Come si elegge il Presidente Usa. Un meccanismo farraginoso
La sera del sei novembre ci siamo appassionati, rallegrati o rattristati, per i risultati delle elezioni USA. Abbiamo perso qualche ora di sonno davanti al televisore, numeri e percentuali, cercando di capire da quale arcano congegno elettorale uscissero i risultati della sfida tra la Harris e Tramp, democratici e repubblicani, il blu ed il rosso degli Stati Uniti d’America. Interviste, opinioni, sondaggi che per settimane hanno riempito i telegiornali e poi in poche ore era tutto finito, ma di quel tutto avevamo solo capito che uno aveva vinto e l’altra perso. Ci bastava il risultato chiaro e netto. Il sistema elettorale degli Stati Uniti d’America è quanto di più lontano da quello italiano in cui alla fine delle elezioni stentiamo a comprendere chi ha realmente vinto e chi perso ed i numeri “ballano” a secondo delle dichiarazioni del politico di turno. In America è diverso, il sistema è complicato più del nostro, al limite del ridicolo, ma alla fine niente incertezze, c’è chi ha vinto e chi ha perso!
La Costituzione americana con la sua legge elettorale nasce alla fine del ‘700, all’indomani della sanguinosa guerra di indipendenza combattuta contro la monarchia inglese. Questa guerra sanguinosa fu decisiva nella scelta iniziale che i costituenti si trovarono ad adottare tra monarchia e repubblica. Dopo lunghe discussioni si preferì la forma di una Repubblicana Federale in cui il Presidente, scelto direttamente dai cittadini ogni quattro anni, fosse anche capo del Governo. Un compromesso in cui il potere del Presidente veniva bilanciato in parte dal potere legislativo del Congresso (Camera e Senato), che egli non aveva diritto di sciogliere. Il potere Giudiziario è invece affidato alle Corti dei singoli Stati ed alla Corte Suprema federale per le controversie tra gli Stati dell’Unione.

I candidati dei due maggiori partiti (Democratico e Repubblicano) vengono scelti durante le primarie. Per essere eletti, Presidente e vice Presidente, occorre che abbiano compiuto 35 anni, essere nati e risiedere negli USA da almeno 14 anni. Ogni cittadino che ha più di 18 anni può votare per il Presidente e per il Congresso, ma per farlo il cittadino si deve iscrivere nelle liste elettorali, circa un mese prima del giorno dell’elezione. Il sistema elettorale americano prevede regole diverse da Stato a Stato, come il voto anticipato o per corrispondenza. I voti elettorali vengono aggiudicati all’interno di ciascuno dei cinquanta Stati con un sistema maggioritario secco. Sulla scheda elettorale compaiono i nomi del candidato e del suo vicepresidente. Il voto dato dal popolo viene però assegnato ai cosiddetti Grandi Elettori, persone che vengono scelte dai candidati in ogni Stato. Che significa?
L’elezione del presidente degli Stati Uniti è indiretta. I cittadini scelgono, cioè, i Grandi Elettori, delegati dai partiti nei singoli Stati in numero proporzionale alla popolazione. Con questo sistema è anche possibile per un candidato perdere le presidenziali pur avendo ottenuto più voti del rivale. Questo perché i cittadini non votano direttamente per il candidato presidente, bensì per i Grandi Elettori del loro Stato. I Grandi Elettori sono uomini e donne di fiducia del partito, una volta terminata la campagna elettorale ritornano ad essere normali cittadini. Chi vince il voto popolare, anche per un solo voto di scarto, conquista tutti i Grandi Elettori in palio in quello Stato. Il numero dei Grandi Elettori corrisponde alla somma dei deputati e senatori che rappresentano lo Stato. Ogni Stato della federazione esprime un numero di Grandi Elettori (in totale 535 più tre dello Stato di Columbia-Washington) in proporzione al numero di abitanti. Ad esempio la California ha 54 Grandi Elettori e giù fino al Vermont che ne ha solo tre. Dopo le votazioni i Grandi Elettori esprimono, Stato per Stato, la loro preferenza, comunicando poi a Washington la loro scelta. Affinché un Presidente sia eletto occorre quindi un numero di 270 Grandi Elettori. I voti espressi dal Collegio elettorale vengono poi conteggiati e ratificati dal Congresso che si riunirà il 6 gennaio prossimo in assemblea congiunta, presieduta dal vicepresidente in carica. Al termine di questi passaggi formali, il candidato che ha vinto viene ufficialmente eletto. L’insediamento del Presidente e del suo vice avverrà solo il 20 gennaio 2025, fino a quel momento saranno in carica il Presidente ed il vice Presidente uscenti.
Durante le elezioni presidenziali si vota anche per il Congresso (435 deputati e un terzo dei 100 senatori). Dopo due anni, durante le importanti elezioni di medio termine, si vota di nuovo per l’intera Camera e per un terzo del Senato. Il Congresso ha il potere legislativo ed è fondamentale per le leggi che comportino tasse e spese perché queste leggi devono ottenere l’approvazione del Congresso. In America funziona così!
Tutto chiaro? Forse, ma riflettiamo sul sistema di potere degli USA. Detto che alla base di ogni democrazia vige l’obbligo della divisione dei poteri, quale equilibrio tra poteri potrà esserci oggi negli USA visto che il Congresso è a maggioranza Repubblicana, così come l’orientamento della Corte Suprema con gli ultimi tre membri nominati da Trump che ha pure la facoltà di scegliere i capi della CIA e dell’FBI? Quando pensiamo alla nostra Costituzione, quella italiana del 1948, ringraziamo ancora una volta i padri costituenti che da questi possibili errori ci hanno messo al riparo. Da noi le leggi le fa solo il Parlamento, il Governo governa e basta ed il rispetto delle leggi non è discrezionale, ma affidato alla Magistratura. Ci piaccia o meno e con qualsiasi Governo di turno. In Italia funziona così!
Ettore Benforte