Inferno XII: Nesso, Chirone e Folo

Dopo la pausa avvenuta nel precedente, in questo XII canto i due viaggiatori si trovano a scende- re da una scoscesa altura al di sotto della quale vi è collocato il Minotauro, mostro mitologico nato dall‘incrocio tra Pasifae, moglie di Minosse, e un toro del quale lei si era invaghita e per cui fece costruire una finta vacca nella quale si introdusse per accoppiarsi con l‘animale. Virgilio ammonisce immediatamente il Mino- tauro affinché non possa rappresentare un problema per il cammino di Dante, annientando la rabbia della quale la bestia è ricolma. Proseguendo, la guida fa presente al suo allievo che la prima volta durante la quale si ritrovò a scendere in questo luogo la terra non era ancora franata e che si trova in quelle condizioni ora perché quando Cristo morì e scese all‘Inferno per prelevare le anime del Limbo meritevoli di salvezza, si scatenò un terremoto che fece crollare questa e altre parti delle pareti infernali, rendendo la traversata un po‘ più complessa. Dopo di ciò, il poeta latino invita Dante a rendersi conto che sono ormai prossimi al fiume di acqua e sangue, detto Flegetonte, che contiene le anime di coloro che in vita furono violenti contro il proprio prossimo. Tra il monte e il fiume vi è un branco di centauri che corre e dal quale, vedendo arrivare i due poeti, si distaccano tre di essi e minacciano i viaggiatori per far sì che si presentino puntando verso loro gli archi carichi con le frecce. Queste creature si chiamano Nesso, Chirone e Folo. Gli altri centauri nel mentre vanno in ogni parte del fiume e colpiscono con le frecce tutti coloro che fuoriescono dalle acque più di quanto è loro concesso in rapporto alla gravità del peccato che in questo luogo li ha spediti. Presto Chirone, il più saggio, si accorge che Dan- te smuove la terra su cui cammina e Virgilio gli rivela che questo accade poiché il suo protetto è vivo e c‘è bisogno di farlo arrivare dall‘altra parte del fiume perché è questo che Dio desidera, per cui il poeta latino chiede se uno di essi sia disposto a portare in groppa il poeta fiorentino fino all‘altra parte del fiume. Chirone accetta e incarica Nesso, uno tra i più lesti all‘ira, per questo delicato compito, affinché possa essergli d‘insegnamento. Nella trasferta vedono diverse anime coperte fino alle ciglia dall‘acqua: Alessandro Magno, Dionigi il Vecchio, Ezzelino III da Romano, Obizzo II d‘Este. Ci sono poi le anime che tengono fuori la testa e tra cui è presente Guido da Monfort. Poi c‘è chi è coperto dalla vita in giù e sempre meno coperti sono coloro che seguiranno. Si citano poi altri nomi di dannati tra cui Attila e l‘attraversamento del fiume si conclude. Credo sia molto suggestivo il passaggio nel quale Chirone, raccolta la notizia del viaggio di Dante da parte di Virgilio, mette a disposizione del protagonista Nesso, un centauro la cui ira lo precede. Rispetto la situazione, Chirone sembra essere primus inter pares, dunque assume quasi quell‘aspetto genitoriale-educazionale che è contraddistinto dal compito, appunto, educativo e che necessita di misure alcune volte drastiche per far sì di ottenere un risultato ottimale per l‘obiettivo proposto. Per far sviluppare quindi un senso di responsabilità in Nesso, il suo compagno Chirone lo ricopre dell‘onóre-ònere che consiste nel portare Dante dall‘altra parte del Flegetonte, pur conoscendo la sua natura pericolosa. Perché? Perché l‘educazione non parte dall‘educatore, ma bensì dall‘educando, giovane o adulto che sia. Non possiamo credere che chi fa lo sforzo di entrare in uno “schema“ comportamentale lo faccia soltanto attraverso ciò che gli viene detto, dobbiamo infatti pensare come farebbe un bambino con una regola che gli viene data, il quale si aspetta che chi educa sia il primo a seguire. Così fa Chirone: dà fiducia a Nesso, affinché egli sia meritevole di fiducia e sia spronato verso la riuscita dall‘esempio che il suo compagno gli ha donato.

Natalino Pistilli

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