Da Giovanni Verri alla balbuzie

Il Manzoni segreto a 150 anni dalla morte

Quel ramo del lago di Como… Ei fu. Siccome immobile… Quante volte abbiamo letto e/o imparato a memoria i versi di Alessandro Manzoni. Se Dante Alighieri può essere considerato il padre della lingua italiana, di contro Manzoni può essere considerato il padrino, colui che ha accompagnato la nostra lingua nella crescita dalle origini dantesche alla sua versione più moderna. A pochi anni dall’Unità d’Italia, Manzoni – nella lunga e travagliata gestazione dei Promessi Sposi (ben tre le edizioni del romanzo) – ha donato all’italiano linguistico l’impostazione che tutti oggi conosciamo: sia nella letteratura sia – soprattutto – nel parlato, le disavventure di Renzo, Lucia, Don Abbondio, Don Rodrigo hanno fatto sì che la nostra nazione si riconoscesse in una lingua unica e nazionale, tanto che nelle prime scuole post-unità I promessi sposi venne utilizzato come testo di riferimento per l’istruzione dei nuovi alunni dell’Italia unita. Nel 150esimo anniversario dalla morte del Manzoni, conoscere alcune sfaccettature particolari della sua vita può aiutarci a capire meglio l’autore e la fortuna delle sue opere. Nelle vicende familiari di Alessandro Manzoni la figura del padre Pietro non rivestì mai un ruolo centrale. C’è chi sostiene che il conte ebbe un trattamento fin troppo riguardoso di un figlio che forse non era neanche suo. Già prima del matrimonio, nel rapporto instabile tra Giulia Beccaria – figlia dell’illuminista e letterato Cesare, autore Dei delitti e delle pene – e Pietro Manzoni si era aggiunto un terzo incomodo: Giovanni Verri, fratello minore dei più famosi Pietro e Alessandro (fondatori della rivista letteraria Il Caffè). Che fosse lui il padre biologico dell’autore dei Promessi sposi? La diceria è documentata da diverse fonti, tra cui gli appunti manoscritti di Pietro Custodi, che scrive: Giulia Beccaria, ripugnando a vivere col marito Pietro Manzoni, si era decisa a provocare il divorzio per il fondato motivo di essere egli inabile al matrimonio, per la mancanza de’ testicoli; ma siccome trovavasi gravida, ne fu dissuasa dagli amici […]; onde partorì al marito il figlio non suo, Alessandro […] il vero padre di Alessandro Manzoni fu il cavaliere Giovanni Verri […]. Noi non abbiamo le idee ancora molto chiare, ma per Custodi pare che dubbi non ce ne fossero. Di figli illegittimi ne è pieno il mondo, e qualche scappatella dal letto coniugale era più che comune nella Milano illuminista e libertina dell’Ottocento. Ma è davvero tutto qui? La trama potrebbe infittirsi, roba da far tremare i polsi a uno sceneggiatore di soap opera. Già, perché lo studioso Pier Carlo Masini ha sostenuto che Pietro Verri fosse lo zio e il nonno di Alessandro Manzoni. Proprio così: nonno e zio contemporaneamente. Cerchiamo di fare ordine. Teresa Blasco, moglie di Cesare Beccaria e nonna di Alessandro Manzoni, era una donna affascinante e sensuale, con un debole per le avventure extraconiugali – che non furono poche, visto che contrasse la sifilide e morì ad appena ventitré anni. Tra i tanti amanti che ebbero il piacere di “intrattenersi” con la bella Teresa, come si legge nelle memorie manzoniane di Innocenzo Ratti, fratello di don Giulio Ratti, parroco di Manzoni, vi fu anche Pietro Verri. In più, in una lettera al fratello Alessandro, Verri scrisse: A me pare impossibile che un uomo che lascia intatta una giovane moglie, ne sia innamorato. Ci pensò lui a violarla? Non lo sappiamo per certo, ma è sicuro che Cesare Beccaria si occupò pochissimo della figlia Giulia, mentre il Verri ebbe per la donna più di un occhio di riguardo… Come se non bastasse, oltre alle tante vicissitudini familiari, Manzoni era afflitto da diverse nevrosi: subito dopo il matrimonio, infatti, cominciò a essere perseguitato da attacchi di panico e crisi di nervi. Nel linguaggio medico del tempo tali nevrosi erano chiamate crainte convulsive e comprendevano svenimenti, attacchi di ansia e, a volte, convulsioni. Manzoni cercava di combattere questi mali concedendosi lunghe passeggiate (anche di due ore); peccato però che soffrisse anche di agorafobia e non potesse camminare per strada da solo, tanto che spesso lo accompagnava il figlio maggiore Pietro, o la moglie Enrichetta. Inoltre non riusciva a camminare sul suolo bagnato ed era ossessionato da alcuni rumori, tra cui il cinguettio degli uccelli. Oltre alle tante nevrosi, Manzoni era afflitto da un balbettamento organico e nervoso che non gli permetteva di pronunziare due parole in pubblico. Per la precisione, la sua balbuzie consisteva in una sincope momentanea dell’organo vocale, come afferma lo scrittore Angelo De Gubernatis. Io la parola la vedo; essa è lì; ma non vuole uscirmi dalla bocca – raccontò il Manzoni a un amico. E indovinate chi era balbuziente come Alessandro? Giovanni Verri. Ops! Manzoni è il padre indiscusso del romanzo italiano e una delle voci più autorevoli sulla questione della lingua, eppure si narra che un giorno la sua nipotina gli chiese di essere aiutata con i compiti a casa, ma il risultato non fu dei migliori. La maestra aveva assegnato agli studenti l’analisi logica di un periodo dei Promessi sposi, e la bambina pensò bene di far fare il compito al nonno: poteva esserci persona più indicata? Forse sì, visto che l’insegnante le appioppò un bel cinque. Ma questo a uno come Manzoni lo possiamo anche perdonare.

Tommaso Guernacci

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