I cieli ce l’ha dati il Creatore e ne godiamo (almeno nei giorni di sole) nonostante i colori sbiaditi su qualche tabloid in…brutta vista, pena dantesca del contrappasso ai finti trionfi. Ne fu promotrice la Proloco e oggi non pare vederne adeguata cura di chi è avvezzo a rubar le stelle al cielo. Se poi, passeggiando, osservi intorno, ti sorprendi: vasi un tempo sorridenti di gerani, esibiscono erbacce rinsecchite: metafora forse delle buone intenzioni deluse? Col decoro, come disse qualcuno della incuria cultura, non si mangia… e però qui nessuno in verità potrebbe dire che tanta non possa essere sanata. Pur certi della buona volontà del Primo cittadino, la vediamo vieppiú tradita dalla mezzadria i cui coloni, come certi Fattori infedeli, prima o poi fuggiranno con la cassa. Verso il Belvedere, lungo la via ascritta al Re fellone – disse un distinto signore – par di andare alla Fiera dei passi perduti: piante infestanti esibiscono se stesse emanando gli odori contrastanti delle acacie e del sambuco: le une e gli altri mostrando un triste abbandono per la delusione di chi, sperando disperò e tuttora spera disperato. E che dire del monumento alla furbizia maneggiona, quell’Ostello ostaggio di lingue retrattili, della Cabina Enel, per saecula saeculorum annunciata in demolizione, divenuta il vespasiano dei viandanti prostatici, della muraglia che imbraca disordinata l’orto della chiesa? Tutti monumenti che, siam certi, vedranno presto una rinascita grazie alle annunciate fortune promesse da quella matrigna Regione che prima uccide e poi lenisce ipocrita le causate, insanabili piaghe. Nel cimitero, poi, quei tristi loculi che attendono la manutenzione più volte promessa e negata dall’Ardimentoso per una pace… meno umida di quei poveri morti. Qui la stimata Pietas del Primo cittadino si spera l’abbia vinta sulle furbizie degli Ascari che ancora una volta se ne impippano perché i morti – dicono nel covo – son mort i e non votano… (almeno fino al Dies Irae). E lungo i vicoli del centro storico, contort i come tronchi di ulivi millenari, le ragnatele fanno ovunque mostra di sé. Una volta la solerzia censurava l’indolenza delle maestranze; oggi, nel tempo della ascesa verso l’Olimpo, dev’esser stanco o son gli effetti delle vertigini al fianco dei Numi di seconda fila dove ci s’inebria di incensi nel cielo senza stelle. Questi sono i frutti dell’albero del bene e del male: una volta còlti ci si scopre nudi. Ma poiché siamo fiduciosi, speriamo faccia prevalere il primo.
Augusto Cianfoni