Filmografia: la Resistenza al femminile
C’è chi afferma che i film sulla Resistenza sono retorici, ideologici e squilibrati da un punto di vista narrativo perché ripropongono i medesimi topos: da un lato la sordida violenza dei nazisti, l’arroganza, la volgarità e la barbarie dei fascisti e dall’altro il coraggio e l’eroismo dei partigiani. Polemiche a parte, citerò alcune pellicole prodotte sul tema. Ne Il partigiano Johnny di Guido Chiesa (2000), tratto dall’omonimo romanzo incompiuto di Beppe Fenoglio, Johnny (Stefano Dionisi), ex ufficiale dell’esercito, colto, dopo l’8 settembre, ritorna ad Alba per arruolarsi tra i partigiani e combattere contro gli oppressori fascisti. Un film, sincero e coraggioso che affida alla voce off di Johnny le amare riflessioni sulla guerra partigiana. Più suggestivi i film declinati al femminile. Libera, amore mio di Mauro Bolognini (1973) ruota intorno a Libera (Claudia Cardinale), figlia di un anarchico al confino ad Ustica.

Coraggiosa, indomita e battagliera, cerca di scuotere le persone che le sono intorno a ribellarsi contro le angherie dei nazifascisti. Invano, il marito prova a tenerla a freno ed a ricordarle che dovrebbe non occuparsi di politica, ma prendersi solo cura dei figli. Spirito ribelle, Libera protesta al cinema contro la propaganda di regime, a scuola urla contro le maestre che inneggiano al fascismo. Bolognini prova a fondere commedia ed impegno civile e ci regala il ritratto di Libera, una donna pulsante dal carattere impulsivo che non indietreggia di fronte a nessun ostacolo. Agnese va a morire di Giuliano Montaldo (1976), mostra, invece, la coraggiosa Agnese (Ingrid Thilin), lavandaia emiliana analfabeta, vedova di un comunista, che divenuta una staffetta partigiana, si fa carico dei riforniment i, sfidando in pieno inverno, neve ed intemperie. Montaldo, la descrive come un’eroina che, impavida, attraversa le linee nemiche e che si prende cura dei partigiani rifugiatisi con lei in montagna. Ne La ragazza di Bube di Luigi Comencini (1963). il più bel film, a mio avviso, sulla Resistenza. Mara (Claudia Cardonale) s’innamora di Bube, un partigiano un po’ rude e dai modi spiccioli, costretto a fuggire all’estero, dopo aver assassinato, per legittima difesa, un uomo in divisa. Ritornato dopo un anno in Italia, è condannato a scontare quattordici anni di carcere. Mara, che avrebbe potuto accettare la corte di Stefano, un bravo ragazzo che le gironzolava intorno, quando comprende che Bube è un uomo solo e che potrà affrontare la lunga detenzione solo contando sul suo appoggio, si “sacrifica” e decide di aspettare la sua scarcerazione. Critiche estetiche a parte, non posso che esprimere una sincera ammirazione per quei registi e sceneggiatori che, con le loro pellicole, hanno contribuito a tenere viva l’attenzione su uno dei periodi più complessi e travagliati della nostra storia e ricordato le gesta di chi, pagando spesso con la propria vita, ha lottato per ristabilire la democrazia nel nostro Paese.
Ignazio Senatore
Sindacato critici cinematografici