I CORBI: Esita sulla punta della penna…

Esita sulla punta della penna l’inchiostro, per formare le parole… l’attimo si sofferma come goccia che rappresenta vita sulla carta.

P. Sante Laurienti introduce così il suo discorso: «…Mentre mi accingo a scrivere le famiglie corane ridurrò al minimo, perché non possiamo soddisfare e nemmeno possiamo causare danni con il nostro calamo. Al contrario, evidenzierò in amplissimo grado ed innalzerò l’onore che potrò reperire…». (S. LAURIENTI, (H.C. Cap. LXXI, c. 72r). Con questa frase seguo il percorso già avviato aggiungendo qualcosa di nuovo, ove possibile. I Corbi potrebbero essere tra le famiglie più antiche, il loro nome ci rammenta quel Corax che in greco significa corvo, considerato da qualche ant ico studioso locale l’animale totemico di Cora. Ma venamo al Laurienti che riporta i fratelli Petrus et Antonius de’ Corbis viventi nel 1500 ( H.C. Cap. LXXI,c.72r).

Dal Protocollo del Notaio M. A. Prence.
A cura di Pasquale Cupiccia.

Inizia la teoria dei nomi: Antonius da Maria Riozzorum ebbe: Francescus, Alexander, Dianora che sposò Lattanzio Turchi, e Vincenza da Francesco Morsa ebbe Alessandro che divenne Archipresbyter Santa Maria Plebis e Franciscus fu: «uomo prudente, di acutissimo ingegno ed aspetto piacevole, umano e ricco di fortuna, non mediocre, pieno di naturale dolcezza e gentilezza, intriso di morale». Sposò Ardelia de’ Galeottis di Valmontone che generò Livius I.U.D ed altri tre figli. Petrus a sua volta, generò: Iacobum notaio, Biannoram sposò un Tomauzzi. Iacobum generò: Pellegrinam sposò un altro Riozzi, Faustina un de’ Melchiorum di Giuliano, Hieronymum si sposò tre volte: con la figlia di Marij Fini di Montefort ino, poi con una de’ Cennamis di Sermoneta, infine a Cori con de’ Tavanellis dalla quale ebbe Mercurium e tre figlie sposate con vari coresi. Laurienti, sibillino, conclude: «Mercurius vive a Cori come fosse un de’ Corborum, ma che qui sono presenti molti de’ Corborum che però non discendono da questi, né sono della progenie de’ Corbis». Dall’elenco ricavo che de’ Corbis s’imparentarono con famiglie importanti e furono autorevoli come priori, consiglieri e sacerdoti. Nel Settecento rilevo Alessandro di Napoleone de’ Corbis perché fu un personaggio interessante e pienamente inserito nella società del tempo. Avviato ai costosi studi ecclesiastici fu promosso al Presbiterato, doveva però possedere il Patrimonio Sagro, che non aveva. Accadde che il fu Nicola Chiari aveva istituito un Legato perpetuo di messe nella Venerabile chiesa della Madonna delle Grazie ereditato dal fratello Capitano Vincenzo figlio di Lorenzo. Da tempo ormai quel Legato non era stato più celebrato e l’anima del defunto doveva essere onorata. Così il giovane Alessandro Corbi nel gennaio del 1737, in mancanza di Patrimonio Sagro, fece richiesta presso il notaio al Capitano Chiari, che si compiacesse di costituirli un fondo valevole per la soddisfazione delle messe dimenticate. Il Chiari accolse benignamente e spontaneamente la richiesta concedendo al giovane Presbitero, un terreno arativo di tre Rubbie –più di cinque ettari- a Cisterna nello Stato del Caetani vicino alle terre delle famiglie coresi Catalli e Porta, con l’obbligo di far messe alla Madonna delle Grazie secondo le feste comandate. Don Alessandro, solerte, provvide, ottenne la carica desiderata e continuò ad essere stimato dai Chiari. Questi erano molto influenti, avevano rapporti di amicizia con Michelangelo Caetani6… Così Don Alessandro divenne parroco della chiesa di S. Maria Assunta di Cisterna. Pian piano, con prudenza e saggezza, acquistò la fiducia del duca, tanto che ne fu quasi “segretario” perché il duca lo inviava in Terra di Lavoro per controllare l’amministrazione dei suoi possedimenti campani; ma tesseva contatti anche con Bassiano, Sermoneta, Cisterna, Cori, Velletri, Napoli e Roma. Pur vivendo a Cisterna non dimenticava Cori, anzi sollecitava rapporti inviando qui gli operai di Cisterna per le luminarie e per montare l’albero della cuccagna alla festa di S. Oliva, mentre da Cori chiamava personale per lavorare a Cisterna. Quando si recava a Roma inviato dai duchi presso i principi Corsini, poiché Teresa Corsini sposò Francesco Caetani, portava con sé anche i numeri raccolti dai conoscenti da giocare al Lotto presso il banco dei Corsini e ritirava le vincite. Della sua opera di “segretario” più che trentennale rimane un notevole carteggio epistolare come contenitore nel quale si struttura la società, tra sprazzi di vita economica, luoghi e fatti da leggere come prodotti sociali di un’epoca in continuo divenire.

Giancarla Sissa 

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