La politica asservita ai padroni delle tecnologie. Il caso Musk punta di un iceberg. I popoli si dissolvono in individui cibernetici. Prepariamoci a flussi informativi che non distinguono il vero dal falso. Non esistono più corpi sociali organizzati. La solitudine è l’altra faccia della “connessione globale”. In tale contesto il “conflitto sociale” rischia di perdere significato.
Siamo rimasti perplessi qualche mese fa dinanzi all’esortazione televisiva di Landini che incitava alla rivolta sociale. Intanto perché le rivolte non si annunciano, si fanno. Quando ci sono le condizioni esplodono da sé. Poi perché il proclama è stato lanciato dalle televisioni, dal centro del potere. Come se i Ciompi nella Firenze del ’300 per incitare alla rivolta fossero saliti sulla torre del Palazzo dei Priori, come se gli insorti della Bastiglia avessero lanciato il proclama dalla reggia di Versailles piuttosto che da una oscura bettola della periferia di Parigi. Evidentemente il potere non teme la rivolta, altrimenti avrebbe tenuto celato il messaggio. Non che Landini non abbia delle ragioni: il malessere giovanile di fronte alle incertezze del futuro, la precarietà del lavoro, i salari più bassi d’Europa, il carovita in alcuni
settori nevralgici della vita contemporanea, l’aumento della povertà. Anche se il governo dice che è aumentato l’indice dell’occupazione, la qualità dell’occupazione è veramente miserrima.
Tuttavia, sebbene le condizioni sociali siano precarie, o forse proprio per questo, non esistono più corpi sociali organizzati. I corpi intermedi, partiti, sindacati, associazioni, sono dissolti. Se non quando occupano il potere. La rabbia giovanile esplode in episodi di violenza legati ad atti di teppismo. Gli individui sono tristemente soli, siamo rimasti tutti soli dinanzi a questi strumenti tecnologici di cui ci hanno dotati come fossero una nuova appendice anatomica e non alziamo più la testa neppure per guardare gli altri. Non ci sono più rapporti fra le generazioni. Passeggio per strada e mi sforzo di salutare giovani avventori che incontro, spesso non ricevendo cenno di risposta. Spero che sia dovuto alla mia personale antipatia.

In questa condizione di isolamento quello che può esplodere è solo rabbia cieca, come nelle canzoni dei giovani rapper, non rivolta consapevole. Esistevano nel secolo scorso, che sembra un millennio fa, le strutture e le condizioni di lavoro che favorivano il contatto tra le persone e facevano coagulare interessi e idee comuni: la fabbrica fordista, il lavoro nelle campagne, le grandi università di massa. Tutto ciò non esiste più. Esistono le periferie del degrado, dove si ammassano gruppi di immigrati di seconda generazione e dove esplode ogni tanto rabbia inconsulta ma senza coscienza. Non un’idea comune, non organizzazione, non un fine comune. Le lotte sociali e le grandi manifestazioni organizzate nel corso degli ultimi due secoli avevano dietro di loro intellettuali, organizzazione e popolo.
Adesso ognuno si agita per proprio conto nei programmi televisivi, le organizzazioni politiche non esistono più e il popolo si è dissolto in individui cibernetici. Il luogo più frequentato sono i social, in cui ognuno fa per sé. Sono nelle mani di Zuckerberg, Musk e compagnia, che controllano dati, informazioni e materiale da mettere in circolazione. Spesso false “verità” elaborate a tavolino. Il Musk che parla dal pulpito della nuova presidenza americana come fosse un plenipotenziario e sostiene la falsa verità della segretaria dei neonazisti tedeschi, secondo la quale Hitler era comunista. Sono i nuovi profeti del “neofeudalesimo tecnologico”, una oligarchia di ricchi che intende limitare ancor di più la partecipazione democratica già ridotta al lumicino, accorpando nelle proprie mani gli strumenti di controllo sociale. Sono arrivati in ritardo rispetto al 1984 di Orwell, ma il loro arrivo sembra quello dei Cavalieri dell’Apocalisse.
Tommaso Conti