Il precedente canto si è concluso quando i due viaggiatori, aggirando la palude Stigia, sono arrivati ai piedi di una torre; da qui riprende la trama nell‘VIII canto. I poeti, però, prima di arrivare alla base della torre, si sono accorti che sulla cima di essa sono apparse due fiaccole accese che sembrano comunicare tra loro suscitando la curiosità di Dante il quale chiede a Virgilio cosa significhi. Il maestro lo invita a guardare verso l‘acqua e a rendersi conto dell‘arrivo di qualcuno. A bordo di una „nave piccioletta“ (v. 15) il protagonista vede arrivare Flegias, un nocchiero che ha il compito di far passare le anime dei dannati da una riva all‘altra del fiume Stige su cui è posto a guardia. Il demone, che si rivolge ai due viaggiatori con parole forti, viene ammonito da Virgilio come accaduto con Caronte e, dopo di ciò, si appresta a far salire sulla propria imbarcazione prima Virgilio e poi Dante; in quel momento il secondo si rende conto di avere un peso diverso dalle anime dei dannat i, poiché la barca con lui a bordo si abbassa notevolmente rispetto la superficie, come non accade con gli spiriti. Mentre che sono in viaggio, un‘anima immersa nella melma della palude inizia una conversazione con il protagonista il quale ne riconosce subito l‘identità: è Filippo Argenti, guelfo nero e nemico politico di Dante. Dopo che il protagonista gli ha augurato con durezza di restare nel fango, colto da un attacco d‘ira, lo spirito si aggrappa con forza all‘imbarcazione con l‘intento di rovesciarla e far cadere il poeta nella palude con lui. Fortunatamente, Virgilio interviene e fa sì che il tentativo di Filippo Argenti fallisca; abbraccia e bacia poi il suo allievo dicendogli che il suo comportamento duro è giustificabile date le circostanze passate, così Dante esprime il deisderio di voler vedere il suo nemico affondare totalmente nella melma prima di proseguire. Virgilio lo accontenta e gli mostra come gli altri dannati, tutti inisieme, si avventino sullo sciagurato e lo portino a fondo nella palude. Sono ormai quasi arrivati presso la città di Dite. La cittadella è descritta come un luogo abitato da un gran numero di peccatori e Dante in lontananza vede le torri rosse e infuocate della città che hanno un‘architettura simile alle moschee islamiche. Dopo essere scesi dalla barca, avvicinandosi Dante si rende conto che le torri di ferro incandescente sono presidiate da molti angeli caduti dopo la ribellione di Lucifero, i quali vogliono impedire a chiunque non sia ancora morto di proseguire. Virgilio propone di parlare con loro in privato, ma loro chiedono che a parlare sia soltanto il poeta latino e dicono a Dante che deve tornare indietro. Chiaramente il protagonista si raccomanda al suo maestro, poiché ha paura di restare da solo, tanto più se deve anche tornare indietro. La sua guida però lo conforta e gli dice di attenderlo un istante e, poco dopo essere andato a parlare con quelle creature, torna da lui furioso, dato che queste hanno negato loro di proseguire barricando la porta. Vedendo il suo maestro nervoso, Dante impaurisce, ma Virgilio lo conforta dicendogli di non preoccuparsi perché sarebbe presto giunto in loro soccorso qualcuno che avrebbe aperto la strada. Anche in questo canto molti sono gli spunti di riflessione, ma per brevità ne metterò in luce solo uno: all‘inizio del canto noi possiamo vedere in maniera più evidente la crescita della consapevolezza di Dante sul fatto di dover imparare a convivere nella diversità. Lui sa di essere vivo e sa che da vivo gli è impossibile infrangere le leggi della fisica, cosa di cui si renderà conto sulla barca di Flegias, ma si trova a dover imparare cosa significhi essere diverso, essere „esule“ in una terra che non lo vuole. La strada è solo all‘inzio, ma la Commedia già da qui sa dare „esperienza“ sulla vita, mettendo in luce situazioni che rimangono sempre attuali.
Natalino Pistilli