CHE FINE HA FATTO MAJORANA?

Da Sciascia a Pelizza: la scomparsa del fisico di via Panisperna tra romanzo, verità e (presunte) bugie

La scienza, come la poesia, si sa che sta a un passo dalla follia

Scriveva così Leonardo Sciascia nel 1975 in un saggio intitola- to La scomparsa di Majorana, basato
sulla presunta morte o scomparsa del noto fisico siciliano Ettore Majorana. A tratti a mo’ di romanzo, a tratti rielaborando in modo personale le dichiarazioni di persone vicine al “ragazzo di via Panisperna”, Sciascia ipotizza che lo scienziato non sia scomparso improvvisamente nel nulla il 25 marzo 1938 dopo essersi imbarcato su un piroscafo che da Napoli lo avrebbe portato a Palermo, bensì si sia ritirato in un convento in Sicilia in seguito a una presunta intuizione circa il possibile sviluppo della bomba atomica e le conseguenze disastrose per l’umanità. L’ipotesi di Sciascia troverebbe riscontro nelle parole e nei racconti di Rolando Pelizza, l’uomo che da sempre sostiene di essere stato l’allievo di Majorana e di averlo aiutato a costruire una macchina in grado di annichilire la materia, producendo quantità infinite di energia a costo zero. Pelizza, però, non si limita a raccontare la sua storia, bensì tira fuori delle prove concrete, e cioè lettere e foto, che dimostrerebbero, al di là di ogni ragionevole dubbio, che in effetti avrebbe realmente conosciuto e frequentato colui che, ancora oggi, chiama il «suo maestro».

Le foto sono due: la prima risale ai primi anni Cinquanta, la seconda agli anni Sessanta. La somiglianza con il giovane Majorana è impressionante. La più importante delle lettere risale al 26 febbraio del 1964, quando in una missiva di sette facciate, lo scienziato scomparso riconosce al suo allievo il merito di aver terminato cum laude il ciclo delle lezioni impartitogli. La lettera ha un riscontro concreto: in data 28 gennaio 2015, infatti, è stata affidata alla dottoressa Sala Chantal, grafologa specializzata in ambito peritale/giudiziario, la quale, paragonando la calligrafia degli scritti lasciati a suo tempo da Majorana con il testo della lettera stessa, ha effettuato una completa perizia calligrafica di 23 pagine, conclusa con le seguenti parole:

Detta lettera è sicuramente stata vergata dalla mano
del sig. Majorana Ettore

Nel 1984, in una serie di articoli, La Repubblica attaccò duramente Pelizza, definendolo «fantasioso traffichino di provincia», paventando che dietro la presunta invenzione di quello che veniva definito «raggio della morte» ci fosse una colossale truffa. Stanco di questa continua battaglia, Pelizza ha deciso di vuotare il sacco. Ed ecco quindi le lettere e le foto di Majorana in convento:

«Già nel 2001 il mio maestro mi aveva autorizzato a rendere pubblico il mio contatto con lui. Non l’ho fatto perché speravo di far conoscere questa verità in modo molto più morbido e graduale. Ma purtroppo non è stato possibile: troppe maldicenze e calunnie sono state messe in giro contro di me in questi anni. Adesso, dunque, ho deciso di dire tutto e di far conoscere la verità sulla sorte di Ettore Majorana»

Pelizza, infatti, si rifiuta categoricamente di dire in quale convento Majorana sia stato ospitato per oltre mezzo secolo e dove, ancora oggi, sarebbe sepolto. «Il mio maestro non ha mai preso i voti – sostiene Pelizza -. Egli è stato ospitato in convento e lì, grazie alla protezione del Vaticano, è riuscito a vivere e a studiare per tanti anni, senza essere disturbato. Conoscevano la sua situazione e sapevano
del suo dramma interiore, che rispettavano. Comunque, so che anche durante la sua vita conventuale, si è messo in contatto con personalità scientifiche che si sono occupate di lui. Non so quanti abbiano realizzato che il loro interlocutore fosse proprio lo scomparso Ettore Majorana, ma così è stato». Pelizza mostra un dossier di una dozzina di lettere inviate dal suo maestro tra il 1964 e il 2001, anno in cui smise di avere contatti.

A quel tempo Majorana aveva 95 anni. Stanco e malato, su sua precisa disposizione, le sue spoglie sarebbero state seppellite in terra consacrata, sotto una croce anonima, come si usa per i frati di clausura. Il Vaticano ha sempre mantenuto il segreto e non ha mai reso pubblico nulla sulla sua vita in convento. Pare invece che tutte le carte appartenenti a Majorana siano state spedite in Vaticano, dove ancora oggi sarebbero in corso di archiviazione. Verità o presunte bugie? I racconti di Pelizza, a tratti, sembrano essere abbastanza fantasiosi. Certo, il romanzo di Sciascia va più o meno nella stessa direzione: Majorana in convento per sfuggire a ogni tipo di coinvolgimento mondiale. Ipotesi, questa, tra le più accreditate. Verità o meno, la presunta scomparsa di Majorana resta ancora oggi un mistero ancora avvolto nell’ombra, al quale in molti hanno provato a dare una risposta senza però giungere a una conclusione definitiva. In sintesi, un mistero tutto italiano.

Tommaso Guernacci

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