Il cerchio dei golosi, troppo per essere sazi

Dopo il sonno successivo all‘incontro con Paolo e Francesca, il protagonista deve procedere con la sua guida verso il cerchio dei golosi, coloro che si nutrirono molto più di quanto servisse per essere sazi. Questo VI canto dell‘Inferno, come anche il VI del Purgatorio e il VI del Paradiso, è molto particolare perché tratta, oltre che della vicenda in sé, anche di questioni politiche legate a quel periodo. In particolare, nel VI dell‘Inferno si parla della situazione politica a Firenze, nel VI del Purgatorio della questione politica in Italia e nel VI del Paradiso della condizione politica dell‘intero Impero. Dante, dunque, arriva nel terzo cerchio, dove pioggia, grandine e neve imperversano costantemente e creano a terra una fanghiglia dall‘odore nauseabondo. All‘ingresso trovano Cerbero, il guardiano, un grosso cane a tre teste che cerca di impedire loro il passaggio, f inché Virgilio, dopo aver raccolto una manciata di terra, la getta tra le fauci di quella bestia tanto da riuscire a fermarla. Da qui entra in scena un personaggio abbastanza misterioso su cui non si hanno dati certi circa la sua eventuale esistenza a Firenze; il suo nome è Ciacco. Egli è l‘unico ad alzarsi da terra, dove tutti erano sdraiati a causa della pesante pioggia, per poter parlare coi viaggiatori. Qui lui, oltre a presentarsi, confessa immediatamente la propria colpa, poiché pur sapendo in vita che stesse peccando, purtroppo non rinunciò mai a soddisfare quell‘impulso e dunque ora ne paga le conseguenze. In questo momento Dante si accorge di che legame abbiano le anime dei defunti col mondo dei viventi, infatti, sarà proprio attraverso Ciacco stesso che il Dante personaggio scoprirà della situazione politica prossima di Firenze e del successivo esilio a cui sarà costretto. Qui egli nota come le anime siano in grado di prevedere il futuro prossimo. Ciacco racconta a Dante di come la lotta tra Bianchi e Neri, le due fazioni che si contendono il potere a Firenze, si farà sempre più dura, f ino a che, a causa dell‘intervento di Bonifacio VIII, il potere dei Bianchi verrà minato e i Neri arriveranno a governare punendo tutti coloro che avevano sostenuto i loro nemici, causando conseguentemente l‘esilio di Dante. Infine, il protagonista chiede a Ciacco di sapere se le anime di Farinata, Tegghiaio Aldobrandi, Jacopo Rusticucci, Arrigo e Mosca dei Lamberti (alcuni personaggi famosi al tempo di cui si parlerà anche più avanti) risiedessero nell‘Inferno, scoprendo che fossero state mandate nei livelli più bassi del primo regno. Dopo aver risposto a quest‘ultima domanda, Ciacco chiede a Dante di ricordarsi di lui quando sarà di nuovo tra i viventi, cosicché almeno il ricordo di lui si tenga vivo. Detto ciò, il dannato si sdraiò a terra insieme agli altri. Prima di passare al prossimo cerchio, è importante notare come Dante desideri conoscere se, una volta arrivato il Giudizio Universale, le anime dannate continueranno a soffrire allo stesso modo o se, una volta riunitesi al proprio corpo, la sofferenza che sono costrette ad affrontare possa ammorbidirsi o aumentare, spingendo Virgilio a rammentare al proprio allievo la filosofia aristotelica che vede l‘essere perfetto (composto da corpo e anima) più sensibile a tutto ciò che ha attorno, confermando quindi al poeta fiorentino un aumento di sofferenza per i dannati dopo la fine del mondo. Proseguirono così verso il cerchio di Pluto, il grande nemico. In questo canto è evidente la compassione di Dante nei confronti di Ciacco, una persona considerata da tutti inferiore, misero e che, per farsi riconoscere anche dallo stesso protagonista, ha dovuto usare il soprannome maligno attribuitogli dai suoi concittadini che lo associavano a un maiale. Si fa presente l‘importanza del nome, il quale è per noi segno di riconoscimento, di cui non saremo più degni se della nostra vita ne facciamo un insulto verso Dio e la sua misericordia.

Natalino Pistilli 

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