“Il cinematografo, come i romanzi polizieschi, permette di vivere senza pericolo le emozioni, le passioni e le fantasie destinate, in un’epoca umanitaristica, a dover soccombere all’inibizione.”
Così sentenziava il grande psicoanalista svizzero Carl.Gustav Jung
Come tutti sanno, invece, Freud non amava affatto il cinema e rifiutò nel 1924, un lauto compenso di 100.000 dollari, propostogli da Samuel Goldwin per collaborare alla stesura di copioni incentrati su storie d’amore tra personaggi famosi, a cominciare da “Antonio e Cleopatra”. Lo stesso Freud declinò anche l’offerta di supervisionare la sceneggiatura de “I misteri di un anima”, film divulgativo sulla psicanalisi, diretto da George Wilhelm Pabst e “bacchettò” Karl Abraham, Presidente della Società Psicoanalitica Internazionale ed Hans Sacks che aderirono all’invito. Nonostante i suoi gran rifiuti e grazie “all’invasione” di psicoanalisti (Simmel, Theodor Reich, Rapaport, Hartmann, Rado, Federn….) costretti dopo l’avvento del nazismo, a chiedere asilo negli States, il “verbo” psicoanalitico ben presto si diffuse negli States e fu “saccheggiato” da numerosi produttori e sceneggiatori che, al fianco dei classici “strizzacervelli”, scalcinati, seduttori ed imbroglioni, non mancarono di rappresentare sullo schermo i padri della psicoanalisi. Sigmund Freud é citato in diverse pellicole. Alcuni registi si limitano ad appendere al muro la sua fotografia (“Corridoio della paura”, “Harold e Maude”) c’è chi cita un suo brano (“Diario di una schizofrenica”) o chi (“Transfert pericoloso”) dedica una revisione critica della sua opera: “Quel che Freud ha dimenticato di dirci”. C’è, infine, chi (“Splendore nell’erba”, “David e Lisa” “Il manuale del giovane avvelenatore”) esprime dei sagaci commenti sul fondatore della psicoanalisi.

Al di là dei divertenti e “doverosi” omaggi, Sigmund Freud compare “ufficialmente” in quattro film. Freud passioni segrete, pellicola diretta da John Houston (1962), una sorta di “detective story” e mostra Freud che muove i primi passi all’ombra di Breuer, utilizza il metodo ipnotico (poi abbandonato) e guarisce Cecilia, una paziente isterica, Cecilia che soffre di paralisi alle gambe e d’annebbiamenti della vista. Poi fu la volta di Sherlock Holmes- Soluzione 7%, pellicola diretta da Herbert Ross, nel 1976 e narra dell’improbabile incontro tra Sigmund Freud e il grande investigatore Sherlock Holmes. Il fantasma di Freud fa un’apparizione in Un inguaribile romantico, diretta nel 1983 da Marshall Brickman, una commedia leggera che (interpretato magistralmente da Alec Guinness) appare ad uno psicoanalista, innamorato della sua paziente e gli ricorda che dovrebbe indirizzarla ad un altro analista.

In Sogni d’oro, diretto da Nanni Moretti nel 1981, il regista Michele Apicella (Nanni Morett i), sta girando un film intitolato “La mamma di Freud” Il Padre della psicoanalisi compare mentre detta alla figlia Anna alcuni appunti ed, in una scena successiva, parla al telefono con Jung e gli annuncia che è stato invitato in America per alcune conferenze. In una terza sequenza Freud è per strada con un carretto pieno di libri e vende i suoi scritti più famosi insieme a del torrone e ad una cravatta double-face. Moretti non tradisce il suo stile e per gran parte della narrazione lascia (volutamente) nel dubbio lo spettatore, lasciandogli credere che sta assistendo ad una dissacrante e ironica rilettura del Padre della psicoanalisi ma in realtà le vicende riguardano un folle (Remo Remotti). che crede di essere Sigmund Freud.
Ignazio Senatore
Associazione critici cinematografici e psichi