Il discorso del Primo Cittadino di Betlemme Anton Salman a Cori
In un chiostro di S. Oliva popolato quasi esclusivamente di addetti ai lavori, politici, sindaci, ex sindaci, consiglieri comunali, sbandieratori e figuranti del Carosello, che rendevano l’attesa festosa in una atmosfera da nuova commedia dell’arte, ad un certo punto è piombata nell’aria in tutta la sua gravità una delle vicende più tragiche della storia contemporanea, quella del popolo palestinese. Una richiesta di aiuto implorante, tenace, pesante come un piombo calato fuso nelle coscienze dei presenti. Delle nostre coscienze di uomini che viviamo felici nelle nostre tiepide case ignorando che cosa significhi essere scacciato dalla propria terra, essere sottoposto a continue vessazioni, subire la privazione dei diritti più elementari fino a diventare obiettivo strategico di bombardamenti, di azioni militari, di distruzione di intere città e territori. Il popolo palestinese sta subendo un vero e proprio genocidio.
Quale altro termine usare per un popolo che vede occupato l’ottanta per cento del suo territorio, che non ha più terreni da coltivare in quanto i suoi sono tutti occupati dai coloni israeliani, che è privato dell’acqua in una terra che arde di sete, che è sottoposto a bombardamenti continui nei suoi insediamenti urbani senza alcuna possibilità di difendersi. Un popolo privato di soccorsi sanitari e alimentari in un’area urbana ormai ridotta allo stremo di resistenza.
In cui le azioni di guerra sono rivolte contro anziani, donne, madri, bambini e anche contro coloro che prestano soccorso.
Non è possibile giustificare tutto questo con l’azione di Hamas del 7 ottobre. Quelli sono terroristi, Israele è uno stato sovrano che qualcuno definisce anche democratico. Non può agire senza alcun rispetto delle leggi di guerra e delle convenzioni internazionali. Quante persone sono morte a seguito dell’azione del 7 ottobre? Cinquecento? Mille? A Gaza ne sono morte più di cinquantamila. Quali sono i limiti di questa terribile rappresaglia? Priebke venne condannato quale criminale di guerra per la strage delle Fosse Ardeatine perché superò di cinque persone il numero della rappresaglia. Di quanto è stato superato il limite qui? E perché la comunità internazionale sta lasciando distruggere un intero popolo? Perché nessuno alza la voce? Tutto questi interrogativi sono risuonati nelle parole di piombo del sindaco di Betlemme, Salman, il giorno del gemellaggio, a Cori, nello scenario del Chiostro di S. Oliva, e hanno scosso le nostre coscienze. Per poco, il tempo di tornare nelle nostre tiepide case dinanzi ad un piatto di maccheroni fumanti.
Tommaso Conti