Come la civetta quando di giorno compare

Perché in Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece di scherzare, si vuol fare sul serio. L’equivoco dei “professionisti dell’anti mafia” e i rapporti con il PCI

Sono queste le parole che Leonardo Sciascia sceglie per presentare ai suoi lettori la storia di omertà e denuncia sociale oggetto del suo romanzo più famoso. Il giorno della civetta, pubblicato nel 1961, è un racconto di denuncia che rappresenta un punto di svolta nella letteratura italiana. È uno dei primi testi a trattare esplicitamente il tema della Mafia, fino ad allora raramente affrontato in maniera diretta dalla cultura ufficiale. Sciascia stesso era consapevole della delicatezza e dei rischi legati a questa scelta: fino a quel momento, infatti, parlare apertamente di Mafia significava sfidare il codice dell’omertà, una regola implicita ma inviolabile per molte comunità siciliane e per il sistema di potere che tollerava, o addirittura proteggeva, l’esistenza della Mafia. Negli anni Sessanta, la Mafia era ancora un fenomeno poco noto al di fuori della Sicilia e sottovalutato dalla politica e dalla società civile italiane. La letteratura e il cinema avevano rappresentato le organizzazioni criminali, ma quasi mai con la chiara identificazione che Sciascia scelse di darle. Questo rende il romanzo particolarmente coraggioso e innovativo, soprattutto perché non si limita a descrivere gli atti criminali, ma scava nelle connessioni politiche e sociali che alimentano e proteggono la Mafia.

La trama di Il giorno della civetta ruota attorno all’omicidio di un piccolo imprenditore siciliano, Salvatore Colasberna, ucciso in pieno giorno in un piccolo paese. Le indagini sono affidate al capitano Bellodi, un uomo del nord Italia che si scontra subito con il muro di silenzio e diffidenza degli abitanti. Il capitano rappresenta una figura di giustizia, un outsider che cerca di capire e scardinare un sistema apparentemente impenetrabile. Attraverso il personaggio di Bellodi, Sciascia mette in scena lo scontro fra due mondi: quello della legge e quello dell’omertà. Uno dei temi centrali del romanzo è la percezione e la manipolazione della verità. La Mafia, così come viene rappresentata da Sciascia, è un sistema che opera nell’ombra e che riesce a manipolare le informazioni, a distorcere i fatti e a proteggere i colpevoli. La verità non è solo difficile da raggiungere, ma spesso è oggetto di interpretazioni contrastanti, di interessi che ne ostacolano l’emergere. La pubblicazione del romanzo ebbe un impatto significativo, suscitando reazioni contrastanti. Da una parte, ricevette lodi per il coraggio e l’originalità della denuncia, tanto che fu uno dei primi libri a fare luce sulla connivenza tra Mafia e politica.

Tuttavia, fu anche criticato da chi riteneva che Sciascia avesse esagerato o travisato la realtà siciliana. In particolare, alcuni lettori e intellettuali dell’epoca rifiutavano di riconoscere l’esistenza di una Mafia potente e organizzata, relegandola piuttosto a una serie di episodi di micro-criminalità.

La Mafia, agli inizi degli anni Sessanta, non era ancora un tema così presente nel dibattito pubblico italiano, e parlarne apertamente significava sfidare l’ordine costituito. Tanto che per Sciascia, negli anni Ottanta, arrivò addirittura la frattura (quasi insanabile) con il PCI, in seguito alla pubblicazione del celebre articolo I professionisti dell’antimafia sul Corriere della Sera nel 1987. In questo scritto, Sciascia denunciava quella che riteneva una spettacolarizzazione del tema mafioso da parte di alcune figure, anche vicine al PCI, accusandole di sfruttare la lotta alla Mafia per costruirsi carriere politiche o mediatiche. Sebbene le sue intenzioni fossero quelle di richiamare a una maggiore serietà e coerenza, l’articolo suscitò un’ondata di critiche, in particolare da parte della sinistra e degli ambienti legati al PCI. Sciascia non intendeva sminuire l’importanza della lotta alla Mafia, ma piuttosto sottolineare che questa doveva essere autentica e priva di strumentalizzazioni. Tuttavia, la polemica lo mise in una posizione scomoda, portandolo a essere percepito da alcuni come un intellettuale disilluso e cinico. Leggere Il giorno della civetta oggi significa confrontarsi non solo con un classico della letteratura, ma anche con una denuncia sociale ancora attuale.

La forza del romanzo risiede nell’abilità di Sciascia di usare la Mafia come metafora di una realtà più ampia: il fenomeno mafioso non viene descritto come un’entità locale o isolata, ma come un male radicato nella cultura del potere. Bellodi è il simbolo di una giustizia idealizzata che si scontra con la rassegnazione e l’omertà, quasi come un Don Chisciotte contemporaneo che lotta contro un nemico invisibile e inafferrabile. Sciascia ci fa capire che il problema della Mafia non è solo la violenza o l’illegalità, ma anche l’acquiescenza sociale e politica che le permette di prosperare. Ci invita a interrogarci sul nostro rapporto con la verità, sulla responsabilità civica e sul coraggio di affrontare le ingiustizie, anche quando sembrano invincibili. In un’Italia che ancora oggi combatte contro il potere criminale in diverse forme, Il giorno della civetta rimane un richiamo urgente alla consapevolezza e all’azione, ricordandoci che l’indifferenza e il silenzio sono tra i più potenti alleati del male.

Tommaso Guernacci
Docente di Letteratura

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora