Nel 1974 per i grandi sospesi con il fisco, Anna Maria Casati Stampa, fu costretta a vendere la storica villa di famiglia ad Arcore. Prima di trasferirsi in Brasile con il marito, nominò proprio tutore e mediatore Cesare Previti. Questi individuò in Silvio Berlusconi l’acquirente, allora imprenditore edile. La villa stimata per un miliardo e 700 milioni, fu ceduta per 500 milioni in titoli azionari non quotati in borsa, che l’ereditiera non riuscì a far monetizzare, quindi rivenduti a Previti e Berlusconi per 250 milioni. A Marcello dell’Utri venne affidata la meravigliosa biblioteca della villa e al mafioso Vittorio Mangano furono affidate le scuderie. Nella relazione finale della commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica Propaganda 2 (P2) presieduta da Tina Anselmi nel 1984, si legge: “…alcuni operatori (tra cui Berlusconi) trovano appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio…”. La tessera n. 1816, in data di affiliazione 26 gennaio 1978 alla Loggia era di Silvio Berlusconi. Il “maestro venerabile” a capo della P2, Licio Gelli fu condannato per bancarotta fraudolenta e per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, della quale i responsabili furono i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari di estrema destra). Lo stesso Gelli espose pubblicamente le sue idee in una celebre intervista, comparsa sul “Corriere della Sera” nell’autunno 1980, intervistatore un altro affiliato piduista, Maurizio Costanzo. Il Piano di rinascita nazionale della P2, prevedeva la riorganizzazione del sistema politico italiano attraverso il sostegno finanziario a personalità influenti ed affidabili, inclusi i giornalisti dei più importanti quotidiani; ridimensionato il potere del sindacato e prevedeva il varo di una nuova legge sulla stampa. Inoltre nel programma si prevedeva la riforma dell’intero ordinamento giudiziario, che avrebbe sottoposto il Consiglio Superiore della Magistratura al controllo del Parlamento, quindi di fatto sottoposto al potere politico. La possibilità di manipolare l’opinione pubblica attraverso i mass-media aveva un ruolo prevalente. Negli anni ’80 Silvio Berlusconi collegò la regionale Tele Milano ad altre 23 emittenti, avviando le trasmissioni di Canale 5; nell’’83 acquisì da Edilio Rusconi Italia 1, e Rete 4 dalla Mondadori. Facendo pressione sul presidente del Consiglio Andreotti, Craxi riuscì a far approvare un decreto legge che liberalizzava il settore audiovisivo italiano, permettendo ai privati di avere diffusione nazionale, salvando l’impero finanziario della Fininvest. Il livellamento qualitativo tra Tv pubblica e privata era iniziato, a colpi di Auditel, insieme al percorso che avrebbe dovuto condurre alla massificazione culturale secondo i dettami delle leggi di mercato. I canali televisivi dipingevano un mondo in festa ed allegria posticcia, che gli italiani reduci dagli anni di piombo “bevvero” come acqua fresca, la “Milano da bere appunto”. La mercificazione della donna e la bellezza estetica come unica qualità femminile, sembravano essere gli elementi preponderanti all’interno della tv commerciale, andando ad alimentare fino ai giorni nostri, una concezione svilente della donna, già di per sé, impelagata in un tossico persistente patriarcato. Dal 1994 i club di FI si diffusero in tutta Italia. La “mentalità italiana” già alleggerita da qualche anno di tv commerciale, più le deludenti divisioni delle sinistre, favorirono la vittoria di FI nel 2001. Berlusconi quell’anno si presentò a “Porta a porta” con il “contratto con gli italiani” in mano e lo firmò in diretta. Il cammino verso l’impunità attraverso leggi ab personam continuava. Fu depenalizzato il reato di falso in bilancio. Cominciarono gli attacchi alla magistratura, soprattutto riguardo il pool di “Mani Pulite” accusato di aver deviato ai fini politici alcuni processi per colpire esponenti del centro-destra. La legge Cirami, consentì lo spostamento del processo se l’imputato avesse dubitato dell’imparzialità della corte giudicante; il lodo Schifani, per l’immunità alle più alte cariche durante l’incarico istituzionale. Unico governo nel 2001 che non ratificò il mandato di cattura europeo, ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione. Nel 2002 il condono fiscale con il quale Mediaset sanò 197 milioni di euro contestati dall’Agenzia delle entrate, pagandone 35.000. E con € 1.800 Berlusconi condonò un’evasione di 301 miliardi di lire. Sempre nel 2002 il Ministro Frattini dichiarò che non era “conflitto di interesse” possedere tre reti televisive e ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio e quindi Berlusconi non era costretto a cederne la proprietà. Furono sanati gli abusivismi edilizi di Villa Certosa in Sardegna, collocata in un’area protetta e insieme all’approvazione della legge antiterrorismo, si inclusero le ville del premier nel piano di sicurezza nazionale, facendole divenire residenze di Stato e le Forze dell’ordine maggiordomi e security. Gli scandali delle serate del Bunga Bunga ad Arcore con ragazze minorenni; le corna durante la foto ufficiale del vertice europeo del 2002; le amazzoni, i cavalli e la tenda beduina per il dittatore Gheddafi a Roma; le gaffe con gli Obama: prima quella col fisico di Michelle, poi quando definì il presidente degli USA in carica, “un po’ abbronzato”. Il rapporto personale con Putin. Il settore pubblico svuotato e depredato dei finanziamenti, in favore di equiparazioni con il settore privato della sanità e dell’istruzione. Nel 2011 l’Italia aveva contratto un debito pari al 120% del Pil ed una crescita economica dello 0,7 %, ponendola sotto tutela del FMI, perché a rischio di bancarotta. In novembre fu chiamato a “metterci una pezza” Monti ed il suo governo tecnico, alle prese con una situazione nazionale sulla soglia del crac finanziario. La morale non è un punto di vista. L’impunità, farla franca, la manipolazione della giustizia, “gentaglia analfabeta” in Parlamento. La politica “leggera” come se fosse uno di quei programmi patinati e trash delle sue reti. Non pagava solo le escort, pagava politici, giudici, ministri, era colluso con la mafia. Un uomo che non è stato affatto un grande imprenditore e grande politico, ma un grande furfante che arricchendosi illecitamente, ha trovato attraverso la corruzione il mezzo per restare impunito e continuare ad arricchirsi rendendo l’illecito, lecito. Trovo imbarazzante la scelta del lutto nazionale. Il valore simbolico è fortissimo. Scongiuro la continuità della sua politica personalistica e nefasta, e continuo a sperare nel risveglio delle coscienze.
Giuliana Cenci