La fiaccola spenta dell’anarchia

Il caso Cospito e le incongruenze del 41 bis

Diciamocela chiaramente, in tutta franchezza, se voi foste lo Stato, vale a dire quell’ente territoriale sovrano, stanziato in maniera stabile su un territorio sottoposto al governo di un’autorità sovrana, o se foste uno dei servitori di esso, ministri, deputati, magistrati, poliziotti, vedreste di buon occhio l’anarchia, cioè quella dottrina polit ica e sociale che propugna l’abolizione dell’autorità costituita ?

Nel 1898 a Milano, durante la rivolta del pane, il generale Bava Beccaris, su ordine del Re Umberto di Savoia, rivolse i cannoni verso la folla manifestante facendo centinaia di morti e 450 feriti. Il più terribile eccidio della storia dei moti popolari italiani. Bava Beccaris fu insignito con la Croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare di Savoia, proprio da Re Umberto, e morì nel proprio letto a 93 anni. Nel 1900 a Monza, l’anarchico Bresci, vendicò l’orribile misfatto ed altri ancora, uccidendo il Re, “ non ho ucciso il Re, ho ucciso un principio”, dirà al processo. L’anarchico Bresci fu rinchiuso nel carcere di Ventotene, dove trovò la morte l’anno dopo, suicida o suicidato, non si comprende bene. Il cadavere di Bresci sparì, era in carcere, e non si trova nemmeno una croce per andargli a mettere un fiore. Si rinviene ancora solo la sua rivoltella, corpo del reato, che potrete vedere visitando il museo criminologico di Roma, in Via del Gonfalone.

La differenza tra lo spargere il sangue di centinaia di persone per conto dello Stato, ed ucciderne una, sebbene quella più simbolica, contro o Stato. Per non parlare degli anarchici Sacco e Vanzetti, che morirono innocenti sulla sedia elettrica. C’è un pregiudizio storico e anche antropologico nei confronti degli anarchici, che non riconoscono lo Stato e che vorrebbero abolirlo dalle proprie fondamenta costitutive. Non è un caso se l’attentato più destabilizzante della storia della Repubblica Italiana, l’attentato di Piazza Fontana, venne subito attribuito alla matrice anarchica mentre era evidente la matrice neofascista, e se questo errore forzato di attribuzione, cui diedero una mano tutti i corpi dello Stato di allora, contribuì a rendere non punibili tutti i responsabili veri di quell’attentato. La matrice anarchica tende a destabilizzare lo Stato e il potere costituito, quella neofascista tende a rafforzarlo. Alfredo Cospito, il militante anarchico insurrezionalista, condannato a nove anni e cinque mesi di reclusione per la gambizzazione di Roberto Adinolfi, un dirigente della Ansaldo, e a venti anni di reclusione per un attentato del 2006 contro la Scuola Allievi Ufficiali Carabinieri di Fossano, attentato in cui non si sono registrati né morti né feriti, ha compiuto reati gravi. Non ha un atteggiamento simpatico nei confronti dei corpi dello Stato, anzi manifesta in ogni momento in cui gli è consentito atteggiamenti di aperta ostilità contro lo Stato, i giudici che lo giudicano e tutti i suoi rappresentanti. Non si pente, anzi rivendica quello che ha fatto. Tuttavia, mentre le stragi di Capaci, di Via D’ Amelio, della stazione di Bologna, che ebbero un potenziale eversivo e misero in pericolo seriamente la sicurezza dello Stato e della convivenza civile, furono ritenute stragi comuni, non meritevoli dell’applicazione dell’art. 285 codice penale che prevede la punizione dell’attentato alla sicurezza dello Stato, gli attentati compiuti da Cospito, di cui nessuno finora aveva avuto contezza e di cui la stampa si era occupata poco, sono stati ritenuti meritevoli da parte della Corte di Cassazione dell’applicazione dell’art. 285 c.p., e quindi della qualifica di attentato alla sicurezza allo stato. Cosicchè si deve pensare che lo Stato ha ritenuto e ritiene più pericolosi per la propria sicurezza Cospito e la fiaccola ormai spenta dell’anarchia che non la mafia e il fascismo eversivo degli anni ‘70 e ‘80.

Tommaso Conti 

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