L’Editoriale: In che mondo viviamo?

Siamo testimoni di un cambiamento epocale senza precedenti, ma i fatti che avvengono intorno a noi ci sfuggono perché abituati a una visione lineare della Storia dal dopoguerra ad oggi. Il conflitto entra nelle nostre case non più come fiction ma come realtà. E la domanda è… In che mondo viviamo?

Poveri occidentali impauriti.
Siamo stati abituati, noi di questa parte del mondo, ad una visione lineare degli accadimenti, ad un percorso che ̶ a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale ̶ ci avrebbe portato, anche se con difficoltà, crisi economiche, politiche e sociali, ad un costante miglioramento delle condizioni di vita, in un clima ormai consolidato di pace. A questo ci eravamo abituati. Erano “le magnifiche sorti e progressive” di leopardiana memoria. Ma le “sorti” non sono mai tali perché la storia non prevede incidenti, ma accidenti: è andata in direzione opposta precipitando il mondo in cui viviamo in quell’abisso che ̶ per dirla con Nietzsche̶ abbiamo timore di guardare per evitare che sia lui a guardare noi. Mi chiedo quanto siamo consapevoli di essere testimoni di una svolta epocale senza precedenti dove le certezze acquisite ̶ alla faccia della nostra presunzione di occidentali ̶ sono disgregate dal delirio di onnipotenza di pochi e dall’inganno populista in cui in tanti sono caduti.

Valori illuministi come la democrazia, una volta non negoziabile ed ora all’asta di chi offre di più; le certezze e l’esperienza della scienza, fondata su decenni di faticosa ricerca, bandita da un manipolo di reazionari scalzacani.
Il senso della libertà, dell’uguaglianza, della giustizia, del solidarismo, della tolleranza, pilastri dell’Europa moderna – da Voltaire in poi – deriso dagli oscurantisti del nuovo millennio.

E poi le guerre. Il vortice di un orrore che sembrava consegnato ai libri scolastici e agli studio si ci prende e ci avvolge, con le nostre paure in un presente e futuro che ci riporta a ieri, e a ieri l’altro nel cuore delle catastrofi del Novecento. Pensavamo che neanche l’Olocausto fosse più possibile e invece assistiamo ad un governo di un popolo ̶ quello israeliano ̶ che dopo aver subito il genocidio, lo sta praticando sul popolo palestinese. Una sorta di nemesi al contrario. Ecco: noi siamo testimoni di tutto ciò; di un mondo stranito e che a sua volta ci stranisce con despoti dei quali siamo in balia.
Per chiudere senza darla vinta al pessimismo della ragione, ma ̶ per citare il vecchio Gramsci̶
preferendo l’ottimismo della volontà, ci lascia ben sperare la mobilitazione di milioni di uomini e donne in tutto l’occidente a difesa del popolo di Gaza assunto a metafora di un’umanità che prova a riscattarsi dal ruolo di testimone per divenire protagonista e giudice della Storia.

Emilio Magliano

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