La farsa dietro la maschera
Il cittadino non ne può più! È stanco. È stanco delle cose che si dicono e di quelle che si fanno, stanco del modo in cui si dicono e di come si fanno, o si dicono senza farle, o si fanno senza dirle”.
(Indro Montanelli, «Sete di verità», Il Giornale 30 giugno 1974) … eppure il cittadino pare non stancarsi mai, purtroppo, di credere a quei finti personaggi che non conoscono il valore della parola data e che mistificano le loro bugie vestendole con improbabili paramenti sacri. Siamo circondati da faccendieri che ogni giorno, come sciamani, spalmano fondotinta sul volto esangue dei cadaveri: in Europa, in Italia e non meno ovunque, i diritti vengono soffocati dalle esose gabelle di chi spende per le cose superflue tralasciando quelle necessarie a un domani biodegradabile. Senza contare quelle che andrebbero sotto il nome di sviluppo e di ammodernamento di luoghi in coma permanente in attesa di esalare gli ultimi respiri per una morte amara, colma di rimpianti.
Tutto questo perché i mezzadri e i saltimbanchi costano! Vestiti da benefattori, con maschere insolenti da prestigiatori, insultano l’intelligenza della gente e ne accordano il belato, danno a intendere intraprendenza mentre annegano nello sterco di una consociata menzogna, e tutto ciò con la complicità di quelli che li usano come si usa il mozzicone di una vecchia scopa per spazzare pavimenti di marmo pregiato.
Ma la cosa più indigesta è vedere piccoli uomini fare da scudieri a chi, per un salario da servi della gleba, si offrono ai mezzadri, già pagati a piè di lista dal “Principe feudatario” o dal pubblico economato, usato con impudenza come cassa pronta per i maggiordomi mentre è sempre negata a coloro che non appartengono alla Corte celeste.
Augusto Cianfoni