Nel Medio Evo il dramma sacro, pur essendo un’espressione teatrale simile in tutta Europa, in Italia le origini e tutte le manifestazioni si presentano con un carattere diverso rispetto a Spagna, Francia e Inghilterra. Mentre da noi il dramma sacro rappresenta soltanto un episodio isolato, distaccato completamente dalla situazione drammatica successiva, ciò non avviene in Inghilterra, dove il teatro elisabettiano effettua una continuità diretta con il precedente teatro religioso. Anche in Spagna e in Francia, subentrano autori del quattrocento e cinquecento che adottano una soluzione di continuità tra il dramma religioso e quello classico.
La popolazione italiana viene, in questo periodo, agitata da un grande movimento rinnovatore, nel quale si manifesta direttamente il dramma religioso in volgare. I vangeli stessi vengono riappropriati del loro significato intimo da strati sociali desiderosi di riacquistare il loro diritto alla vita. Francesco d’Assisi si è fatto apostolo di fede e Gioacchino da Fiore elabora e diffonde la dimensione della vita sociale su basi etiche, secondo i dettami del vangelo. Nel 1233 tale entusiasmo religioso raggiunge la fase più intensa, tanto da essere dichiarato l’anno dell’Alleluja. Nello stesso anno riecheggiano per le strade e le piazze d’Italia “laudi” in volgare, derivate da quelle in latino. In seguito, le compagnie stabili, continuano la consuetudine dei canti corali. Da qui ci sarà uno scambio di composizioni tra una compagnia e l’altra, in cui hanno parte non solo ecclesiastici, ma laici, ex giullari, letterati e musicisti. La più antica testimonianza delle “laudi” è contenuta nel codice dell’Archivio della Confraternita dei Disciplinati in Santa Croce di Urbino. Si distinguono due gruppi: quelle che hanno come oggetto la passione e i dolori della Vergine e quelle che trattano del peccatore. Queste “laudi” sono abbastanza drammatiche e rispecchiano una visione pessimistica dell’Universo. Alcune composizioni si articolano in battute sul tracciato del canto e richiedono una messa in scena. Verso la fine del XIII° e i primi del secolo XIV°, la Compagnia dei Disciplinati di Perugia effettua la più importante attuazione di elaborazione teatrale. E’ da questo momento che la “lauda”, pian piano, gradualmente, viene sostituita dalla sacra rappresentazione.

L’aspetto del dramma sacro, in Italia, ha uno scarso rilievo, proprio per la particolarità del suo genere, che non fornisce altro che scarsi elementi di testimonianza nei confronti del pubblico. Di fatto, dopo la grande fiammata dovuta al francescanesimo, il clima religioso subisce un’eclissi grave. Del resto, tale eclissi si prolunga anche nelle civiltà mediterranee, la greca e la latina da cui deriviamo. Tornando, un attimo, più attentamente, all’evoluzione del teatro medievale, man mano questo momento drammatico opera un salto di qualità: si recita in lingua volgare e in scena non vedremo più monaci, ma attori dilettanti che appartengono alla laicità. Di conseguenza, gli spazi della Chiesa vengono sostituiti da quelli della città; e cambiano anche le storie che si raccontano in scena, ad esempio, viene rappresentata non più la Resurrezione di Cristo, ma la sua Passione dove viene messa in luce l’umanità di chi si sacrifica per il genere umano.
Assistiamo, così, ad un teatro sempre più spettacolare: allestimenti molto spaziosi, eventi che possono protrarsi per più giorni, tutte le strutture vengono elaborate in modo più completo e complesso e disposte in modo da essere viste contemporaneamente da tutti. Prossimamente, prima di tralasciare il Teatro Medievale, ci occuperemo di Jacopone da Todi, religioso e poeta italiano (1230 – 1306, considerato dai critici uno dei più importanti poeti del Medioevo, tra i più celebri autori di “laudi” religiose della letteratura italiana, per poi soffermarci, un attimo ancora, sul teatro medievale laico tra giullari e musici.
Tonino Cicinelli