La storia, i giudizi, i dubbi!
All’ultimo Consiglio comunale del 23 dicembre 2025, noi della minoranza abbiamo richiesto un confronto con il Sindaco sulla questione Fassa Bortolo, considerata la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso del Comune di Cori, formulato per la revoca della precedente sentenza del Consiglio di Stato stesso favorevole alla Fassa. A onor del vero, noi consiglieri Germana Silvi, Aristide Proietti e Evaristo Silvi abbiamo depositato una mozione, con richiesta di discussione nel Consiglio comunale del 23 dicembre, contenente la richiesta di revoca delle deleghe all’assessore Zampi e al consigliere Anna Maria Tebaldi, proprio in riferimento all’inerzia sulla questione Fassa. La mozione, tuttavia non è stata inserita all’ordine del giorno del Consiglio comunale benché depositata il lunedì precedente al giorno prefissato per il Consiglio comunale.
Ebbene, i consiglieri Proietti e Silvi (Germana) hanno comunque voluto un confronto diretto sulla sentenza che ha definitivamente deciso sulla questione Fassa Bortolo e i lavori di ampliamento oggetto di contrasti e vicende giudiziarie che hanno visto il nostro Comune soccombere. La minoranza ha rilevato il quasi assoluto disinteresse dei Consiglieri di riferimento riguardo al progetto di ampliamento dello stabilimento della Fassa, disinteresse prolungato dal 2018 al 2023, anni di svolgimento della Conferenza dei servizi conclusa con l’approvazione del progetto stesso.
Da quel momento, i cittadini dei paesi limitrofi, di fronte all’ennesimo progetto calato dall’alto, hanno iniziato la loro battaglia giudiziale, e solo in quel momento il Comune di Cori ha iniziato il suo percorso giudiziario che, ahimè, ha avuto esiti negativi presso il Consiglio di Stato. Certo è che se i membri del PD di Cori con i propri referenti comunali e politici avessero avuto interesse per il proprio territorio, come sbandierano continuamente, non avrebbero lasciato che il progetto seguisse indisturbato il proprio iter regionale sino all’approvazione dello stesso. Invero, solo successivamente, quando i cittadini dei paesi limitrofi hanno iniziato le loro battaglie contro la Fassa allora il Comune di Cori ha deciso, tardivamente, di agire anch’esso in via giudiziaria.
Vero è che le due sentenze emesse dal Consiglio di Stato, la prima a definizione del giudizio instaurato dalla Fassa contro la sentenza del Tar del 2024, la seconda recentissima che ha definito il giudizio per revocazione introdotto dal Comune di Cori avverso la sentenza del 2024, sono entrambe sfavorevoli al Comune di Cori, ma la cosa che ha più destato stupore è il rigetto dei motivi a fondamento del ricorso per revocazione formulati dal Comune. Precisamente, il Consiglio di Stato ha rilevato che i primi due motivi del ricorso sono inammissibili nel merito, ed il terzo del tutto inammissibile nella fase rescissoria, in quanto riproposto in appello in modo irrituale, mediante un semplice rinvio per relationem al ricorso in primo grado, in violazione dell’onere di specificità prescritto dall’art. 101, comma 2 del codice del processo amministrativo, senza quindi un’esposizione chiara della doglianza. Ebbene, appare singolare che il Comune abbia potuto commettere degli errori procedurali tali da condizionare, come sembra dalla lettura della sentenza, l’esito del giudizio del Consiglio di Stato.
A questo punto dubbi e perplessità sorgono spontanei sulle azioni degli amministratori di Cori e Giulianello, nonché del Sindaco, a partire dal silenzio e dall’inerzia durati 5 lunghi anni, e poi sugli esiti negativi dei ricorsi giudiziari. Come è stato spiegato tutto ciò ai cittadini di Cori e Giulianello? Davvero il Sindaco pensa di poter cambiare gli esiti di una sentenza definitiva?
Germana Silvi
Consigliere de L’Altra Città