Una rievocazione di tanti film incentrati sulla figura del papa. Da Luigi Magni a Nanni Moretti. Qui ricordiamo il film di Marco Ferreri del 1972 interpretata da Enzo Jannacci
La recente elezione di Leone XIV non poteva non rievocare nei cinefili più incalliti la memoria di quei film incentrati sulla figura del Papa. La palma del regista più “papalino” spetta certamente a Luigi Magni, regista romano che ha impaginato una trilogia (Nell’anno del Signore, In nome del Papa Re e In nome del popolo sovrano) nelle quali erano evidenti i riferimenti a Leone XII e Pio IX. Tralasciando pellicole minori, il film più famoso resta Habemus papam di Nanni Moretti, interpretato da un magistrale Michel Piccoli nei panni di un cardinale che, eletto Papa, va in crisi. Pur amando i film precedentemente citati, il mio preferito sul tema è certamente L’udienza di Marco Ferreri (1972). Ecco la trama.

Amedeo (Enzo Jannacci), ex ufficiale in congedo, si reca a un’udienza in Vaticano, assieme ad altri fedeli, per incontrare il Papa. Un cardinale spiega loro il protocollo da rispettare e sottolinea che è proibito rivolgere la parola al Papa. Amedeo, in preda a un profondo travaglio spirituale, gli confida che vuole parlare con il Pontefice. Allarmato, il prelato lo allontana e lo consegna ad Aureliano Diaz (Ugo Tognazzi), un fidato funzionario, che prova a comprendere quali siano le sue reali intenzioni. Ma Amedeo gli fornisce delle risposte ermetiche ed evasive. Diaz lo spinge allora nelle braccia di Aiché (Claudia Cardinale), una prostituta d’alto bordo che collabora con la polizia. Lei non riesce a cavarne un ragno dal buco, ma s’intenerisce e, per aiutare Amedeo, chiede aiuto al principe Donati (Vittorio Gassman), un nobile addentrato nelle alte sfere della Chiesa che, a sua volta, lo presenta all’illuminato padre Amerin (Michel Piccoli), esponente di una corrente modernista della Chiesa. Quest’ultimo conduce Amedeo da un teologo (Alain Cuny), alto esponente del clero, che lo ascolta con attenzione, comprende i suoi tormenti, ma gli confida che non può far nulla per aiutarlo. Amedeo giunge, infine, di fronte ad un alto prelato che, a muso duro, gli ripete che non è possibile incontrare il Pontefice. Amedeo non demorde e prova più volte a entrare nel Vaticano ed è spedito, per un breve periodo, a meditare in un convento di frati. Approfittando di una contestazione in seno al convento, Amedeo ritorna da Aiché, che gli comunica che è incinta. Il corpo esanime di Amedeo è trovato disteso a terra, nel colonnato di San Pietro. Un altro signore, intanto, sta chiedendo alle guardie svizzere di voler parlare con il Papa.
Con questa commedia nera, dal finale tragico, Ferreri lancia i suoi strali contro la Chiesa e i poteri secolari e propone una vicenda grottesca che rimanda così esplicitamente a Il castello di Franz Kafka. Il regista milanese affida il ruolo del disarmante e ingenuo protagonista a un sorprendente Jannacci e mostra come l’innocente richiesta di un fedele sia letta dai prelati come una minaccia che nasconda chissà quali reconditi disegni. C’è chi crede che sia un comunista, chi manovrato da una corrente ribellista della Chiesa, chi, infine, un provocatore che miri a gettare discredito sul Pontefice. Scritto dallo stesso Ferreri con Rafael Azcona e Dante Matelli, il film, a distanza di anni, lascia aperto il medesimo interrogativo: come mai il Pontefice riceve, in forma privata, personaggi ricchi e famosi (capi di Stato, personalità del mondo della politica, artisti, sportivi…) e non persone comuni e poveri diavoli?
Ignazio Senatore
Sindacato Critici Cinematografici e Psichiatra.
Direttore Artistico del Festival “I corti sul lettino”
Giornalista e saggista
Collaboratore de Il Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera