Chi manipola l’intelligenza artificiale?

Il rischio della (disin)formazione dei saperi e delle conoscenze. L’organizzazione del consenso in agguato.

Il tema di questo articolo dovrebbe essere l’intelligenza artificiale, ma chi pensa che io spieghi come funziona, a cosa serve, quali utilizzi ne potrete fare, i programmi che potete utilizzare, ecco, allora cambi pagina e passi all’articolo successivo, non vi sarete perso niente. Non c’è nulla di indispensabile e necessario, figuratevi un po’ queste due tre cazzate. Per meglio dire del funzionamento dell’intelligenza artificiale non so nulla, non conosco nulla e forse neppure mi interessa. Questo però è da verificare nel prossimo futuro. Mi vengono solo molti dubbi. La principale facoltà umana, quella dell’intelligenza, della comprensione del mondo, della comprensione dei legami tra le cose, che avviene non solo per il mezzo della ragione, ma anche attraverso l’intuizione, i sensi, il sentimento, quel fuoco che Prometeo sottrasse agli Dei, e per il quale fu ritenuto colpevole di ùbris, la trasferiamo alle macchine? Queste macchine risponderanno sempre a noi stessi? Saremo sempre in grado di guidarle, di tenerle a bada? Insomma, dipenderanno sempre da noi, saranno sempre legate all’uomo che gli trasmette la conoscenza, che gli può staccare i fili, che può fermarle? E poi ? Sono ovviamente gli uomini che stabiliscono le funzioni, i sistemi, che forniscono le informazioni alle macchine. E va bene. Ma chi sono questi uomini? A chi rispondono? Quali interessi vi sottostanno? Quali li governano ? Quali fini li muovono? Vi fidate degli uomini? Vi fidereste di mettere nelle mani di un qualsiasi interesse uno strumento così potente? Quali limiti avrà? Mi viene in mente il capolavoro di Kubrik, 2001 Odissea nello spazio, e l’allegoria del concepimento, una delle tante interpretazioni fornite al film. Il giornalista neozelandese Scott Mac Leod interpretò il film come un’allegoria della concezione umana, nascita e morte, stabilendo un parallelismo tra il viaggio della navicella e l’atto fisico del concepimento. La lunga navicella con la testa a forma di bulbo come lo spermatozoo, il pianeta di destinazione Giove, e l’incontro dei due come l’innesco di una nuova razza. Spingendo più in là l’allegoria Mac Leod sostiene che le scene finali nelle quali Bowman (Odisseo) invecchia rapidamente attraverso una “ deformazione del tempo” è in effetti Bowman che assiste al declino e alla morte della sua stessa specie. Mac Leod vede anche dell’ironia nell’uomo come creatore (di HAL) sull’orlo dell’essere usurpato dalla sua stessa creazione. Insomma, siccome da innumerevole tempo tutte le macchine che abbiamo sono state create per migliorarci l’esistenza, prima o poi riusciremo a crearne qualcuna che ci sostituirà ?

Tommaso Conti

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