Uno dei personaggi più misteriosi e poco conosciuti di tutta l’intera Divina Commedia è Pia de’ Tolomei, una donna originaria di Siena, collocata da Dante nel V canto del Purgatorio. Prima di approfondire la particolarità di questa sofferente, ma altrettanto speranzosa donna, è bene comprendere il contesto nel quale il protagonista la inserisce. Infatti, in questo momento egli si trova nel secondo balzo del Purgatorio, facente parte di una zona più estesa definita Antipurgatorio, che cioè precede il vero e proprio Purgatorio, e in quel secondo di tre balzi sono spedite tutte le anime di coloro che morirono di morte violenta e tardarono a pentirsi dei loro peccati in vita. In questo luogo il poeta ebbe modo di conversare con tre anime, quelle di Jacopo del Cassero, Bonconte da Montefeltro e, naturalmente, Pia de’ Tolomei. Tra tutti e tre, Pia, oltre a essere l’ultima a interagire con il fiorentino, è l’unica a non essere morta in guerra, come appunto si evince dai pochi versi che le riguardano (130-136): «Deh, quando tu sarai tornato al mondo, e riposato de la lunga via», seguitò ‘l terzo spirito al secondo, «ricorditi di me, che son la Pia: Siena mi fé, disfecemi Maremma: salsi colui che ‘nnanellata pria disposando m’avea con la sua gemma».

Dante parla con Pia de’ Tolomei
Attraverso queste terzine si estrapolano varie informazioni che ci servono per associare questo personaggio letterario, secondo le cronache del tempo, a una donna chiamata Pia de’ Tolomei, coniugata con Nello dei Pannocchieschi, signore di Castel di Pietra in Maremma e podestà di Volterra e Lucca, il quale la fece uccidere, o addirittura la uccise personalmente, si pensa perché volesse sposare
un’altra nobildonna oppure per una questione di “semplice” gelosia.
La donna, che si presenta a Dante raccontando la sua storia e facendo percepire la tristezza e il dolore naturali per la vicenda nella quale si è ritrovata a essere vittima, chiede al poeta di ricordarsi di lei affinché egli possa riportare alla mente dei suoi contemporanei la sua terribile morte, facendo sì che qualcuno preghi per lei, dal momento che è consapevole del fatto che i propri familiari non lo faranno mai, con l’obiettivo di rendere il suo tempo di purificazione dell’anima meno lungo e meno gravoso.
Riflettendo attentamente su quanto accaduto a Pia nel periodo medievale, è inquietante considerare che al giorno d’oggi la piaga del femminicidio tocchi ancora percentuali così alte. Basti pensare che solo nell’arco dell’anno 2023 il numero di femminicidi è stato pari a 120, i quali per la maggior parte sono stati compiuti da ex compagni o coniugi che per ragioni varie, ma pur sempre aberranti, hanno
messo fine a una vita umana. Dal 1300 è ben chiaro che l’umanità ha fatto progressi in diversi ambiti (sanitario, industriale, sociale…), che tanto di quello di cui ora disponiamo è il frutto del lavoro e della disponibilità di persone che si sono messe al servizio del genere umano, scoprendo e inventando cose che facilitano la nostra vita e la rendono sicuramente più tranquilla rispetto a come era al tempo di Dante. Proprio per questo è gravissimo quanto ci viene proposto dalle statistiche. Questo è il frutto di un’umanità disumanizzata e tendente al benessere spropositato ed estremamente individuale, che va a discapito di quello che è il bene di chi ci circonda.
Natalino Pistilli