La commedia “L’aria de casa”, scritta nel 1982, mi ha dato tantissime soddisfazioni nel rappresentarla , non soltanto a Cori, a Latina, Velletri, Rocca Massima, in occasione di varie stagioni teatrali, ma è stato anche il titolo dell’unica pubblicazione delle mie commedie, infatti con lo stesso titolo “L’aria de casa” è stato presentato un mio libro contenente, oltre questa, anche “la ditta se ‘ngrandisce” e “La robba de tutti”: una pubblicazione con la prefazione di Luigi Marafini ed un prezioso dipinto di Francesco Porcari in copertina. Ne accennerò in seguito.

Sempre nel corso dell’anno 1982, mi diverto nello scrivere una farsa dal titolo “La domanda de penzione”, attraverso la quale metto in risalto la disperazione di un lavoratore che si trova alle prese con la burocrazia. Deve compilare un modulo e, tra spassosi equivoci, vengono evidenziati i ruoli dell’impiegato statale e del “povero Cristo” che ha, come solo scopo, quello di vedersi assegnare qualche lira mensile che gli permetta di sopravvivere; problemi sempre attuali che coinvolgono direttamente i cittadini.
Nel primo anno di rappresentazione della commedia “L’aria de casa”, troviamo in scena Mena Balestra, Girolamo Balestra, Rosaria Ducci, Luigi Silvi, Elena Iacobelli e Augusto Del Ferraro. Il cronista di allora evidenzia: “l’aria de casa” riflette le condizioni di una donna anziana, rimasta vedova, ancora nel culto del marito, con il figlio allontanatosi dalla casa di origine per crearsi una famiglia ed un mondo proprio in un Centro del Nord. Lo raggiunge, pensando di poter ravvivare le ragioni dell’esistenza e di potersi assuefare ai modi della nuova famiglia del figlio. Così non è e ritorna nei luoghi di sempre, ove può coltivare le sue amicizie e le sue nostalgie. Quel “male di paese” che ci appartiene e ci scorre nelle vene, fa tornare a casa la protagonista, non più frustrata, bensì serena per essersi riappropriata della sua vita, della sua casa, dei suoi affetti e cosciente di aver lasciato un figlio che ha tutto il
diritto di vivere a modo suo anche la sua vita. L’autore, con mano volutamente leggera, sfiora in una sequenza unitaria tutti quei fattori scatenanti che caratterizzano la vita contemporanea, cercando di dare, in chiave ironica, una risposta ai problemi di sempre. La vicenda si svolge in una cornice di comune psicologia maschile e femminile, nella quale i ruoli brillanti si sviluppano come nel comico popolare del “teatro dell’arte”, con battute ed espressioni che colgono aspetti inconsueti e ordinari
della vita quotidiana, con spirito ironico e ricco di risvolti morali”.

Nel 1996 il ruolo del signore di Milano, interpretato, inizialmente, da Augusto Del Ferraro, viene ricoperto da Guido Bernardi. Nel 2005 e 2006 subentreranno Clara Balestra e Silvia Moroni. Lo stesso lavoro verrà riproposto anche nel 2007. Da questo titolo, scaturisce anche la pubblicazione dell’unico libro di commedie, pur avendone scritte oltre venticinque. Sabato 30 marzo 1996, presso la sala del teatro Comunale di Cori, il poeta Mario Mazzantini, presenta questo volume, mentre “Gli Amici del Teatro rappresentano, ai tanti presenti, brani delle tre commedie inserite nel libro. Il volume,
dedicato a mia moglie, recita: “gli affanni e o tempo / che ci portimo addoso, / rènneno più
forte chesta ‘ntesa, / non simo fatti a stàssene lontani, / ma a camminàcci a fianco / tenènnose pe’ mani…”. Ancora oggi, questo “tenènnose pe’ mani” ci ha fatto raggiungere e festeggiare, nel 2022,
cinquanta anni di teatro, con Luisa, moglie, amante, amica, confidente, senza la quale non avrei mai gustato ogni cosa che abbiamo realizzato in perfetta sintonia.
Tonino Cicinelli
Regista e direttore della Compagnia