L’immagine della femmina tentatrice nel cinema
I sacri (?) testi narrano che Eva ha colto dall’albero della conoscenza una mela, considerato un frutto proibito. Le antiche religioni mesopotamiche raccontano, invece, una versione diversa. Prima di Eva, il pianeta era abitato da Lilith, un demone femminile associato alla tempesta e portatore di disgrazie, malattie e morte. Ne L’alfabeto di Ben Sira (VIII-X sec d.C.) si narra che Lilith, la prima donna, coperta di sangue e saliva, fu creata il sesto giorno, insieme ai rettili e ai demoni, da “sedimenti e sudiciume”. Impura, abbandona Adamo, e fugge sulle rive del Mar Rosso dove si accoppia con demoni. Dio, dopo aver mutato i paesaggi in ortiche, stermina la prole che lei ha generato. Ritornata all’Eden, per vendicarsi di Adamo e di Dio, seduce Eva, nella forma di serpente, e le fa cogliere la fatidica mela. Tralasciati miti e leggende, il cinema non poteva non aderire a questa stereotipata rappresentazione in negativo del femminile, e dunque mette in scena donne che conducono, inevitabilmente, gli uomini alla perdizione e alla rovina.
A conferma di tale orientamento, due frasi di film pronunciate da donne: “Sono Cenerentola, Cleopatra, Eva Braun, sono Biancaneve, sono Monna Lisa, sono chiunque tu vuoi che sia” e “I due libri che ho sono i diari di De Sade e la Bibbia. E non ho ancora letto la Bibbia”, tratti, rispettivamente, da China blue, per la regia di Ken Russell, e da L’Apollonide – Souvenirs de la Maison close di Bertrand Bonello.
Creature del Male, le protagoniste di queste pellicole incarnano, per lo più, una sessualità torbida e distruttiva. Libere, trasgressive e indipendenti, con il loro volto angelico e il fascino misterioso, non si fanno scrupoli di far cadere nelle loro reti seduttive minori e adolescenti smarriti e ingenui. Numerosi i film che ruotano sul tema.

Ne Il laureato di Mike Nichols, il ventunenne Benjamin Braddock (Dustin Hoffman), giovane rampollo di una famiglia della borghesia americana, dopo aver conseguito il diploma, è in piena crisi d’identità. Ad attirarlo nelle sue rete seduttiva – la signora Robinson (Anne Bancroft), avvenente e disinibita quarantenne.
Ne L’iniziazione di Gianfranco Mingozzi, il quattordicenne Roger trascorre le vacanze nella villa paterna. A fargli compagnia uno stuolo di donne che lo iniziano ai misteri del sesso: la prosperosa cameriera (Serena Grandi), la matura fattoressa (Marina Vlady), una vogliosa cameriera, una governante inglese, una zia zitella. Diversi i film che narrano di insegnanti che seducono dei giovani alunni.

In Morire d’amore di André Cayatte, Danièle Guénot (Annie Girardot), professoressa di lingue del liceo di Rouen, divorziata e con due figli, s’innamora del diciassettenne Gérard; in Diario di uno scandalo di Richard Eyre, Sheba Hart (Cate Blanchett), giovane professoressa di materie artistiche, sposata con un uomo molto più anziano di lei e madre di due rampolli, allaccia una bollente relazione con il quindicenne Steven; ne La pianista di Michael Haneke, Erika Kohut (Isabelle Huppert), algida e autodistruttiva insegnante di piano, seduce Walter Klemmer (Benoît Magimel), giovane allievo del conservatorio; in Ritratto di borghesia in nero di Tonino Cervi, Carla (Senta Berger), insegnante di piano, diviene l’amante del giovane Mattia Morandi.
Non mancano, inoltre, madri incestuose. In Soffio al cuore di Louis Malle, Clara (Lea Massari), sposata con un affermato ginecologo e madre di tre scatenati adolescenti, dopo aver festeggiato la sera del 14 luglio, un po’ brilla, finisce a letto con il figlio quattordicenne, affetto da una lieve cardiopatia; ne La luna di Bernardo Bertolucci, Caterina Silveri (Jill Clayburgh), celebre soprano americana, è madre del quindicenne Joe (Matthew Barry) che, tormentato ed insoddisfatto, annega nella droga. Caterina prova a comprendere le ragioni della sua scelta distruttiva e, nel disperato tentativo di aiutarlo, fa l’amore con lui; in Savage Grace di Tom Kalin, Barbara Daly (Julianne Moore), ex attricetta, avventuriera inquieta e trasgressiva, ossessionata dal desiderio di far parte del “bel mondo”, sempre più sola e depressa, alla ricerca disperata di un anelito di vita, seduce il figlio; in Malizia di Salvatore Samperi, infine, Angela (Laura Antonelli) avvenente cameriera, sposa il cavalier Ignazio La Brocca (Turi Ferro), padre di tre figli. Dopo aver respinto gli assalti del primogenito, cede di fronte alle malsane e insistenti richieste del quattordicenne Nino (Alessandro Momo). Dalla visione di questi film emerge una raffigurazione fortemente negativa dell’universo femminile. Pur consapevole che sul grande schermo, a ben vedere, compaiono donne materne, generose, e affettuose più che “donne tentatrici”, i film analizzati mostrano come le protagoniste, seppur tormentate e pervase da fantasie malsane, sono donne appassionate, divorate da una profonda voglia di vivere. Se è pur vero che incendiano il cuore di minori, lo fanno, generalmente, per infondere in loro il traboccante amore che le divora.
Ignazio Senatore
Sindacato Critici Cinematografici e Psichiatra.
Direttore Artistico del Festival “I corti sul lettino”
Giornalista e saggista
Collaboratore de Il Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera