Tante pellicole girate nella splendida località laziale

Quanti film hanno provato a descrivere quel distacco incolmabile che divide due generazioni? Uno dei più illuminanti su questo tema è “La voglia matta” di Luciano Salce, film girato nel 1962, tra le splendide dune di Sabaudia, location di altri tantissimi film da Totò sceicco di Mario Mattoli a Film d’amore e d’anarchia di Lina Wermuller, da Compagni di scuola di Carlo Verdone a Immaturi di Paolo Genovese. In questa commedia agrodolce, che ebbe non pochi problemi con la censura, ispirata al racconto “Una ragazza di nome Francesca” di Enrico La Stella, protagonista è l’ingegner Antonio Berlingheri (Ugo Tognazzi), trentanovenne industriale milanese, separato.
Con lo spider decappottabile, lungo la strada si imbatte in alcuni adolescenti, diretti al mare che, lo prendono dapprima in giro e gli chiedono poi soccorso, perché la loro auto è ferma senza benzina. Attratto da Francesca (Catherine Spaak), una sedicenne dal visino candido che, per gioco, gli fa gli occhi dolci, Antonio li aiuta e li segue, poi, in una villa in riva al mare.
Nonostante sia oggetto di scherno dei ragazzi, prepara per loro un pranzetto con i fiocchi e partecipa, con distacco, ai loro scherzi infantili. Credendo di poter fare colpo su Francesca, si taglia i baffi e le chiede, addirittura, di sposarlo. La notte, sulla spiaggia, lei gli concede (forse) dei momenti d’intimità ma, al risveglio, Antonio scopre che è andata via con gli amici. Al di là della trama, arricchita con alcune hit di quell’epoca (“Sassi” di Gino Paoli, “Due note” di Mina,“Brigitte Bardot” di Jorge Veiga), colpisce come il regista sappia descrivere, seppur con ingenuità e leggerezza, la distanza tra i giovani beatnik, pre-sessantottini di allora e la generazione dei quarantenni. I protagonisti, seppure divisi tra loro, solo da una ventinad’anni, sembrano, infatti, lontani anni luce.

Più di narrare di un trentanovenne che perde la testa per una ragazzina, Antonio è descritto come un uomo che non si sforza di comprendere il modo di stare insieme dei giovani in vacanza. Il suo sguardo è quello di un uomo spento, invecchiato, incapace di godere con loro dei momenti di pura evasione. Per tutto il film li giudica, li disapprova, prende le distanze e, neanche Francesca riesce a risvegliare in lui una liberatoria voglia di vivere.
Quella “voglia” alla quale fa riferimento il titolo del film, è infatti, legata solo alle pulsioni erotiche del protagonista e non al suo desiderio di lasciarsi andare e tornare, per qualche ora, l’adolescente allegro e spensierato che era, forse, un tempo. Lo comprendono bene i ragazzi che, sin dalle prime battute, lo ridicolizzano, gli spillano i soldi, lo sfruttano e, come merita, lo deridono. Un film che conferma come sia difficile, per chi appartiene a una generazione più adulta, mettere in moto quella “voglia matta” di accantonare le proprie certezze, aprire il cuore e ascoltare e comprendere davvero chi ha degli anni di meno.
Ignazio Senatore
Sindacato Critici Cinematografici e Psichiatra.
Direttore Artistico del Festival "I corti sul lettino"
Giornalista e saggista
Collaboratore de Il Corriere del Mezzogiorno /
Corriere della Sera