Donne e famiglie

Isabella Annibaldi della Molara, Teresa e Giulia Prosperi Buzi

La storia delle famiglie è il laboratorio della microstoria nel quale si muovono le pratiche sociali. Cerco di aggiornare l’Historia Corana fermandomi al periodo pre-unitario rispetto la privacy familiare. Inevitabilmente emergono vite, eredità e matrimoni guidati prevalentemente da interessi e necessità e per secoli si proseguì in tal guisa. L’adattamento reciproco era sostenuto da accordi economici, cerimonie religiose, scambi di padrini e madrine, tutto aumentava il prestigio.

Ad esempio da D.D. Francesco Antonio Marchitto e Anna Francesca Santarella nacque nel marzo 1714 Hortensius Jacynntus Michel Angelus Marchitto fu battezzato da Michelangelo Caetani. La madrina di battesimo di Alessandro Prosperi Buzi fu Carlotta Ondedei moglie di Michelangelo Caetani. Alessandro P.B. sposò Marianna Pizzi di Ronciglione, nacquero 9 figli. La primogenita Teresa Prosperi Buzi, futura badessa del monastero di Cori n. nel 1759 fu battezzata dal principe Bartolomeo Corsini III marito di Felice Barberini Colonna in epistola portata dal conte Francesco Cataldi. Il fratello Aloysio P.B. sposò Martia Castiglioni di D.D Lucantonio di Ischia di Castro, imparentata con i nobili Castiglioni milanesi e con il futuro papa Castiglioni Pio VIII.

Al contrario la marchesa Isabella Annibaldi della Molara a Roma fu battezzata da un umi- le frate e non si sposò. Giulia Prosperi Buzi, cugina del futuro Leone XIII, viveva a Roma, sposò il conte Cini, fu libera e bella. Le vite di Isabella Annibaldi della Molara, Teresa e Giulia Prosperi Buzi furono diverse, raccontarle in sincronia offre spunti interessanti.

La casata Annibaldi della Molara discende da Anwaldus di origine germanica e da un ramo dei Conti di Segni parente di Innocenzo III, svolse un ruolo determinante nella vita politica di Roma e del Lazio. (C. TUTINI, Discorsi delle famiglie forastiere… Napoli, M.DC. XLI, p. 34). Isabella nacque a Roma nel 1702, nel
1703 nacque Cleria, nel 1705 nacque Maria Maddalena. Tre sorelle quasi coetanee che ebbero un destino sentimentale poco felice. Isabella non si sposò, invece il 21 novembre 1725 Cleria e Maddalena sposarono i fratelli gemelli Serlupi Crescenzi, la prima Lorenzo, la seconda Giovan Filippo. Lorenzo, tramite la legge di suffraganeità perdette il cognome Serlupi per assumere quello della moglie. Dal
matrimonio tra Cleria e Lorenzo nacque Laudomia, dal matrimonio tra Maria Maddalena e Giovan Filippo Serlupi nacque Girolamo.

La primogenita Isabella gestiva e trasmetteva i beni della casata, quali emozioni provò a 23 anni quando vide le sorelle più piccole sposarsi e lei nubile “sposò” volontariamente la primogenitura o fu obbligata dalle regole araldiche? Forse così volle il padre. Ebbe una vita di studio, fede e beneficenza che le garantì di esercitare nella società un ruolo femminile autorevole, indipendente materialmente e spiritualmente.

Nel 1746 Laudomia sposò il marchese Caucci e nel 1749 Girolamo Serlupi sposò Marianna Mellini. Laudomia ebbe molti figli, non condivise l’idea di Isabella di fondare un monastero a Cori sostenendolo con le sue ricchezze e il rapporto tra di loro non fu sereno. Isabella si distingue per scelte di rottura: primogenita rigidamente educata per mantenere il patrimonio, sublimò il sogno di realizzazione intima nella fondazione del monastero a Cori al quale donò denaro e l’eredità di pietra del palazzo di famiglia a Cori. Morì nel 1784 decidendo così: “… al cugino Canonico Don Gaspare Caffarelli, al quale ho spiegato la mia volontà e voglio che non possa essere forzato a dichiarare la fiducia, e mia volontà, che con tutta segretezza gli ho comunicato perché questa è la precisa mia volontà…” La sua volontà fu di lasciare il suo patrimonio al monastero. (Archivio Storico di Roma, Notaio. Michael Sterlich). La badessa del monastero di Cori suor Teresa Cherubina Prosperi Buzi (1759-1844) prese le distanze dall’eredità Annibaldi Molara ormai proprietà della Chiesa.

Fu incaricato di trattare discretamente la vendita del palazzo, l’avvocato monsignore Alessandro Maria Tassoni Figlio di Florido, governatore di Cori, le cui sorelle sposarono un Cataldi e un Tommasi. Fu un grande avvocato, Uditore di Ruota e Prelato domestico di Pio VII. – BIONDI, L. Vita di Alessandro Maria
Tassoni, 1749-1818, Pisa 1822-. Nicola Fochi si fece avanti per comprare il palazzo, con il ricavato il Tassoni comperò il palazzo Ceva Buzi al Monticello che era in vendita e lo “donò” al monastero confinante con lo stesso: fu facile aprire muri e collegare strutture. La famiglia Caucci Molara non seppe spiegarsi come il Fo- chi fosse diventato proprietario del loro maestoso palazzo con un parco pieno di fontane e reperti archeologici. In famiglia quella perdita fu sentita con dolore e stupore, Isabella finì nel dimenticatoio e tutto rimase nell’ombra fino alla mia ricerca comunicata alla famiglia.
Il passaggio dell’eredità tra Gaspare Caffarelli e il Tassoni non si trova nel Notarile Capitolino è presente solo la nuda proprietà personale di Gaspare perché tutto fu stipulato all’interno dello Stato della Chiesa. Intanto la giovanissima Isabella nipote di Laudomia sposò il dottor Stampiglia. Ella, come ultima erede vivente poteva aggiungere e trasmettere il titolo “Annibaldi dei Conti di Segni” poiché la famiglia Conti si era estinta e fu sollecitata dalla Consulta Araldica a richiedere il riconoscimento effettivo del titolo, ma ella era adolescente, non lo fece. Giulia Prosperi Buzi ( 1811-1872) cugina di Vincenzo Gioacchino Pecci futuro Leone XIII, viveva a Roma sposò il maturo uomo di mondo Filippo Cini che permise alla moglie qualche capriccio. Nel 1833 il conte Cini ospitava in casa il console francese Henri Beyle, ovvero Stendhal (1783-1842) grande amico di Filippo Caetani (1805-1864). Giulia fu
musa ispiratrice di Stendhal che s’innamorò di lei perché languissante e d’ ésprit naturel e lo disse al marito che gli rispose tranquillamente: -Naturale, è una donna splendida. Sarete a cena a casa nostra stasera?-

Il Cini vigilava sulla giovane moglie innamorata di Don Filippo Caetani. Quando nel 1834 nacque il primogenito Cini, Stendhal riporta che il conte esclamò: -Orribilmente brutto, decisamente non è mio-. Alcuni personaggi ne La Certosa di Parma ombreggiano Don Filippo e la contessa Giulia che lui chiama Sandre. Di lei scrisse: -Giovane, brillante, leggiadra come un usignolo, ha 25 anni appena. La bellezza è il minore dei suoi fascini: è impossibile trovare un’anima più sincera e priva di ogni prudenza, che si libra nella sua interezza nel vivere l’attimo -.

Dopo un furioso litigio in un ricevimento tra Filippo Caetani e Stendhal quest’ultimo scrisse a Giulia: “… farò un sacrificio” e tornò in Francia. Don Filippo Caetani lasciò i suoi beni ai quattro figli di Giulia.

Giancarla Sissa

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