Quelle piccole commedie che smossero il moralismo

Il cinema erotico all’italiana negli anni ’70 e ’80. Film di cassetta che attirarono le critiche femministe ma che sdoganarono tabù e falsi perbenismi

Nel mio recente volume La commedia sexy alla napoletana: Enzo Cannavale, Vittorio Caprioli, Carlo Giuffrè, edito da “Il Foglio”, parto da quest’affermazione di Gerard Damiano: “Il film erotico non è altro che lo specchio delle nostre pulsioni più inconsce”. Il successo tributato alle “commedie sexy” è, innegabilmente, legato alla presenza di attrici dotate di un corpo da favola, costrette a spogliarsi, a essere spiate dal buco della serratura e a respingere le avances di attempati commendatori, onorevoli o industriali, perennemente assatanati di sesso. Sull’onda del movimento femminista, Laura Mulvey dichiara che, nei film, la donna è storicamente confinata ai margini del circuito della parola e della storia. Soffocata nel desiderio d’espressione e ridicolizzata, è mostrata, il più delle volte, come semplice oggetto di decoro. Le fa eco Maria Schneider: “Le donne sono sempre ideate per esistere in relazione a un uomo. Come in ogni campo, è l’uomo che detiene il potere, anche nel cinema.”

Eppure, in barba ai detrattori del genere, c’è chi ritiene le commedie sexy, nate dopo la rivoluzione sessuale del ’68, opere libere, pellicole che hanno dato un calcio al perbenismo borghese e all’ipocrisia di bigotti e benpensanti che odorano di incenso e sacrestia. La vera forza del genere è, infatti, legata a un perfetto mix tra le scene erotiche e uno script divertente, pieno di gag e di situazioni che affondavano le radici nel solco della commedia all’italiana.

In queste storie grottesche, ricche di colpi di scena, che ruotano intorno ai classici equivoci e agli immancabili tradimenti, sono presi di mira per lo più i rappresentanti del potere: onorevoli, sottosegretari, alti prelati. E se da un lato la fortuna di queste pellicole è dovuta alla presenza di attrici come Edwige Fenech, Gloria Guida, Carmen Villani, Lilli Carati, Femi Benussi, Annamaria Rizzoli, Nadia Cassini, è innegabile che, al loro fianco, compaiono attori come Lino Banfi, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani, Enzo Cannavale, Vittorio Caprioli, Carlo Giuffrè, Mario Carotenuto, Gianfranco D’Angelo che, con la loro vis comica, regalano agli spettatori in sala un’ora a e mezza di pura evasione.

L’approccio di attori e caratteristi alla bellezza femminile di turno è così ridicolizzato che non può che scatenare l’ilarità del pubblico. Il successo del filone dipende, infatti, dall’intuizione dei registi e degli sceneggiatori nel mostrare come le fantasie dei protagonisti maschili non possano mai essere realizzate. Per poter continuare a esistere, infatti, il loro desiderio deve essere sempre procrastinato e rimandato all’infinito.

Non è un caso che i registi mostrano sullo schermo solo le prime effusioni amorose dei protagonisti maschili, a conferma della raffigurazione di una sessualità più fantasticata che agita. C’è da dire, altresì, che, nonostante il suo declino, la commedia sexy all’italiana occupa un posto importante della storia del cinema italiano, vuoi per aver svecchiato un panorama sessuofobico, e soprattutto per aver ridisegnato, in qualche modo, i concetti della morale del tempo, formulati da moralisti benpensanti, espressione di un’Italia retrograda e bacchettona. Infine, a distanza di quasi cinquant’anni, con il dilagare di scene di nudo al cinema e in televisione, molto meno caste di quelle mostrate in queste commedie sexy, possiamo affermare che queste pellicole, che hanno allargato gli orizzonti della libertà, possono essere proiettate, senza destare scandalo, anche in un convento delle Orsoline.

Ignazio Senatore
Sindacato Critici Cinematografici e Psichiatra.
Direttore Artistico del Festival “I corti sul lettino”
Giornalista e saggista
Collaboratore de Il Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera

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