Russia-Ucraina: le radici di un conflitto. Il ruolo subalterno dell’Europa. Gli impegni non mantenuti di Kiev
“La Storia si studia per comprendere il presente e progettare il futuro”
I miei ex alunni di Cori ricordano bene questo ritornello sul motivo del perché si debba studiare la Storia. Lo studio del passato di per sé non ha alcun valore se non nel progetto di costruire la società del futuro. Periodi anche lontani nel tempo sono utili per comprendere i conflitti tra le superpotenze, l’imperialismo di Atene ne è un esempio attualissimo. Storie di guerre per il predominio commerciale e lo sfruttamento delle risorse a cui oggi potremmo aggiungere il controllo dell’informazione.
Tutto già scritto anche e soprattutto alla luce dei giorni nostri. Dopo la II guerra mondiale, che vede vincitori gli USA e l’URSS, viene fondata la NATO a cui l’Unione Sovietica risponde poco dopo con il Patto di Varsavia. Due alleanze militari speculari che definiscono, salvo rare eccezioni, la spartizione del mondo in due blocchi. In Europa cala quella che sarà definita la “cortina di ferro”, che non sarà solo un confine materiale tra l’Ovest e l’Est, ma rappresenterà un limite ideologico invalicabile. Sei con noi o contro di noi, sei dentro o sei fuori, sei con l’America o con la Russia., sei occidentale e “provatamente democratico” o comunista? In questo dilemma si sono compiute le tragedie del popolo ungherese e cileno, coreano e vietnamita, gli eccidi etnici per conto delle multinazionali in Africa e i sanguinosi golpe in centro-sud America. Semplificando, un vero schifo. Un intreccio di guerre sporche che con gli interessi reali delle popolazioni nulla avevano a che fare. Ed in questo quadro si inserisce anche l’attuale guerra in Ucraina che non inizia solo dagli eventi del 2022 o del 2014, ma che ha le sue radici nel prosieguo in altro modo della “guerra fredda” tra Stati Uniti e URSS, poi Russia. La regione Ucraina è un misto di culture e sentimenti religiosi differenti, spartita in passato tra l’impero Austro-Ungarico, la Polonia e la Russia.

Il multiculturalismo era una delle doti migliori di queste popolazioni, si parlava indifferentemente il russo e l’ucraino, così come le due chiese ortodosse convivevano su questo grande territorio dell’est europeo. Come stato indipendente l’attuale Ucraina rinasce nel 1991 dopo la trasformazione dell’URSS in Russia, per intenderci. Riassumere le alterne vicende politiche dell’Ucraina negli ultimi trent’anni è ripercorrere la storia di una nazione divisa tra popoli che, sotto il regime comunista hanno convissuto bene o male (più male che bene) pacificamente dalla fine del secondo conflitto mondiale fino all’indipendenza del 1991. Da quell’anno in poi in Ucraina si sono susseguiti molti governi che, facendo vicendevolmente forza sui due principali raggruppamenti (filo occidentale ad ovest e filo russo ad est) hanno cercato di indirizzare la loro politica alternativamente avvicinandosi ai paesi della UE o alla Russia. Questo “impossibile equilibrio” è stato favorito dall’ingerenza della NATO, dietro cui si intravedevano gli interessi degli USA, e dall’altra parte dalla Russia di Putin.
Un ruolo importante lo ha avuto anche e soprattutto la negligente diplomazia degli stati UE i quali non hanno voluto o saputo comprendere che sul territorio europeo in quell’area si stava preparando un sanguinoso conflitto. L’Ucraina, per la sua stessa storia, accomuna lingue, culture e sentimenti religiosi differenti ed avrebbe avuto bisogno di essere governata con lungimiranza e politiche più accorte e rispettose delle diverse sensibilità delle comunità presenti sul suo territorio. Così non è stato. I vari governi e le presidenze succedutesi dal 1991 ad oggi: Kravčuk, Kučma, Juščenko, Janukovyč, Turcy- nov, Tymošenko, Porošenko e Zelens’kyj per ragioni elettorali e di potere hanno favorito alternativamente le comunità filo russe o filo occidentali. Tutti questi governi e presidenze, spesso anche in conflitto tra loro, sono state sempre tacciate da più parti di corruzione ed il paese è via via divenuto preda di forti nazionalismi con la presenza, in entrambe le parti, di gruppi neo nazisti ed antisemiti. Episodi rilevanti come le stragi di piazza Maidan, quella di Odessa, le guerre e le relative repressioni scoppiate nelle comunità del Dombas e del Luansk e non ultima l’annessione della Crimea alla Russia hanno contrassegnato il periodo dalla fine del 2013 all’invasione, deprecabile ma a quel punto inevitabile, del 2022 da parte dell’esercito russo.
In sintesi dopo la caduta del muro di Berlino c’era un preciso impegno da parte della NATO (quindi degli Stati Uniti che di questa alleanza sono il dominus) di non estendere agli stati ex Unione Sovietica “l’ombrello” NATO. Impegno che non riguardava l’eventuale adesione degli stessi paesi all’UE, poi avvenuta nel corso degli anni successivi. Così non è stato. Lo stesso ex segretario di stato americano Kissinger, con lungimiranza, aveva previsto il pericolo di un conflitto nel caso in cui i paesi confinanti con il territorio russo: Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia e Norvegia fossero entrati a far parte della NATO, rompendo un equilibrio di posizioni militari sullo scacchiere europeo consolidato dal 1945. Come poteva mai favorire la pace in Europa il riarmo di questi paesi e la presenza delle armi americane lungo il confine orientale del nostro continente? Del resto lo spettro della guerra già si era affacciato nei Balcani nei primi anni ’90 e l’intervento NATO contro la Serbia fu avallato dal governo D’Alema!
Oggi a due anni dal conflitto i governanti europei continuano a blaterare di una vittoria dell’Ucraina e, a nostre spese, a rifornirla di armi.
Obbedendo ai diktat americani, rinunciamo ad intraprendere serie e decise azioni per fermare questa guerra. Zelens’kyj nel frattempo non vuole rendersi conto della realtà sul campo e sedersi al tavolo negoziale con l’unico interlocutore possibile, piaccia o meno, la Russia di Putin. La richiesta di poter usare le armi NATO a lungo raggio d’azione sul territorio russo apre scenari da terza guerra mondiale, quella con le atomiche. Nel frattempo le scellerate politiche dei governanti europei, ignorando i reali interessi dei loro popoli, vanno accodandosi sempre di più alle strategie americane che imprudentemente preparano la guerra con la Cina. Profeticamente e con gran lungimiranza Sandro Pertini nel discorso che tenne al Senato il 7 marzo 1949 disse: “Noi siamo contro il Patto Atlantico, prima di tutto perché questo Patto è uno strumento di guerra…. Ma il nostro voto è ispirato anche a un’altra ragione. Questo Patto Atlantico in funzione antisovietica varrà a dividere maggiormente l’Europa, scaverà sempre più profondo il solco che già separa questo nostro tormentato continente…”!
Ettore Benforte
Insegnante a Cori dal 1977 al 2012