Il silenzio delle istituzioni nel 650º anniversario della morte
Un silenzio che fa rumore: nel 2025 ricorre il 650º anniversario della morte di Giovanni Boccaccio, una delle figure più alte della letteratura italiana e un pilastro della cultura europea, eppure, incredibilmente, a oggi non è stato istituito alcun Comitato Nazionale per celebrare questa ricorrenza. A sollevare la questione – con stupore e un certo rammarico – è stata l’Accademia della Crusca, che da secoli è custode della lingua italiana. In un breve ma significativo comunicato, la Crusca ha espresso disappunto per il mancato riconoscimento ufficiale a un autore che, insieme a Dante Alighieri e Francesco Petrarca, ha dato voce e forma alla nostra letteratura. Ecco le parole del comunicato:
Il Consiglio direttivo dell’Accademia della Crusca esprime stupore e rammarico per la mancata costituzione (la cui richiesta era stata sostenuta dalla stessa Crusca) di un Comitato Nazionale per le celebrazioni del 650º anniversario della morte di Giovanni Boccaccio e si augura che il Ministro della Cultura, dopo l’approvazione di uno specifico ordine del giorno al Senato, vi ponga rimedio.
Il grande Certaldese è stato infatti, con Dante e Petrarca, un autore fondamentale per la storia della lingua, della letteratura e della cultura italiana e ha contribuito al loro prestigio e alla loro eccellenza in una dimensione sovranazionale.
È difficile sopravvalutare l’importanza di Boccaccio. Senza di lui, probabilmente, non leggeremmo il romanzo come lo conosciamo oggi. Non esisterebbe quella narrazione vivace, profonda e ironica che riesce a raccontare la vita in tutta la sua complessità. Il Decameron resta una delle opere più rivoluzionarie della nostra tradizione. Boccaccio ha dato voce a una nuova idea di narrazione: libera, viva, popolata da personaggi veri, colti nella loro umanità, nelle loro contraddizioni, nei desideri e nelle paure. Ha dato dignità letteraria alla prosa e ha costruito un ponte tra la parola scritta e la vita vissuta. Ma Boccaccio non è solo il narratore della peste e delle beffe. Al pari di Dante e Petrarca, è stato il primo a credere che la lingua del popolo potesse essere usata per raccontare il mondo con serietà e con arte.
Proprio per questo sorprende – e un po’ ferisce – il silenzio delle istituzioni. Nessun comitato, nessuna campagna nazionale, nessuna attenzione vera e concreta da parte del Ministero della Cultura. E dire che nel 2021, per i 700 anni dalla morte di Dante, l’intero Paese si era mobilitato. Mostre, spettacoli, pubblicazioni, documentari, perfino francobolli. E Boccaccio? A oggi, nulla di tutto questo. Eppure, qualcosa si sarebbe potuto fare. L’Accademia della Crusca aveva sostenuto la richiesta di un Comitato Nazionale, il Senato aveva approvato un ordine del giorno che andava in quella direzione. Ma tutto si è arenato, senza spiegazioni. A ricordare Boccaccio, però, qualcuno c’è. È stato l’Ente Nazionale Giovanni Boccaccio, con sede proprio a Certaldo, la sua città natale, a prendersi la responsabilità e l’onore di avviare le celebrazioni. Il 22 marzo 2025, a Casa Boccaccio, si è tenuto un evento di presentazione del programma per l’anno, realizzato con il sostegno della Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali, della Regione Toscana e del Comune di Certaldo. Il tutto con il patrocinio dell’Accademia della Crusca, della Società Dantesca Italiana e dell’American Boccaccio Association. Insomma, la cultura si è mossa, ma da sola.

Un anniversario come questo avrebbe potuto – e dovuto – essere un’occasione per parlare di scuola, di letteratura, di lingua, di cittadinanza. Boccaccio avrebbe potuto tornare nei programmi scolastici non solo come autore da studiare, ma come uomo moderno, attento alle donne, al corpo, alla parola. Un autore che ci insegna a raccontare e ad ascoltare. Anche dal punto di vista turistico e culturale, un progetto nazionale avrebbe portato valore. Segnali chiari di una vitalità culturale che resiste, dunque, anche senza il pieno supporto delle istituzioni statali.
Boccaccio non è solo un nome da libro di testo. È un autore vivo, attuale, che parla anche al nostro tempo. Ma nei suoi racconti c’è molto di più: l’amore, il destino, la fortuna, l’astuzia, la giustizia, la libertà. Tutti temi che ancora oggi ci interrogano e ci riguardano da vicino. La sua scrittura, acuta e ironica, ci invita a pensare, a ridere, a capire. E ci ricorda che raccontare significa anche resistere.
L’Accademia della Crusca ha lanciato un appello chiaro: c’è ancora tempo per rimediare. Ma il tempo stringe, e ogni giorno che passa rende più difficile organizzare qualcosa all’altezza della grandezza di Boccaccio. Se davvero vogliamo essere un Paese che crede nella cultura, dobbiamo dimostrarlo. Non a parole, ma nei fatti.
E la memoria di Boccaccio è oggi un banco di prova. Perché la cultura non è un lusso: è un dovere. Dimenticare Boccaccio nel 650º anniversario della sua morte non è solo una svista, è il segno di un problema più profondo: una disattenzione culturale che rischia di impoverirci tutti. In assenza di un segnale forte dallo Stato, spetta a scuole, università, enti locali, associazioni e singoli cittadini tenere viva la sua voce. Leggerla, raccontarla, riconoscerla. Perché – come lo stesso Boccaccio insegna – le parole, se sono vere, non muoiono mai.
Tommaso Guernacci
Docente di Letteratura