Magia ed emozione del teatro (ottava puntata)

Oltre il filone del dialetto

Nel febbraio 1978, dopo aver registrato un piacevole successo con la commedia “Lo maro ‘mmocca”, per un breve periodo abbandono la commedia dialettale, per impegnarmi con dei testi in italiano, anche per saggiare la nostra capacità di raffrontarci con il pubblico, attraverso un testo che travalichi il dialetto. Viene, quindi, messo in scena “L’uomo, la bestia e la virtù”, capolavoro di Luigi Pirandello. La parentesi dedicata al teatro di Pirandello non offusca minimamente l’importanza del dialetto, un patrimonio di notevole ricchezza linguistica, e la lingua delle nostre emozioni è il bene più prezioso.

Non è , qui, il caso di citare nomi famosi di poeti, autori, scrittori che hanno comunicato le loro emozioni in dialetto, riporto, soltanto una frase del grande Nelson Mandela: “parlare a qualcuno in una lingua che comprende, consente di raggiungere il suo cervello, parlargli nella sua lingua madre, significa raggiungere il suo cuore”. Il 18 febbraio 1978 viene affrontata la prima de “L’uomo, la bestia e la virtù”. Gli interpreti pirandelliani sono: Gino Ricci, Rosaria Ducci, Luigi Silvi, Gianni D’Achille, Augusto Del Ferraro, Mena Balestra, Maria Rita Lana, Maria Teresa Luciani, Lucia Ducci e Raffaella Sneider. Un giornalista di allora scrisse: “Gli Amici del Teatro” propongono un testo di tipo tradizionale, certamente più impegnativo; è un’operazione non solo culturale, ma anche sociale e popolare: il teatro, le opere famose di autori illustri, scendono dal piedistallo dorato, cui una società ed una mentalità coerente li avevano relegati e si calano in realtà più spontanee”, ed ancora, un altro giornalista di quel tempo: “un successo meritato per questi giovani attori dilettanti e per l’ideatore e coordinatore del Gruppo, Tonino Cicinelli, un appassionato di teatro che è riuscito, con un lavoro paziente e delicato, a creare a Cori qualcosa di solido, che va al di là di un impegno momentaneo ed emotivo e che fa cultura, una cultura senza aggettivi, genuina”.

Momenti da “L’uomo, la bestia e la virtù” di Pirandello

Facendo tesoro di un noto proverbio che recita: “l’appetito viene mangiando”, soddisfatto del successo avuto, nell’anno successivo, 1979, metto in scena un altro capolavoro di Pirandello: “Il berretto a sonagli”. Interpreti sono: Gino Ricci, Rosaria Ducci, Raffaella Sneider, Gianni D’Achille, Augusto Del Ferraro, Danila Scifoni, Mena Balestra e Maria Teresa Luciani. Faccio riferimento sempre ad un giornalista che, in un suo articolo, così si esprimeva: “tutto esaurito, a Cori, per “Il berretto a sonagli” di Pirandello, portato in scena dalla compagnia “Gli Amici del Teatro”, con la regia di Tonino Cicinelli. La compagnia, dopo un avvio legato al filone squisitamente dialettale, negli ultimi anni ha abbracciato il teatro di Pirandello, dove, pur mantenendo l’impalcatura originale del testo, gli “Amici del Teatro” hanno proposto anche motivi scenici nuovi di notevole effetto. Un salto di qualità, dunque, per il gruppo, attestato dal grande afflusso di pubblico, oltre che dai consensi unanimi di critica che sono venuti”. Queste lusinghiere note di stampa, che conservo gelosamente, mi fanno avventurare, ancora nel 1980, nella messa in scena di un testo francese di George Feydeau, l’ultimo autore interpretato, prima di tornare sul filone dialettale che mi ha dato tante soddisfazioni e che tuttora prediligo, ma di ciò ne parleremo più diffusamente in seguito.

Tonino Cicinelli 
Regista e direttore della Compagnia

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