Da qualunque luogo si guardi verso le colline di Cori, a metà strada per Giulianello e alle pendici dei giòghi del monte Massimo, quella profonda ferita appare un autentico scenario antidiluviano. Chi sono i responsabili di un tale disastro? Il Comune di Cori? La Regione Lazio? Il Commissario della XIII Comunità montana? Il Corpo Forestale – Carabinieri? I cittadini indifferenti? O forse nessuno perché, quando il fato incombe, ognuno salva, insieme alla faccia, anche quel poco di reputazione che resta.
A guardare quell’opera titanica, anche i più distratti e quelli ormai appartenenti all’accademia dei cinici non possono negare che essa si sia mangiata tutta una collina. Come gli antichi, gli odierni tutori dei beni ambientali, non avendo Santi in Paradiso, fanno voto ad una Provvidenza laica perché cessi il misfatto. La gente, infatti, si domanda fin dove si continuerà a sventrare quella collina nella totale indifferenza di chi dovrebbe porvi limiti.
Dopo il caso Fassa o proprio in concomitanza con esso, gli occhi e le coscienze, essendo rivolti altrove, non si curano d’altro (e che altro!) e le pendici dei Lepini si sbriciolano con effetti scenografici da kolossal in cinemascope. Si troverà un Mosè che abbia la forza di irretire il Faraone? Fino a pochi mesi fa da Rocca Massima, nel guardare verso il mare, non si vedeva nulla di quanto dico, ma negli ultimi mesi, improvvisamente, sulla sommità della collina, sono apparsi i moderni Titani che hanno scollinato come per “riveder le stelle”. In un primo momento c’è stato chi, con sorniona ironia, ha avvertito che “sono sbarcati di nuovo gli Alleati” (… o le loro ombre, vaganti da quel 22 gennaio del 1944!).
Questo disastro ha certamente più di un padre che permette tutto ciò. Abuso di potere? Omissione di atti dovuti? Nel buio della notte tutti i gatti sono neri, ma hanno imparato a non miagolare. Ci sarà un Giudice a Berlino?
Augusto Cianfoni