Scherzàvole del vocabolario

Mentre raccoglievo materiale per un episodio di Strane Storie, la serie YouTube di Massimo Polidoro, ho “scoperto” una cosa che i fan di 007 sanno sicuramente mentre io, che preferisco Harry Palmer, no: il nome James Bond è stato ispirato a Fleming da un libro sugli uccelli scritto da un ornitologo americano di nome, appunto, Bond, James Bond. E allora facciamo spiccare il volo alla fantasia e passiamo a volo d’uccello sulla lingua italiana.

UCCELLACCI E UCCELLINI
Sara, Giacomino e la mamma sono a passeggio nel parco cittadino e a un certo punto sentono, nell’insolito silenzio del primo pomeriggio, un deciso e riconoscibile canto d’uccello. — Sai, mamma? — dice Sara, — oggi ho visto un merlo molto strano. Era tutto nero, col becco giallo-arancio, ma era piccolo, molto piccolo, e pure il becco era piccolo piccolo. Un merletto col becchetto! La mamma ride di gusto e poi le dice: — Ma non si dice merletto col becchetto! — Ah, no? — chiede avvilita Sara. Al che Giacomino, con una punta di perfidia, replica: — Che allocca. Lo sanno tutti che si dice merlino col becchino!

Il sostantivo merlo indica un uccello passeriforme della famiglia turdidi stanziale in Italia; con l’aggiunta di determinazioni indica generi diversi. Merlo si può usare figurativamente per dare del babbeo o del sempliciotto a qualcunə. Merlo, che è anche il nome comune di alcuni pesci della famiglia labridi, ha un diminutivo: merlotto. Infine, è un elemento di riparo in muratura, alternato a intervalli, che costituisce il prolungamento verticale del coronamento delle antiche opere di fortificazione. In questo caso abbiamo un accrescitivo: merlone. In nessun caso abbiamo come diminutivo o vezzeggiativo merlino. Merletto è un diminutivo dell’elemento architettonico ma indica una guarnizione da applicare al vestiario ed è sinonimo di pizzo o trina. Il suo diminutivo è merlettino. Merlino, invece, oltre a essere un mago e profeta di antiche leggende gallesi in cui si chiama Myrddin, ad apparire per la prima volta collegato alla leggende di re Artú nelle opere di Goffredo di Monmouth e le cui vicende piú significative ritroviamo nel poema francese Merlin di Robert de Boron, è anche un sostantivo maschile derivato dal francese merlin, ma di origine olandese, che indica il piú sottile dei cavi usati nell’attrezzatura navale per legare e cucire.

Il becco, lo sappiamo tutti, è la guaina cornea che riveste gli archi mascellare e mandibolare degli uccelli (e delle testuggini e degli ornitorinchi). In pratica, è la loro bocca, la loro arma di difesa e il loro strumento multiuso usato per costruire il nido ma talvolta anche per forgiare utensili: per esempio, il corvo della Nuova Caledonia è in grado di manovrare col becco un bastoncino, che addirittura piega a
uncino, per catturare larve nei tronchi e nel terreno. Il becco è anche il maschio della capra e, traslando il significato, un’ingiuria su cui non ci soffermiamo. Indica poi l’imboccatura di certi strumenti a fiato e ha diversi altri significati. Becchetto, termine diminutivo di becco, è spesso usato un po’ impropriamente per indicare il becco d’oca o beccuccio, cioè la pinzetta metallica o plastica usata per fissare i bigodini durante la messa in piega dei capelli. Becchino, infine, è un sostantivo che deriva da beccare, e indica il beccamorti, cioè chi per mestiere seppellisce i defunti. Ma è anche un
coleottero della famiglia silfidi, nero con due fasce laterali gialle. Beccamorti, usato però al singolare nel dialetto romanesco (beccamorto), è un’ulteriore forma offensiva. Potremmo dire che come ti muovi le becchi!

Gianluca Pignalberi
Edicolante, tipografo digitale per editori accademici, collaboratore di Massimo Polidoro.

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