano ancor più, quell’osmosi necessaria tra pubblico e attori, facendo, della farsa, il punto cruciale di tutto lo spettacolo.

In una foto dell’epoca, che ripropongo per l’occasione, troviamo protagonisti, da sinistra, il carissimo compianto Luigi Silvi, Rosaria Ducci, Guido Bernardi, Mena Balestra, Angelo Gattamelata, Gino Ricci, Giuliana Zerilli, Roberto Bernardi, Cristina Ricci, Girolamo Balestra, me “capelluto”, Patrizia Gionfriddo; in braccio a Girolamo Sandro Cicinelli di appena 5 anni.

Sempre nel 1976, viene svolta una scelta determinante: per un attimo viene abbandonato il dialetto e, quasi per una sfida di noi tutti, ci si cimenterà con il teatro di Pirandello. Affronto la regia di due atti unici : “Cecè” e “L’imbecille”. Lo stesso lavoro verrà replicato anche nel 1982. Abbiamo, per l’occasione, poca documentazione fotografica, ma da questa si nota un’eleganza particolare intonata alla moda dell’era pirandelliana e una particolare proprietà recitativa di Luigi Silvi, Rosaria Ducci, Augusto Del Ferraro, Girolamo Balestra e Mena Balestra.
Come ho avuto occasione di accennare all’inizio di questa opportunità offertami dal “Corace”, la grande passione per il teatro mi ha portato non solo a scrivere commedie e creare il Gruppo de “Gli Amici del Teatro”, ma a far convergere a Cori molte Compagnie Teatrali, provenienti da più regioni d’Italia, conosciute per la mia Presidenza Provinciale alla F.I.T.A., Federazione Italiana Teatro Amatoriale, incarico avuto per dodici anni. Ho organizzato, quindi, 23 stagioni teatrali a Cori, ospitando al Teatro Comunale più di 150 Gruppi di Teatro. Qui, apro una parentesi che ha riguardato più l’organizzazione di tali eventi, non per disapprovare l’operato delle amministrazioni succedutesi, ma per rimarcare le tante difficoltà superate esclusivamente per la mia passione per il teatro.

Il teatro “Luigi Pistilli”, attualmente, è un fiore all’occhiello dell’amministrazione , in quanto è stato ristrutturato completamente, ma tale aspetto è ancor più apprezzato da chi, come me, ha trascorso più di un ventennio in una struttura che niente aveva a che vedere con una sala teatrale. Intanto il palco, così improvvidamente chiamato, si presentava con tre lati smussati, affatto funzionali; la tenda del sipario si apriva, assurdamente, dai due lati estremi, per cui, erano necessarie due persone, una da un lato e una dall’altro, che dovevano sintonizzarsi perfettamente per aprire e chiudere quella specie di sipario. Per non parlare di un “impianto luci ed amplificazione” pressoché inesistente e affatto degno di tale denominazione, nonché delle “poltrone” costituite da sedie di plastica, tuttora ancora in giro, comprate dello stesso colore dopo tante richieste fatte a chi di dovere. Ma l’assurdo era che tali poltrone, per costituire una fila, dovevano essere legate tra loro. Pazientemente, ad ogni rappresentazione, prima di tutto dovevo ricercare dove erano posizionate queste, visto che erano adibite per altri eventi in Chiesa, in Comune, nel Palazzetto Luciani, nel Museo. Una volta radunate nel teatro, le legavo con appositi legacci di plastica. La speranza era che, una volta legate, potessero restare così per lo spettacolo successivo; niente da fare, puntualmente venivano slegate e portate altrove. Ciò avveniva per ogni spettacolo, lascio quindi immaginare quante volte ero costretto ad agire così per l’intera rassegna e per oltre venti anni.
La mia più grande soddisfazione, però, era la sala sempre gremita di persone che apprezzavano tali sforzi, finalizzati tutti a comunicare la grande passione per il teatro. In una di queste stagioni, la terza, ci proponemmo, quindi, con i testi di Pirandello sopra citati, oltre ad avere, come ospiti il “Gruppo Artistico Culturale di Sabaudia” che interpretò “l’Avaro” di Moliere, “don Raffaele il trombone” di Peppino De Filippo recitato dal “Piccolo Teatro di Gaeta” e ”La terra Promessa” del “Gruppo Domusculta” di Borgo Podgora. Gli “Amici del Teatro” perseguivano, così, con vero entusiasmo, i propri obiettivi contando esclusivamente sui propri mezzi, sia logistici che finanziari, ma soprattutto instaurando un rapporto diretto con il pubblico, che già da allora dimostrava di apprezzare tutti i nostri sforzi per questa nobilissima arte chiamata Teatro.
Tonino Cicinelli
Regista e direttore della Compagnia