Ciak in Palestina

La filmografia nella terra delle sofferenze

Ricordate La storia del generale Custer, Ombre rosse e tutti gli altri western? Celebravano le gesta degli yankees e mostravano i pellirossa come un popolo di primitivi, selvaggi e sanguinari. Ci vollero gli anni Settanta per ristabilire un pizzico di verità e per ricordare al mondo intero che gli indiani d’America furono spazzati via, dai propri territori, dalla furia colonizzatrice dei visi pallidi. La storia, come affermava Gianbattista Vico, si ripete all’infinito ed ai giorni nostri tutti conoscono il dramma del popolo palestinese, massacrato dal popolo israeliano, responsabile di un sanguinoso genocidio. Prima di No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, recentemente premiato con l’Oscar come miglior documentario, tan ti sono stati i film che hanno narrato l’orrore e lo sterminio subito per mano del “popolo eletto”.

Su tutti Paradise now di Hany Abu-Assad (2005). Khaled (Ali Suleiman) e Said (Kais Nashef), amici sin da quando erano bambini, sono scelti per compiere un attentato kamikaze a Tel Aviv, organizzato per vendicare l’assassinio di uno dei capi della resistenza palestinese. Consapevoli che la vita non ha riservato loro nessun posto d’onore, rinunciano all’affetto dei propri cari e vanno incontro al martirio. Dopo aver registrato, arma in pugno, un video dove spiegano le ragioni del loro gesto, si radono, pregano, mangiano, si purificano e sono accompagnati in un luogo al confine della striscia di Gaza.

Seppur l’attentato sia stato preparato nei minimi particolari, qualcosa non va per il verso giusto; Khaled si mette in salvo, ma di Said si perdono le tracce e c’è chi teme che, essendo figlio di un collaborazionista ucciso dagli stessi palestinesi, possa essere un traditore. Khaled si mette sulle tracce di Said e, con il cuore in mano, gli chiede di non diventare un altro martire della resistenza.

Anche la bella e dolce Suha (Lubnza Azabal), di cui Sadi è segretamente innamorato, prova a convincerlo che, di fronte alla schiacciante potenza militare di Israele, non solo non serve sacrificare altre vite umane, ma che un ennesimo attentato fornirà agli ebrei l’ennesimo alibi per continuare a massacrare i palestinesi ed a imporre loro condizioni sempre più violente ed umilianti. Ma la bomba che Said porta addosso non può essere disinnescata e non c’è molto tempo per decidere… Senza scadere nel melodramma, il regista impagina un film commovente ed appassionante che fotografa, con duro realismo, il doloroso dramma dei due protagonisti, condannati a trascinare le loro esistenze senza un lavoro, né un futuro e ad aggirarsi tra le macerie delle case distrutte dai bombardamenti degli israeliani. Sin dalle prime inquadrature, appare evidente che Said e Khaled non sono dei terroristi sanguinari o dei feroci assassini, ma delle creature pulsanti che, in nome della giustizia e della libertà, sono spinti a scegliere la morte piuttosto che la schiavitù e la perenne sottomissione.

Messi da parte i poetici Il giardino dei limoni di Eran Riklis (2008), Valzer con Bashir di Ari Folman (2008), Miral di Julian Schnabel (2010), Il figlio dell’altra di Lorraine Levy (2012) e Giraffada di Rani Massalha (2014), merita una menzione speciale Private di Saverio Costanzo (2004). Mohammad (Mohammad Bakri) è un palestinese colto di mezza età, sposato e padre di cinque figli. In un attacco notturno, la sua casa viene invasa da una truppa di soldati israeliani. L’uomo si rifiuta di abbandonarla ed i soldati, dopo aver occupato il piano superiore, relegano lui e la sua famiglia in una stanza-prigione. Mohammad, un uomo saggio e coraggioso che, in nome dei suoi principi morali e politici, non arretra di fronte alla forza ed all’arroganza del nemico. Incrollabile nei suoi principi, dispenserà a ognuno dei suoi familiari, la sua “rivoluzionaria” e pacifica visione del mondo.

Ignazio Senatore
Sindacato Critici Cinematografici e Psichiatra.
Direttore Artistico del Festival “I corti sul lettino”
Giornalista e saggista
Collaboratore de Il Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera

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