Teatro, la grande magia

Il Maestro Tonino Cicinelli ci accompagna nell’affascinante storia del “palcoscenico” attraverso i secoli. Si inizia con il Teatro Medioevale

Ringrazio il direttore e amico de Il Corace, Emilio Magliano, per l’opportunità di aver rivissuto, sulle pagine del mensile da lui diretto, i momenti più salienti dei miei più di cinquanta anni di teatro. Terminata questa carrellata di ricordi, Magliano stesso mi ha invitato a continuare a scrivere sul teatro, ampliando l’interesse di questa nobile arte, non più a livello locale ma nazionale, con richiami anche agli autori più interessanti a livello internazionale, del periodo man mano trattato. Il compito si presenta molto più impegnativo, ma ringrazio della fiducia accordatami e mi accingo a trattare le vicende e i personaggi legati alla storiografia teatrale, iniziando dagli sviluppi teatrali del medioevo. Tralascio quindi, volutamente per questione di spazio-tempo, il periodo greco – romano con la nascita della tragedia greca e successivi sviluppi della commedia nuova, nonché il teatro romano con la commedia e tragedia, fino al mimo e agli spettacoli circensi, per approdare, direttamente, alle vicende legate al medioevo. Di ogni periodo, analizzeremo le origini e forme teatrali nonché i migliori autori e rappresentanti di tale epoca.

Teatro Medievale: Origini e sviluppo

Nel medioevo le rappresentazioni legate alla cultura greco-romana man mano diminuirono fino a scomparire, ma il teatro, anziché dissolversi, prese forme nuove

In tale periodo, durante le feste religiose, tutte le cerimonie venivano accompagnate dai “tropi”, brevi dialoghi interpretati e cantati dai religiosi, mentre i fedeli partecipavano a questa forma di devozione popolare. Questi intermezzi, man mano divennero più continui e completi tanto da sfociare in veri spettacoli teatrali a carattere religioso. E’, attraverso questo contesto che la Chiesa individuò, nel teatro religioso, un potente strumento per alimentare il fervore della fede. Ecco allora apparire le sacre rappresentazioni con attori dilettanti che, per l’occasione si spostavano in luoghi fuori della Chiesa, i caratteristici “luoghi deputati”, sui sagrati o lungo le strade. In tali occasioni, ad esempio, l’altare rappresentava il Paradiso, mentre l’ingresso della Chiesa l’inferno. Accanto al proliferare della religiosità attraverso le forme teatrali, continuò a vivere e propagarsi anche il teatro popolare profano, in antitesi a quello religioso, con battute, scherzi e giochi di abilità.

Questi teatranti, con la loro arte di giocolieri, burattinai, trampolieri, prestigiatori ecc., si esibivano durante le fiere, nei mercati o in feste private tenute nei palazzi aristocratici. Una particolare manifestazione, seguita moltissimo dall’entusiasmo della gente, era la “festa dei folli” in occasione dei festeggiamenti del Carnevale. L’aspetto carnascialesco meriterebbe un più approfondito esame, ma al momento preferisco tralasciarlo e restare nella trattazione più generale del medioevo. Poiché tali “attori” si esibivano e si spostavano continuamente da un paese all’altro, riuscivano a vivere alla giornata anche o soprattutto grazie alla generosità delle persone aristocratiche che li ospitavano, spesso, nelle loro corti. Tra questi
personaggi, merita una menzione particolare la figura del giullare, caratteristico poeta-buffone, di una particolare cultura, che gli permetteva di arricchire la sua arte con notizie e idee offerte al pubblico. La chiesa non vedeva di buon occhio questa trasformazione scenica rispetto al proprio impianto religioso, perché gli artisti del teatro popolare profano tendevano a trasformare e trasfigurare il proprio corpo, andando così, per la Chiesa, contro natura, dal momento che per Essa, ogni elemento che vada contro natura viene inteso contro la volontà di Dio. Non solo, ma l’artista “profano” non ha fissa dimora e l’essere un personaggio girovago per la Chiesa era una colpa, poiché rappresentava un’anomalia sociale.

Analizzeremo, nella prossima occasione, lo sviluppo del teatro medievale in Italia, dove i documenti più antichi sono delle poesie in cui scopriamo monologhi proprio dei giullari.

Tonino Cicinelli

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