Sostiene Pereira…

Dopo trent’anni resta attuale il film di Roberto Faenza tratto dal romanzo di Antonio Tabucchi. Protagonista uno straordinario Marcello Mastroianni

Compie trent’anni “Sostiene Pereira”, per la regia di Roberto Faenza. Un film che non solo mantiene intatta la sua freschezza, ma ribadisce come, mai come in questo periodo, una società che vuol dirsi democratica non può porre legacci a stampa e ai mezzi di informazione.

1938. In una Lisbona soggiogata dalla dittatura salazarista ed ancora scossa dagli echi del regime franchista, il prudente e pacato dottor Pereira (Marcello Mastroianni), dirige la pagina letteraria del quotidiano “Lisboa”.

Stanco, affaticato ed appesantito dagli anni, Pereira trascorre un’esistenza senza scosse, disinteressandosi alla politica e vivendo all’ombra dei classici della letteratura e del ricordo della moglie scomparsa qualche anno prima. Una mattina è colpito da un articolo sulla morte scritto dal giovane Monteiro Rossi (Stefano Dionisi), lo contatta, lo assume come collaboratore e gli commissiona un “coccodrillo” su Gabriele D’Annunzio. Monteiro, fidanzato con Marta (Nicoletta Braschi), una giovane pasionaria, è uno spirito indomito e libertario e, con irruenza ed animosità, stronca il fumoso poeta italiano.

Dopo averlo affettuosamente redarguito per il suo “necrologio” troppo caustico ed affilato, Pereira gliene commissiona altri che risultano impubblicabili e corrosivi come il precedente. Monteiro Rossi rivela allora a Pereira di essere un attivista politico legato alla gioventù nazionalista e gli chiede di aiutare suo cugino, un repubblicano impegnato a reclutare dei volontari per la Spagna. Dopo non qualche esitazione, Pereira esaudisce le sue richieste e, ancora turbato per l’accaduto, parte per un soggiorno di una settimana in una clinica talassoterapica dove si affida alle cure dal colto e sensibile dottor Cardoso (Daniel Auteuil). Durante il soggiorno, Pereira s’imbatte nel direttore del giornale, che lo bacchetta per aver pubblicato un racconto di Daudet, giudicato antinazionalista Al ritorno a Lisbona, Pereira scopre che la portiera, spia del regime, lo sorveglia. Dopo aver incontrato Maria, entrata in clandestinità, Pereira vede piombare in casa Monteiro Rossi, che gli chiede di aiutarlo a nascondersi. Un paio di ceffi della polizia politica irrompono, poi, nell’appartamento e, dopo aver picchiato selvaggiamente Monteiro Rossi, lo lasciano esanime, riverso sul letto, immerso in una pozza di sangue. Deciso a onorare la figura di Monteiro Rossi, grazie all’aiuto del dottor Cardoso e del fido cameriere Manuel (Joaquim de Almeida), Pereira, passa al contrattacco. Faenza traspone sul grande schermo il fortunato romanzo di Antonio Tabucchi (che ha collaborato alla stesura dei dialoghi) e lascia che lo spettatore si interroghi sul delicato tema della libertà di stampa e sui controversi rapporti tra intellettuali, politica e società.

Con tocco sapiente, il regista mostra la lenta e graduale trasformazione (fisica e spirituale) dell’anziano protagonista, costretto a guardare in faccia la realtà e a fare i conti con un regime politico violento, rozzo e liberticida. Il regista smussa quell’intercalare-chiave (a cui si ispira il titolo) che, nel romanzo, risulta fin troppo ripetitivo e regala un Mastroianni monumentale, meritatamente premiato con il David di Donatello. Da cineteca la scena finale con Pereira che, ritrovata una ragione per vivere, incede a passo spedito e sicuro tra le vie di Lisbona. Deliziosa la colonna sonora firmata da Ennio Morricone.

Ignazio Senatore
Sindacato Critici Cinematografici e Psichiatra.
Direttore Artistico del Festival “I corti sul lettino”
Giornalista e saggista
Collaboratore de Il Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera

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