Femminicidi, una ferita aperta che non conosce tregua

Anche questo Natale è stato segnato da una tragedia che scuote le coscienze. Il femminicidio avvenuto a Cava de’ Tirreni si aggiunge a una lunga lista di donne uccise nel corso dell’anno, ricordandoci con brutalità che la violenza di genere non conosce pause, né stagioni. Di fronte all’ennesimo caso, torna una domanda che pesa come un macigno: è davvero possibile che non ci sia nulla da fare? Il femminicidio non è un fatto isolato né imprevedibile. È il risultato di dinamiche radicate, spesso precedute da segnali di allarme che restano inascoltati: relazioni segnate dal controllo, dalla gelosia ossessiva, dalla convinzione che l’altro sia un possesso. Ridurre tutto a un “gesto folle” significa semplificare e, soprattutto, deresponsabilizzare una cultura che ancora fatica a riconoscere pienamente la parità tra uomini e donne.

Negli ultimi anni sono stati compiuti passi avanti sul piano normativo e della sensibilizzazione, ma la distanza tra le leggi e la realtà resta evidente. Troppe donne continuano a non sentirsi protette, troppe richieste di aiuto non trovano risposte tempestive. La prevenzione non può limitarsi all’emergenza: deve partire dall’educazione, dalle scuole, dai luoghi in cui si formano le relazioni e le coscienze. Fondamentale è anche il ruolo delle istituzioni e dei servizi territoriali, chiamati a lavorare in rete per intercettare il rischio prima che si trasformi in tragedia. Allo stesso tempo, i mezzi di informazione hanno una responsabilità decisiva: raccontare i femminicidi con rispetto, senza sensazionalismi e senza giustificazioni implicite, contribuendo a una narrazione che metta al centro le vittime e non la violenza.

Il caso di Cava de’ Tirreni non deve essere archiviato come l’ennesima notizia destinata a svanire. Deve diventare un richiamo collettivo alla responsabilità. Non esistono soluzioni immediate, ma esiste una strada obbligata: investire nella prevenzione, nell’ascolto e in un cambiamento culturale profondo. Perché nessuna donna dovrebbe perdere la vita per mano di chi diceva di amarla.

Virginia Ciaravolo
Psicoterapeuta-Criminologa
Pres. Associazione “Mai più violenza infinita”
Consulente/Docente Polizia di Stato

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