Arte e morale nelle opere di Goldoni

Commedia italiana del ’700

Carlo Goldoni non ha mai avuto, in vita, un trionfo pieno e incontrastato. Anche se in molti saggi è definito “il padre” o “il riformatore” della Commedia italiana, e l’opera del Goldoni è considerata una delle massime glorie di Venezia e dell’Italia, è altrettanto vero che continua ad avere anche denigratori. I valori storico ed estetico delle commedie sono precisati da due principi storici descritti dall’autore stesso. Il primo – la verità, descritta nella prefazione alla prima raccolta delle commedie: quanto si rappresenta sul teatro non dev’essere se non la copia di quanto accade nel mondo. La commedia allora è quale esser deve, quando ci pare di essere in una compagnia del vicino, o in familiar conversazione… e quando non si vede se non ciò che si vede tutto giorno nel mondo. nel mondo. Il secondo – la pulizia e l’edificazione: “la commedia – dice Goldoni – l’è stata inventa da per corregger i vizi e metter in ridicolo i cattivi costumi”, rappresentare, cioè, la vita qual è.

Questa storia del realismo di Goldoni è accettata come indiscutibile dato di fatto. L’amore della “verità”, che gli ammiratori riconoscono come merito del poeta, i suoi detrattori glielo rinfacciano a biasimo tanto che Giuseppe Baretti, critico letterario, e Carlo Gozzi, drammaturgo, entrambi contemporanei di Goldoni, lo accusavano d’aver ucciso lo splendore e la fantasia della commedia dell’arte.

L’aver voluto introdurre discretamente la vita sul palcoscenico rivela, invece, al di là delle opinioni dei detrattori, un proposito gentile, armonioso ed ottimista, perché Goldoni nel suo mondo ci si trova bene, la realtà gli appare sotto una specie di gradevole viavai. La Venezia da cui nasce l’arte del poeta è quella dei vecchi mercanti, onesti, tradizionalisti, delle loro smaniose mogli e delle loro ragazze custodite gelosamente in casa, ma è soprattutto la Venezia del carnevale, delle maschere e dei teatri, di una verità armoniosamente aggraziata. Si può anche fare la distinzione tra il Goldoni in lingua e il Goldoni in dialetto, ma non possiamo dimenticare ciò che puntualizza il critico teatrale e drammaturgo Renato Simoni: “il Goldoni non usò il vernacolo nella sua rozzezza plebea, bensì lo ricreò, in periodi fluidi, politi, cesellati, divenuti musicali”.

Volendo analizzare il Goldoni nella sua giusta luce, dobbiamo cercare di lui non la potenza ma la grazia. Per quanto concerne la “morale”, nonostante coloro che mettono sotto accusa tutto lo spirito di Goldoni e della sua opera, nei lavori del commediografo veneziano si evidenzia amabile ironia e non satira. Non troviamo gli sdegni di un Aristofane o quelli di Molière. Goldoni, quando dice di voler mettere alla gogna il male, lo fa più leggermente che può, anzi, alle volte fa il contrario. Ad esempio, nelle sue avvertenze su La locandiera asserisce che “ha scritto la commedia per rendere odioso il carattere delle incantatrici Sirene”, ma il pubblico che vede a teatro la Mirandolina non nota un personaggio “odioso”; vede, invece, un personaggio adorabile, all’unisono con gli altri personaggi della commedia. Goldoni non è un assertore di idee morali, né un difensore dell’eterno vero, né tanto meno un critico del vecchio mondo; è semplicemente un artista, e attraverso questo punto di vista si trova veramente a posto con la morale, con gli uomini, con se stesso e con Dio. Goldoni, tipico settecentista, è un contrappuntista, stretto parente dei musicisti del suo tempo; è il festoso pittore di un mondo superficiale, stanco e tutt’altro che eroico, e nelle sue pittoresche commedie non ci dà né campioni di vizi né modelli di virtù, ma uomini e donne nella loro mediocrità, compiacendosi spesso di ritrarli nelle loro manifestazioni esteriori e, talvolta, nelle loro intimità.

Il Goldoni manifesta, nelle sue opere, “il teatro comico” che, in ogni commedia, si studia di mescolare più caratteri, perché tale è la vita; e spesso si indugia nel dipingere più sfumature di un carattere solo.
Possiamo concludere che, prima di Goldoni, mai un ambiente scenico sia stato concepito e descritto in quel modo o con le scene corali che ne seguono. Proprio questo tipo di spettacolo del tutto insolito, questa fantasia e questo colore, cercati e trovati in fonti così inconsuete, fanno del poeta un degno rappresentante della commedia settecentesca ed un autore ancora oggi molto rappresentato anche da compagnie teatrali attuali.

Tonino Cicinelli
Regista e direttore della compagnia teatrale “Amici del teatro”

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