Alla luce dei nuovi assetti mondiali serve uno scatto responsabile di maggioranza e opposizione
L’irrompere sulla scena di Donald Trump sui grandi temi sta mutando (e in peggio, direi) l’ordine delle cose e un certo modo di intendere le relazioni internazionali. Si ha come l’impressione che stia crollando tutto un mondo, che poi è quello nato sulle ceneri della seconda guerra mondiale, e che per ottanta anni è sopravvissuto malgrado scossoni certo non da poco (si pensi allo sgretolamento dell’Unione Sovietica e di tutto l’est europeo comunista): con la presidenza Trump si è rotto un meccanismo fondamentale, e cioè la fiducia nell’affidabilità strategica degli Stati Uniti. Fino ad oggi, l’alternanza tra Democratici e Repubblicani alla Casa Bianca non metteva in discussione la continuità della politica estera americana, specialmente nelle relazioni transatlantiche.
C’è una spregiudicatezza di fondo, senza limiti, che sinceramente risulta inquietante e dagli esiti inimmaginabili: basti pensare al trattamento riservato all’Ucraina e al suo leader Zelensky, trattato brutalmente e sbeffeggiato dal presidente dello stato amico per eccellenza, e alla ripresa di rapporti con la Russia di Putin, dimenticando come sia nata tre anni or sono una guerra di invasione! In tutto questo quadro l’Europa deve battere un forte colpo e decidere una volta per tutte di attrezzarsi sul piano della politica estera e della difesa comune, ed anche sul piano sociale ed economico, lasciando da parte divisioni e distinguo. Risuonano le parole di Mario Draghi in proposito e insomma è necessario un salto di qualità, pena l’irrilevanza internazionale e la decadenza. L’Europa è obbligata a ridefinire con un guizzo di orgoglio e determinazione la propria fisionomia di entità sovranazionale indipendente.
Venendo adesso alle cose di casa nostra, la Premier Giorgia Meloni, pur con ogni dovuta cautela e prudenza, non può certo limitarsi a tirare a campare tra interessi europei, solidarietà con l’Ucraina e rapporto con l’America di Trump; e anche l’opposizione, PD in testa, non può puntare soltanto a criticare le mosse del governo giocando sul “tanto peggio tanto meglio”: di fronte ad un riassetto dello scacchiere politico europeo ed internazionale, almeno sulla politica estera, cioè sulle alleanze, ci dovrebbe essere una convergenza di fondo, una sorta di corresponsabilità sulle grandi questioni, per il superiore interesse nazionale (chi ricorda la solidarietà nazionale di fine anni Settanta?), e a questa corresponsabilità credo debbano essere chiamate non tanto le forze politiche più demagogiche e populiste (come la Lega e i Cinque Stelle), o quelle più radicali ed ideologiche (Sinistra Italiana-Verdi), ma soprattutto i due principali partiti di governo e opposizione (Fratelli d’Italia e Partito Democratico) e con essi quelli ancorati ad una cultura di governo come Forza Italia, i centristi di Renzi e Calenda, +Europa.
Nell’intento di poter ancorare il nostro paese ad una alleanza democratica che affonda le sue radici nella cultura occidentale, senza pericolosi e singolari accordi con paesi e Stati distinti e distanti da qualsiasi ancoraggio democratico, liberale e riformista.
Antonio Belliazzi