COMPIE CINQUANT’ANNI,“LA GRANDE ABBUFFATA” DI MARCO FERRERI

La grande abbuffata è uno dei film più discussi e “scandalosi“ della cinematografia internazionale. Le
ragioni di tanto putiferio? La scelta dell’anarchico e visionario Ferreri, affiancato in sede di sceneggiatura da Rafael Azcona e Francis Blanche, di dirigere una commedia nera, apocalittica e nichilista. Ecco in sintesi la trama. Quattro amici Ugo (Ugo Tognazzi), Michel (Michel Piccoli), Marcello (Marcello Mastroianni) e Philippe (Philippe Noiret) decidono di trascorrere insieme un week-end nella villa di Philippe, fuori Parigi. I quattro amici, decisi a trascorrere il week-end, mangiando, chiedono al custode della villa, di dotare la cucina di ogni ben di Dio.

Ugo è l’addetto alla cucina e Philippe, l’aiuto cuoco. Marcello, intanto, per rendere più frizzante il loro soggiorno in villa, invita tre prostitute, alle quali si aggiunge Andrea (Andrea Ferreol), una dolce maestra.. Il clima diventa subito festoso e le tre ragazze non disdegnano di assecondare i reconditi desideri dei buontemponi. Ben presto, però, stufe di mangiare continuamente e di vedere i quattro amici che ingurgitano ogni tipo di cibo, abbandonano la villa. La materna Andrea rimane al fianco dei quattro e, avendo compreso che hanno deciso di portare a termine il progetto di mangiare fino a morire, si concede a ognuno di loro. Muore dapprima Marcello e in successione dopo Michel, Ugo e Philippe.

Per quanto s’intuisca il folle disegno dei protagonisti, nel corso della visione del film, chi é in sala immagina che i protagonisti cambieranno idea e che il loro progetto autodistruttivo sia solo una burla. Invece, la forza del film è proprio nel mostrare i quattro come degli emblemi della società capitalistica, ingorda e opulenta, che finirà, inevitabilmente, per implodere in se stessa e disintegrarsi. A rendere ancora più respingente la scelta geniale del regista milanese di punteggiare i dialoghi con le flatulenze che affliggono i protagonisti. Come ricorda Andrea Ferreol:

“A Cannes c’era chi urla- va dal disgusto e dall’altro quelli che applaudivano senza fine. Da una parte c’erano urla e fischi e dall’altra applausi senza fine. Alla fine delle scale c’era una donna che mi prese e mi strattonò dicendomi che si vergognava di essere francese”

Nel corso della lavorazione dei film l’intesa tra gli attori era perfetta e, a confermare la “follia” e la libertà assoluta che regnava sul set, ecco la dichiarazione dell’impareggiabile regista milanese:
“Sul set non sono un dittatore. Non mi importa se dicono le mie frasi. Tognazzi, durante “La
grande abbuffata” è andato avanti un quarto d’ora con Andrea Ferreol che faceva la maestra a trattarla da puttana. Poi un giorno gli dissi: “Ma cosa continui a trattarla da puttana? E’ una maestra.” E lui: “Ma io ho letto un primo trattamento dove si parlava di una puttana.” E io: “Ma quello è cambiato. Non hai letto la sceneggiatura?” E lui: ”No.”

Ignazio Senatore
Sindacato Critici Cinematografici e Psichiatra.
Direttore Artistico del Festival "I corti sul lettino"
Giornalista e scrittore

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