Il bell’Antonio

Cento anni dalla nascita di Marcello Mastroianni. L’ultimo vero Divo. Da Sophia Loren ad Anita Echberg. E Fellini…

Nei confronti di Mastroianni ho sempre provato una sorta di vicinanza affettiva. Quando seppi che recitava a Napoli al Teatro Diana “Le ultime lune”, lo attesi alla fine dello spettacolo. Gli chiesi se fosse stato disponibile a un incontro con gli studenti dell’Università Federico II di Napoli. Mi colpirono i suoi spessi occhiali e il pesantissimo cappotto che indossava. Attese qualche secondo e, poi, un po’ affaticato, dopo avermi regalato un tiepido sorriso, rispose: “Sono vecchio, sto morendo. Auguri per le sue manifestazioni.” Lo accompagnai con lo sguardo, in uno stato di trance mentre si incamminava per l’uscita. Scrivere un articolo su Mastroianni, a cento anni dalla sua nascita, è come raccontare la storia del cinema italiano.

Nella sua lunga carriera, infatti, è stato diretto dai più grandi registi, italiani. Messi da parte i suoi film più noti, (gli indimenticabili “8 1/2” “La dolce vita”, “Divorzio all’italiana”, “Matrimonio all’italiana”, “La notte” e “Una giornata particola re”…), altri sono i film ai quali sono molto legato: “Il medico e lo stregone”, “Cronaca familiare”, “Lo straniero”, “Allonsanfan”, “Fantasma d’amore” “Oci ciornie” e “Sostiene Pereira”. Su tutti, il mio preferito è, però, lo struggente “Il bell’Antonio” di Mauro Bolognini. Ecco la trama.

Antonio Magnano (Marcello Mastroianni), affascinante trentenne, dopo aver vissuto tre anni a Roma, ritorna a Catania con la fama di irresistibile seduttore. Il padre gli ricorda che è tempo di sposarsi e che è già promesso a Barbara Puglisi. Antonio prende tempo. La sera stessa, Edoardo, il cugino, gli mostra la fotografia di Barbara. Antonio resta così incantato dalla sua bellezza che, rientrato a casa dichiara al padre e alla madre che ha deciso di sposarsi. Dopo il matrimonio, Antonio e Barbara si trasferiscono nella casa di campagna dello sposo e, allo scadere di un anno, il papà di Barbara comunica ad Alfio che la figlia è ancora illibata e che farà annullare il matrimonio. Alfio pensa a un’oscura macchinazione, ma poi l’imbarazzato silenzio del figlio gli conferma l’amara verità. Barbara si risposa con il ricchissimo duca di Bronte, e Alfio, per dimostrare a tutti che è un “vero” uomo, va in un casino e muore tra le braccia di una prostituta. Santuzza, la cameriera, resterà poi incinta e la paternità verrà attribuita ad Antonio, che continuerà per tutta la vita a sognare Barbara. Sceneggiato da Pier Paolo Pasolini e Gino Visentini, tratto dall’omonimo romanzo di Vitaliano Brancati, il film, venato da una dolente melanconia, è un inno all’amore romantico, spirituale e pre-genitale. Antonio, infatti, passerebbe la vita a mirare l’amata sposa e non comprende perché lei abbia tramato alle sue spalle, confessando al padre un segreto che apparteneva a loro. Barbara è descritta come una moglie adorabile, ma quando si insinua in lei il dubbio che Antonio non la desideri, decide di dar luogo alla sua personale vendetta.

Ignazio Senatore
Sindacato Critici Cinematografici e Psichiatra.
Direttore Artistico del Festival "I corti sul lettino"
Giornalista e saggista
Collaboratore de Il Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera

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