Il difficile rapporto tra Potere e Informazione. Il giornalismo libero è sempre più baluardo democratico nella deriva sovranista dell’Occidente. In Italia la stampa è sotto attacco di un esecutivo che non accetta critiche. Il delicato equilibrio tra neutralità e imparzialità.
“È la stampa, bellezza!
E tu non puoi farci niente, niente”.

È questo il finale del celebre film “L’ultima minaccia”, pellicola statunitense del 1952 con Humphrey Bogart (in copertina nella scena cult del film) nel quale si affronta, attraverso uno scontro tra il direttore di un giornale e un boss del malaffare, il rapporto tra il cronista da una parte e il “pezzo grosso” del potere dall’altra. Pensate: 1952! Ma ben poco è cambiato in tutto l’Occidente democratico; anzi, le cose sono peggiorate in questa fase della Storia nella quale siamo immersi come contemporanei.
Stiamo vivendo – con preoccupante leggerezza – una svolta epocale che vede nei paesi ancora liberi l’avvento di una ondata di sovranismo illiberale con tutti i crismi del revanscismo, della reazione e della restaurazione. Sotto la spinta di Trump e del suo mentore Musk, artefice di fake news su scala planetaria, si tenta di trasformare in “democratura” quei modus vivendi di libertà che sulle ragioni dell’Illuminismo, da Montesquieu in poi, hanno trovato la loro “ragion d’essere”. La libera informazione è quindi – per costoro – il nemico non da contrastare, ma da abbattere, limitandone gli spazi d’azione e di agibilità attraverso la concentrazione delle testate, le minacce, la censura, l’individuazione del “nemico” non più solo nel mezzo di informazione, ma del giornalista stesso additato come colui da colpire. In Italia abbiamo una Presidente del Consiglio che rifiuta ogni dialogo con la stampa, che ha dato ordine ai sui di non partecipare ai dibattiti se non sulle reti “amiche”, che ha cancellato dalla sua agenda ogni conferenza stampa. L’accusa è che taluni giornali e TV (riferimento a “La7″), non sarebbero indipendenti”.
Bene: a prescindere che Palazzo Chigi controlla le reti Rai e Mediaset, si finge di non capire che l’essenza di un giornale è nel suo riconoscersi in un area politica e culturale senza la quale la testata equivarrebbe a una nave senza bussola e senza rotta che naviga a vista, e soprattutto senza anima. La neutralità è impossibile e non auspicabile. Al contempo è fondamentale l’imparzialità senza la quale verrebbe meno il rispetto per la verità, per i lettori, per il proprio lavoro e soprattutto per lo stesso interlocutore di riferimento al quale mancherebbero suggerimenti critici. Quando è necessario devi criticare anche nel tuo campo: questo fa un giornale serio. Se ciò non avviene non sei un giornalista, ma un servo. Esattamente come i maggiordomi in camicia nera che randellano ogni giorno dai loro covi redazionali: “Il Tempo”, “La Verità”, “Il Giornale”, “Libero”. Bazooka al posto della tastiera.
Ecco perché, mai come in questo momento, l’informazione non di regime si erge a baluardo della democrazia e a chiunque cerchi di contrastarla bisogna rispondere con forza e determinazione: “È la stampa, bellezza!”
Emilio Magliano