L’angelo e le anime dannate

I due poeti si trovano ora bloccati perché i diavoli posti a guardia della città di Dite hanno chiuso la porta da cui devono passare. In questo IX canto, Virgilio si ritrova a dover tornare dal suo allievo con una triste notizia: sono bloccati lì e devono aspettare… Ma aspettare cosa? Anzi… Aspettare chi? Virgilio è impaziente a causa del fatto che chiunque sia atteso si stia facendo desiderare e, vedendolo così teso, Dante prova a chiedergli se capita mai che qualcuno che risiede nel Limbo scenda fino a lì; per cui il maestro gli svela che, in realtà, egli stesso è già passato per questo luogo un‘altra volta, quando la maga Eritone lo inviò attraverso pratiche negromantiche a recuperare un‘anima nell‘ultimo cerchio dell‘Inferno, dove c‘è anche Giuda Isacriota. Il discorso tra i due viene interrotto dalla comparsa sulla cima di una torre della città delle tre Furie (o Erinni), Megera, Aletto e Tesifone, delle quali Dante fa una descrizione mostruosa. Le terribili creature, con l‘intento di ostacolare i viaggiatori, cercano di evocare Medusa la Gorgone affinché, col suo potere, possa pietrificare Dante e lasciarlo intrappolato per sempre lì. Il poeta latino raccomanda massima attenzione, perché se dovesse comparire Medusa e la si dovesse guardare negli occhi, chiunque lo facesse rimarrebbe per sempre di pietra… Ma accade d‘improvviso qualcosa di miracoloso: colui che Virgilio attendeva è arrivato! Nel trambusto di un forte vento e di un terremoto, a piedi nudi cammina sulle acque dello Stige un Messo celeste, probabilmente un angelo, che viene verso di loro e che, spazzando via tutte le anime dannate dinanzi a lui, arriva davanti alla porta di Dite e con un bastoncino che ha in mano spalanca le porte della città senza alcuna difficoltà con i due poeti che si mettono al suo seguito. Entrati in Dite, Dante, che è curioso di scoprire come sia all‘interno, vede sostanzialmente che la città non racchiude in sé case o edifici, ma solo tombe infuocate nelle quali sono contenute le anime di coloro che sono noti come „eretici“, dunque quelli che non condividono in tutto o in parte alcuni tratti della fede cattolica. Si parlerà infatti nel prossimo canto degli epicurei. In questo canto mi viene da evidenziare quanto essenziale sia stato, oltre che ai fini della trama, anche solo a livello puramente concettuale la continua vicinanza di Dio che nel momento in cui il percorso dei due viaggiatori è stato ostacolato dagli angeli caduti e dalle Furie ha inviato un segno del suo perpetuo sostegno. Ma per quale motivo il Messo celeste si è fatto attendere così a lungo? Mi verrebbe quasi da dire: „Perché era necessario“. Direi ciò in ragione del fatto che ci troviamo il più delle volte a invocare un aiuto dall‘alto anche nelle situazioni più semplici. Non che sia sbagliato farlo; è però sbagliato pretendere una risposta alla nostra chiamata nell‘immediato: primo perché tante volte anche noi uomini ci dimentichiamo quanto sia importante prestare attenzione alla chiamata che Dio ci fa, preferendo ignorare ogni tipo di responsabilità a essa associata, pretendendo però ascolto quando siamo noi a cercare aiuto; secondo perché il compito di un Padre è anche educare i propri figli affinché si rendano conto che, pur avendo sempre un sostegno su cui contare, è giusto provare a mettersi in gioco e a migliorarsi, diventando capaci di adattarsi a ogni situazione che la vita pone davanti a essi. Certe volte fare questo scatto con la propria mente è difficile, anzitutto perché ci aspettiamo che le cose debbano andare come abbiamo deciso noi, senza renderci conto che in realtà anche Cristo prima di risorgere ha aspettato tre giorni… Dunque, prendendo esempio da Gesù, impariamo a lasciare il tempo a Dio perché agisca, mentre ci proponiamo di preparare per lui un punto di partenza da cui potrà aiutarci.

Natalino Pistilli 

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