C’era una volta la lotta di classe

La sinistra non presidia più il conflitto sociale

Faccio una premessa. Il tema è talmente complicato che non si può sperare di risolverlo in poche righe di giornale. Tuttavia vediamo che ne esce fuori. Qualche anno fa, a Giulianello, in occasione di una rassegna estiva organizzata dal Movimento per l’autonomia di Giulianello, l’unica entità ancora viva e operante nel deserto politico del nostro comune, fu invitato Ascanio Celestini, l’attore e affabulatore romano dallo spirito e dal fisico elfico. Mentre recita e sommerge gli spettatori con il profluvio delle sue parole sembra uscito da un romanzo di Tolkien. Ricordo ancora con piacere la sorpresa del pubblico quando Ascanio, impersonando la figura di un magnate del capitalismo moderno, cominciò a parlare della lotta di classe, interloquendo con il pubblico.

Berlinguer davanti ai cancelli Fiat. Occupazione del 1980.

“Sapete chi sono io? Io sono il vostro nemico, quello contro il quale per oltre un secolo voi avete lottato, con il vostro linguaggio, operai, padroni, oppressi, oppressori, subalterni, lotta di classe eccetera eccetera e ad un certo punto quel linguaggio voi lo avete abbandonato. Vi siete fermati, vi siete, avete pensato che ormai era finita. E invece no. Perché proprio nel momento in cui voi vi siete fermat i, quella lotta l’abbiamo cominciata noi, con il vostro linguaggio, con odio maggiore di quello che ci avete messo voi. Solo che noi siamo andati f ino in fondo, non ci siamo fermati. Abbiamo vinto, abbiamo. Abbiamo vinto noi, perché adesso noi siamo più ricchi e voi siete più poveri. Voi consumate tutto quello che noi vi imponiamo di consumare, voi lo consumate, vi impoverite e noi ci arricchiamo. Bei stronzi che siete stati, ma noi ringraziamo la vostra stupidità, perché ne usciamo trionfatori”. Con questo fantastico e straniante monologo Ascanio Celestini non faceva altro che ripetere le parole di Warren Buffet, il magnate americano che qualche anno fa dichiarò dinanzi a milioni di telespettatori: “La lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi ricchi”. È convinzione ormai comune, di sociologi, economisti, storici che si viva ormai in un’epoca in cui la lotta di classe è finita poiché attualmente tutto il funzionamento dei paesi occidentali e dei paesi che a quel modello si ispirano tende ad ottimizzare i profitti degli imprenditori e a limare il più possibile le garanzie sociali e la redistribuzione. Il fatto è talmente evidente che anche i partit i che si credono di sinistra sono indifesi di fronte a questo e seguono la corrente. “L’attuale periodo storico, dice Alessandro Barbero, è caratterizzato dalla mancanza di una degna opposizione ai meccanismi produttivi del sistema capitalistico e impregnato di un tacito consenso politico agli squilibri sociali ed economici che esso partorisce”. Cosicché il contrasto tra oppressori ed oppressi, quello che secondo Marx era stato il motore della storia, sembra oggi latente, quasi svanito. Eppure le disuguaglianze sono tutt’altro che abolite se dal 2008 al 2022 in Italia, la povertà assoluta, ossia il numero di persone che non riescono a nutrirsi, scaldarsi e vestirsi in modo adeguato è passata da 2, 5 a 6 milioni di persone. Perché dunque è morta la lotta di classe? Si tendono a dare una serie di spiegazioni da parte degli studiosi. La mancata conoscenza generale degli squilibri e delle disuguaglianze a cui il sistema capitalistico va incontro. L’illusione di un benessere diffuso che porta a non rischiare e sperare di poter giungere alla condizione di maggior favore. La passiva accettazione psicologica delle definizioni sociali messe a punto dai gruppi egemoni, sono alcune delle spiegazioni. Io ne aggiungo una mia, che si vede meglio stando fuori dalla politica. Nel passaggio dai grandi part iti politici di massa, dalla partecipazione attiva alla vita politica, al restringimento della politica attiva a pochi burocrati e politici di professione, la pressione dei bisogni collettivi delle persone e delle masse è venuta meno. Ed allora coloro che praticano la politica hanno abbandonato la funzione pedagogica della stessa, di educazione sociale delle masse, ed hanno capito che la ricchezza si raggiungeva meglio non combattendola o lottando contro di essa, ma standovi al fianco, essendovi contigui e collusi, insomma stando piuttosto dalla parte della ricchezza che dalla parte della povertà o dalla parte di chi aspira a migliorare la propria condizione. Ecco perché sempre più spesso a casa degli uomini di tutti i partiti, e soprattutto negli ultimi tempi anche nei partiti di sinistra si rivengono malloppi derivanti dal maltolto. Perché sono scesi a patti con la ricchezza e con il potere di chi la detiene. Allons enfants…

Tommaso Conti 

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