Le mani sulla città

Sessantesimo anniversario del capolavoro di Francesco Rosi. Ambientato nella Napoli del saccheggio laurino. Una potente denuncia della speculazione edilizia, dell’affarismo, della corruzione di ieri e di oggi. Ovunque

Compie sessant’anni “Le mani sulla città”, uno dei capolavori cari a quel cinema verità e di impegno civile. Napoli. Primi anni Sessanta. Il costruttore Eduardo Nottola (Rod Steiger), consigliere comunale di un partito di destra, affarista senza scrupoli, illustra ai compagni di maggioranza come guadagnare una montagna di soldi.

Basta comprare a un prezzo irrisorio del terreno destinato a pubblica utilità e, senza deliberare in Consiglio Comunale, trasformarlo poi in area edificabile e costruire palazzi che frutteranno milioni

Nella scena successiva, il crollo di un palazzo, in un vicolo di Napoli, causa alcuni feriti e la morte di un paio di persone. Direttore dei lavori è l’ingegnere Nottola, figlio del costruttore. In Consiglio comunale si leva il grido di protesta dell’opposizione, guidata da De Vita (Carlo Fermariello), che punta il dito contro Nottola, e chiede una commissione d’inchiesta che valuti anche le eventuali responsabilità di chi ha autorizzato i lavori nello stabile crollato. I giornali fanno da grancassa alla protesta, ma i partiti di maggioranza fanno quadrato intorno a Nottola che, forte dei voti dei suoi elettori, garantisce al suo partito il successo nelle imminenti elezioni. La commissione d’inchiesta, dopo aver interpellato i responsabili dei vari uffici comunali, non può che concludere che il regolamento è stato rispettato alla lettera. In verità, si intuisce che, grazie a una sapiente regia, i rispettivi organi proposti al controllo dei lavori, non avevano fatto altro che scaricare le proprie responsabilità a un altro ufficio. Le elezioni sono imminenti e un partito che sorregge la maggioranza, guidato da Maglione (Guido Alberti), vuole la testa di Nottola che, fiutato il vento, si presenta in un partito di centro e, determina con i suoi voti, i futuri equilibri in Consiglio Comunale. Sarà il sindaco (Salvo Randone) che convincerà gli alleati ad affidare a Nottola la carica di assessore all’edilizia.

L’ultima scena si chiude con un alto prelato che benedice l’inizio dei lavori che determineranno la colata di cemento, voluti da Nottola, su quei suoli destinati a pubblica utilità. Con questo film-inchiesta, premiato con il Leone d’oro alla Mostra di Venezia nel 1963, Francesco Rosi, coadiuvato in sede di sceneggiatura dallo scrittore Raffaele La Capria e dal giornalista Enzo Forcella, lancia un duro attacco a quegli speculatori che sacrificano il bene pubblico e gli interessi della comunità, ai propri
interessi personali. La regia di Rosi, asciutta e di chiaro stampo neorealistico, è impreziosita da una fotografia in bianco e nero da favola, firmata da Pasqualino De Santis e Gianni Di Venanzo. Un film ambientato nel periodo laurino a Napoli, che è, purtroppo, ancora molto attuale perché mette anche a nudo come, grazie a una fitta rete di oscuri e anonimi amministrativi e funzionari delle pubbliche amministrazioni, certi speculatori possono sempre farla franca.

Ignazio Senatore
*Sindacato Critici Cinematografici e Psichiatra.
*Direttore Artistico del Festival "I corti sul lettino"
*Giornalista e scrittore

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