Il termine è entrato nel linguaggio comune dopo che Trump lo ha applicato agli europei e non solo. Che ricaduta hanno i dazi nelle tasche dei cittadini? L’economista Umberto Costantini, Docente di Marketing all’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli, ce lo spiega.
L’imposizione dei dazi doganali è uno strumento economico utilizzato dai Governi per regolare il commercio internazionale. I dazi, che consistono in imposte applicate sui beni importati, hanno un impatto significativo sull’economia di un Paese. Come ogni politica economica, essi presentano vantaggi e svantaggi che devono essere attentamente valutati.
Tra i vantaggi, abbiamo la protezione dell’industria nazionale (tutelata dai dazi sulle importazioni da altri paesi), l’aumento delle entrate di uno Stato (che possono essere utilizzate per servizi ai cittadini), la sovranità economica (per difendersi da dipendenze economiche eccessive, pericolose in caso di crisi mondiali), la ponderazione delle bilance commerciali, limitando le importazioni e incentivando la produzione interna.
Tra gli svantaggi abbiamo un aumento dei prezzi per i consumatori (aumentando il costo dei prodotti importati, il prezzo al consumo aumenta), ritorsioni commerciali (si innescano guerre commerciali, danneggiando le esportazioni nazionali e diminuendo le opportunità di commercio globale), una riduzione della competitività delle imprese nazionali (frenando l’innovazione e l’efficienza), un forte impatto sui rapporti internazionali (incrinando le relazioni diplomatiche coi partner commerciali e frenando la cooperazione tra paesi).
In conclusione, l’imposizione dei dazi è un’arma a doppio taglio. Come in molte altre aree della politica economica, la chiave sta nell’adottare un approccio mirato e consapevole, solo verso alcuni paesi e per un tempo limitato.
Ci sono diverse alternative ai dazi che un paese può considerare per regolare il commercio internazionale e proteggere la propria economia.

È possibile negoziare accordi che stabiliscano regole di scambio vantaggiose per entrambe le parti, eliminando o riducendo barriere commerciali in modo controllato, regolando il flusso di prodotti senza alterare direttamente i prezzi; stabilire standard rigorosi di qualità e sicurezza può ridurre le importazioni di prodotti che non soddisfano tali requisiti, favorendo le imprese locali; una gestione strategica del cambio della valuta nazionale può influire sui costi di importazione ed esportazione, favorendo il commercio interno; incentivare la produzione destinata all’estero attraverso sussidi, agevolazioni fiscali o supporto logistico per aiutare le imprese nazionali; sviluppare nuove tecnologie che, abbassando i costi di produzione, riducano la dipendenza dai beni importati aumentando la competitività del paese.
Queste strategie, se applicate in modo efficace, possono spesso risultare meno controverse e più equilibrate rispetto all’imposizione di dazi.
I nuovi dazi americani, che colpiscono le importazioni dall’Unione Europea con tariffe fino al 25 %, avranno diverse ripercussioni sull’economia italiana ed europea. Le esportazioni di settori chiave come agroalimentare, farmaceutico e chimico potrebbero subire un calo significativo, riducendo la competitività dei prodotti europei sul mercato statunitense, con effetti negativi su produzione, investimenti e occupazione.
I costi aggiuntivi derivanti dai dazi potrebbero essere trasferiti ai consumatori, causando un aumento dei prezzi al consumo e una riduzione del potere d’acquisto. L’inflazione potrebbe aumentare, aggravando ulteriormente la situazione economica. Le contromisure, oltre ai dazi alle importazioni, che si ipotizzano per proteggere gli interessi europei, potrebbero avere effetti duraturi sulle relazioni economiche globali.
L’impatto in Italia sarebbe significativo sull’occupazione, soprattutto nei settori che dipendono fortemente dall’export verso gli Stati Uniti, come l’agroalimentare, il farmaceutico e il chimico. La riduzione della domanda di prodotti italiani potrebbe portare a una diminuzione della produzione e, di conseguenza, a un rallentamento delle assunzioni.
Gli effetti a lungo termine dei dazi americani sui posti di lavoro in Italia potrebbero essere significativi. Settori chiave come l’agroalimentare, l’automotive e il manifatturiero potrebbero subire una riduzione delle esportazioni, causando una contrazione della produzione e un calo dell’occupazione.
Particolarmente vulnerabili sono le piccole e medie imprese, il cuore dell’economia italiana: la perdita di competitività sui mercati internazionali potrebbe portare a una diminuzione degli investimenti e a una maggiore instabilità economica. Inoltre, la sovrapproduzione di beni non esportati potrebbe generare una pressione sui prezzi interni, influenzando negativamente l’intera filiera produttiva.
In conclusione, i dazi sono come un’arma nucleare, serve per minacciare, ma se usata può causare danni irreversibili per tutti.
Umberto Costantini
Economista; docente di Marketing, Università Suor Orsula Benincasa di Napoli;
consulente d'impresa