Dalla Morante a De Gregori: la responsabilità di sentirsi al centro
La Storia di Elsa Morante è uno dei capolavori della letteratura italiana del XX secolo. Pubblicato nel 1974, il romanzo affronta temi cruciali della storia contemporanea italiana, tra cui la seconda guerra mondiale e le sue conseguenze, il tutto raccontato attraverso gli occhi di una famiglia romana. Morante scrive La Storia in un periodo di profondi cambiamenti sociali e politici in Italia. Il romanzo offre uno sguardo intimo sulle vicende raccontate durante il caos della guerra e della ricostruzione post-bellica. Inoltre, la sua narrazione si distingue per la complessità stilistica e l’uso innovativo della lingua italiana.

Tornato alla ribalta grazie alla recente serie tv targata RAI dal titolo omonimo – riscuotendo un ottimo consenso di pubblico – il romanzo segue la storia della giovane Ida Ramundo (uno dei personaggi femminili più strazianti e più intensi della letteratura italiana), una donna vedova in fuga dalla povertà e dall’oppressione familiare. Durante il conflitto, Ida – dopo una violenza subita da un soldato tedesco – resterà incinta e darà alla luce Giuseppe, un bambino gracile ma dai grandi occhi turchini, ribattezzato Useppe da suo fratello Nino, il figlio quindicenne di Ida. Useppe diventa così il centro emotivo della narrazione: attraverso le vite intrecciate dei personaggi, Morante esplora le complessità dell’amore, della guerra e della sopravvivenza, delineando le sfide e i pericoli che devono affrontare mentre cercano di sopravvivere in un mondo sconvolto dalla violenza e dalla disperazione. La Storia affronta una serie di temi universali, tra cui la violenza, l’identità, la memoria e la responsabilità. La Morante esplora così la brutalità della guerra e le sue conseguenze sulla psiche umana, mentre pone domande fondamentali sull’essenza dell’umanità.
Il romanzo è stato accolto con entusiasmo dalla critica letteraria e ha vinto numero si premi, tra cui il prestigioso Premio Strega nel 1974.
La sua influenza si estende oltre il panorama letterario italiano, influenzando generazioni di scrittori e artisti. La Storia rimane un’opera fondamentale della letteratura italiana e mondiale: attraverso la sua narrazione intensa e la sua profonda riflessione sui dilemmi umani, Morante ci ricorda l’importanza di comprendere e ricordare il passato, affinché si possa forgiare un futuro migliore. L’opera crea un affresco vividamente descrittivo della società italiana durante la guerra, dipingendo con maestria i contrasti tra l’orrore della brutalità umana e la bellezza della solidarietà e della speranza. Attraverso una prosa ricca e intensa, l’autrice riesce a catturare l’essenza dell’esperienza umana in tempi di crisi, esplorando temi universali come l’amore, la perdita, la sopravvivenza e la redenzione. Uno degli aspetti più distintivi de La Storia è il suo stile narrativo audace e sperimentale: la Morante utilizza una varietà di tecniche narrative, tra cui flashback, punti di vista multipli e una struttura non lineare, per creare un mosaico complesso di storie interconnesse che si intrecciano e si sovrappongono.

Questo approccio innovativo conferisce al romanzo una profondità e una complessità straordinarie, permettendo al lettore di immergersi completamente nella trama e nei personaggi. Inoltre, La Storia si
distingue per la sua rappresentazione empatica e umanistica dei suoi protagonisti: la Morante evita di giudicare i loro comportamenti o le loro scelte morali (ciò rimanda alla teoria dell’impersonalità di Giovanni Verga), per mettendo loro di emergere come figure complesse e sfaccettate, piene di contraddizioni e ambiguità. Questo contribuisce a rendere il romanzo straordinariamente coinvolgente e avvincente, mantenendo viva l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina. Nel complesso, La Storia è un’opera di straordinaria forza e bellezza, che offre una visione indimenticabile della condizione umana durante uno dei periodi più bui della storia. Con la sua prosa incisiva e la sua profonda empatia per i suoi personaggi, la Morante ha creato un capolavoro senza tempo che continua ad ispirare e a commuovere i lettori di ogni generazione.

Proprio come ha fatto con Francesco De Gregori, che prendendo spunto dal romanzo ha composto una delle canzoni più profonde e in tense all’interno della sua produzione artistica e musicale. Il brano, contenuto nell’album Scacchi e tarocchi del 1985, introduce il tema della partecipazione collettiva al corso degli eventi. Inoltre, propone anche il tema della giustizia: il tribunale della storia è quello vera mente equo, che distribuisce onestamente le colpe e le ragioni alle rispettive azioni umane. Ed è proprio per questo che tutti indistintamente sono chiamati a partecipare e a dare il loro contributo attivo, perché la storia non è realizzata soltanto da gruppi elitari ma dalla totalità delle persone.
Tommaso Guernacci