“QUANDO SERVE ‘NA CURA”

Una vicenda di irrefrenabile comicità

Prendo spunto da una semplice farsa, da me ideata nel 1982 e rappresentata con crescente successo molte volte, per rivisitarla e trarne una commedia in due atti, con lo stesso titolo e che sarà il cavallo di battaglia negli anni 2001 e 2009.

Il problema affrontato è la malasanità, più attuale che mai. Il protagonista, pressato dalla moglie perché convinta che in lui qualcosa non funziona più, viene spronato a farsi visitare da un primario chirurgo che propone, al malcapitato, un intervento “radicale”, “in toto” per recuperare le migliori funzioni vitali-sessuali. Subentra nella vita dello sventurato anche una psicologa che tenta di porre rimedio al menage familiare della coppia. Tra continue battute spassosissime, la vicenda assume toni esilaranti che condurranno ad un epilogo imprevedibile, ma felicemente appagante per tutti. Alla prima edizione in chiave di farsa, con Girolamo Balestra, Mena Balestra, Guido Bernardi, Rosaria Ducci ed Elena Iacobelli, subentreranno, poi, nel 2001, Rosa Maciucca e Michela Pistilli. Nel 2009, Girolamo, Mena e Guido saranno affiancati da Silvia Moroni, Clara Balestra, Federica Furci, Valentina Zappaterreni, Domenico Pieri e Nikolas Del Ferraro.

In occasione della rappresentazione di questa commedia a Rocca Massima, reciteranno anche una scoppiettante Anna Tomaitipinca e la bravissima Isabella Bianchi.

Il momento di maggiore comicità si raggiunge quando il malcapitato Giovanni, convinto dalla moglie, si reca dal primario per una visita. Riporto alcune battute che rendono evidenti attimi di vera ilarità: Professore: coraggio, su…per venire qui e, del resto, dal referto del suo medico, risulta evidente, in qualche particolare momento, qualche disfunzione. Caterina: (la moglie) ma qua’ particolare momento, no’ và’ mai, mai! Professore: signora, lasci parlare lui, avanti, mi porti qualche esempio. Giovanni: mo te faccio ‘nesempio: nu doa simo ommeni….mo, fa cunto che nù doa ‘ncontrimo ‘na femmena…’ncontrimo,pe’ esempio, mogliema, la mia signora; professo’, se ‘ncontrimo mogliema, a tì che effetto te fa? Professore: ma nessuno: Giovanni: manco a mì’, qundi non so’ malato, Catarì’ manco isso smuvi, quindi me sento bene!….professo’, se ‘nvece de mogliema …’ncontrimo chella (indicando l’infermiera) che effetto te fa? Professore: ma… penso nessuno. Giovanni: ah, professo’, allora cùrate ca jo’ malato sì’ tu, chella a mì me smove!

Dopo questo battibecco il professore va al dunque e dopo aver fatto l’esempio di una piantina di un cavolo cresciuta male e che quindi viene strappata, si rivolge con veemenza al povero Giovanni dicendo: semplicissimo, strappiamo la piantina malata….al che Giovanni, risentito, risponde: “no, no, professo’, no’ straccimo propria gnente. Ognuno se tè’ i cavoli sé’… ma che stracci…jo’ cavolo è jo’ mé’ mica jo’ tè’ èh!! Alla fine della commedia, Giovanni, rinfrancato per essere riuscito a non farsi strappare niente, conclude: “è la natura Catarì’, la natura fa sempre jo’ corso sé’, aggiusta tutto!” Ovunque è stata rappresentata, questa commedia ha ottenuto il pieno consenso di tutti gli spettatori.

Tonino Cicinelli 
Regista e direttore della Compagnia

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